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Cultura

Severgnini fa il pienone: 600 persone a Dorga

Il giornalista e scrittore presenta "Italiani si rimane" nel centro turistico della Valseriana

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Severgnini fa il pienone: 600 persone a Dorga
Beppe Severgnini a Dorga

“Vorrei che il mio libro fosse utile, per capire un po’ più quello che siamo e quello che potremmo essere”. Parola di Beppe Severgnini.

Il giornalista del Corriere della Sera ha presentato sabato scorso a Dorga, frazione di Castione della Presolana, il suo ultimo libro “Italiani si rimane”.

Penna sottile ed ironica, mirabile ritrattista dei vizi e delle virtù degli italiani nel Belpaese e all’estero, Severgnini stavolta tratteggia i connazionali attraverso i 40 anni del mestiere di giornalista che gli hanno dato un successo strepitoso.

Il racconto si fa biografia. Piacevole nella narrazione, abile e perfettamente a suo agio dinanzi al pubblico, l’autore tiene incollate le 600 persone accorse ad ascoltarlo a Villa Pace, compreso il direttore del Corriere Luciano Fontana.

Beppe Severgnini e Luciano Fontana a Dorga

Beppe Severgnini e Luciano Fontana a Dorga

Severgnini stigmatizza la pacchianeria e gli eccessi della politica italiana (il materiale, a dire il vero, abbonda). Aggiunge aneddoti che strappano il sorriso. Ma quel che più colpisce è lo sguardo che va oltre l’oggi. Rivolto al futuro: della professione, del mondo del lavoro, della politica, del Paese, dell’Europa.

Severgnigni si smarca dall’ovvietà del lamento. Anzi, ostenta fiducia. “Ho scoperto che noi italiani siamo più in gamba di quel che crediamo e dietro una certa nostra apparente superbia, che sconfina a volte nella bullaggine di alcuni personaggi, c’è un’insicurezza di fondo. Ma il nostro Paese non ha nulla da invidiare a nessuno”.

Per quattro decenni ha vissuto e viaggiato, per mestiere e passione, in tutto il mondo. Ma il legame con la terra che lo ha formato resta forte. Originario di Crema, il giornalista ha in “Dorga uno dei posti della mia vita, perché fin da bambino venivo qui e ho tuttora una casa”.

E’ dalla cima delle montagne che si vedono gli orizzonti più lontani, verrebbe da dire. E letto fra le righe, il suo è un invito ad aprirsi a una visione più ampia. Magari con quell’autoironia – leggera, intelligente e attenta ai dettagli – che traspare dai suoi libri.

Wainer Preda

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