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Politica

Governo appeso a un filo: aria di elezioni. O forse no

Di Redazione8 Agosto 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Saranno giornate imprevedibili. Salvini potrebbe ottenere un rimpasto

Governo appeso a un filo: aria di elezioni. O forse no
Di Maio, Conte e Salvini

Sono giorni imprevedibili quelli che attendono il governo e il Paese, dopo la frattura fra Lega e M5s che si è consumata ieri in parlamento sulla Tav.

Una rottura paventata da giorni, durante il passaggio parlamentare, ma drammatizzata ad arte da Salvini che ora potrebbe chiedere un rimpasto di governo.

Per ora si tratta ancora. Il leader della Lega ieri sera ha incontrato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Gli avrebbe chiesto la sostituzione dei ministri dell’Economia, Infrastrutture, Difesa e Ambiente rispettivamente Tria, Toninelli, Trenta e Costa. Sparare alto per incassare l’indispensabile: questa la tecnica di Salvini. Anche se Tria, voluto espressamente dal Quirinale ed elemento di stabilità per i mercati, è in verità intoccabile.

Il leader della Lega dunque potrebbe puntare ad ottenere gli altri ministeri. In particolare Infrastrutture e Difesa. Gli servono per far partire i cantieri al Nord e per aver mano libera sull’immigrazione nel Mediterraneo. Ma Salvini sembra soprattutto interessato ai contenuti. Per questo avrebbe messo sul tavolo di Conte lo stop alla riforma della Giustizia e al salario minimo, il via libera a flat tax, autonomia regionale e manovra in deficit.

I Cinquestelle, dal canto loro, poco possono. Con il consenso in caduta libera, sfidare la Lega e andare ad elezioni a ottobre (prima data utile) sarebbe un suicidio. Di Maio chiuderebbe definitivamente il suo incarico. In più, con l’emorragia di voti e il taglio dei parlamentari previsto per settembre, la metà dei pentastellati rischia di tornare a casa.

Dunque meglio, per i Cinquestelle, tirare in là il più a lungo possibile. Fino alla prossima primavera. Confidando, magari con l’aiuto del Pd, in una nuova legge elettorale che ridistribuisca i collegi in cui Salvini oggi farebbe il pieno.

E poi c’è il terzo partito: quello del “rigore”, espresso dal Presidente della Repubblica attraverso Conte, che non può consentire, per i vincoli europei che sono in Costituzione, di andare ad elezioni con la legge di bilancio da sottoporre all’Europa ad ottobre.

Dunque alla fine saranno giornate di febbrili trattative. O almeno, è quanto dice la logica in un paese illogico.

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