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Esteri

Fukushima, ipotesi choc: versare acqua radioattiva in mare

Di Redazione10 Settembre 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Fukushima, ipotesi choc: versare acqua radioattiva in mare
I serbatoi di acqua radioattiva della centrale atomica di Fukushima

TOKYO, Giappone — Il ministro giapponese dell’Ambiente Yoshiaki Harada ha detto che per la Tepco l’unica opzione disponibile per smaltire l’acqua radioattiva trattata nella centrale nucleare di Fukushima n.1 è quella di rilasciarla nell’Oceano Pacifico. Lo riferiscono i media giapponesi.

“Non abbiamo altra opzione che liberarla e diluirla”, ha aggiunto Harada in una conferenza stampa precisando di parlare a titolo personale ma che della questione se ne occuperà il governo.

La centrale nucleare di Fukushima era stata pesantemente danneggiata dal terremoto e dal successivo tsunami del marzo 2011. Nel luglio scorso la Tokyo Electric Power (Tepco) aveva comunicato lo smantellamento dei quattro reattori operanti nel secondo impianto per arrivare alla alla chiusura totale delle attività nell’intera regione.

La portavoce del governo, Yoshihide Suga, ha subito reagito definendo “personali” le proposte di Harada. La proposta espressa dal ministro per gestire i milioni di tonnellate di acqua pompata nelle installazioni radioattive e conservata nelle cisterne è in realtà un’opzione valutata da anni.

Nel 2016 una commissione incaricata dal ministero dell’Industria di Tokyo l’aveva definita “la soluzione più rapida e meno costosa”, senza escluderne altre meno “praticabili” e più costose. Secondo gli esperti servirebbero 7 anni e 4 mesi per riversare le acque contaminate in modo che si diluiscano, con un costo stimato di 28 milioni di euro. Altri tecnici hanno affermato che s’impiegherebbero almeno 8 anni e il costo sarebbe 10 volte superiore. Attualmente nulla è stato deciso, perché le concentrazioni di trizio e altre sostanze radioattive sono al di là dei limiti. “Bisogna rispettare standard” internazionali prima di poter rovesciare in mare le acque, ha dichiarato una fonte ministeriale.

Secondo la compagnia Tepco, le cisterne saranno piene nel 2022. Intanto gli abitanti della zona, le associazioni ambientaliste e il governo della vicina Corea del Sud si sono opposti all’ipotesi di sversamento in mare. Per un rappresentante di Greenpeace Corea, Chang Mari, “una volta che quest’acqua contaminata e il trizio saranno nell’oceano, seguiranno le correnti marine e si ritroveranno dappertutto, compreso nel mare a est della Corea. Si stima che ci vorranno 17 anni perché questa contaminazione radioattiva sia abbastanza diluita per raggiungere un livello sicuro. È un problema che riguarda il mondo intero”.

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