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Bergamo, caso Fiera: indagini partite da esposto di Gori

Di Redazione4 Luglio 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Le micropie trovate negli uffici Promoberg in realtà erano degli investigatori

Bergamo, caso Fiera: indagini partite da esposto di Gori
Guardia di Finanza

BERGAMO — Due mesi di indagini partite da un esposto del sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Emergono i retroscena dell’operazione della Guardia di finanza di Bergamo che di fatto ha azzerato il vertice dell’Ente fiera Promoberg.

Il direttore della Fiera Stefano Cristini è agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato per 140mila euro di rimborsi illecitamente percepiti, secondo l’accusa. I finanzieri lo hanno raggiunto a casa ieri mattina.

Indagato per concorso in peculato il segretario generale di Promoberg Luigi Trigona, deus ex machina del mondo economico locale. Come Cristini è stato sospeso dal suo ruolo su provvedimento del gip. Indagati per favoreggiamento i componenti del collegio sindacale di Promoberg: Mauro Bagini, Pierluigi Cocco e Gianfranco Ceruti. Indagati anche il cassiere Diego Locatelli e, per concorso in perculato, Ivan Rodeschini, presidente della società. I legali sostengono l’estraneità ai fatti dei loro assistiti.

Le indagini sono coordinate dai pubblici ministeri Emanuele Marchisio e Silvia Marchina. Hanno al centro una serie di rimborsi effettuati su note spese fasulle per 140mila euro. Le note spese irregolari sono state individuate dai dipendenti della Fiera e risultavano intestati fittiziamente ad alcuni ignari colleghi. In realtà, secondo l’accusa, sarebbe stato Cristini a incassarle direttamente.

La vicenda è stata portata all’attenzione del sindaco Gori, componente del consiglio d’amministrazione della società, che ha presentato l’esposto. Da qui gli investigatori hanno deciso di installare microspie negli uffici della Promoberg e sulla macchina di Cristini. Quando il direttore si è accorto degli apparati d’intercettazione ha disposto la “bonifica” degli uffici. Ma le microspie non erano di fantomatici “spioni”, bensì della Procura.

Gli investigatori ieri hanno sequestrato anche la documentazione contenuta in un armadio chiuso a chiave. Non è escluso che l’analisi di quanto trovato possa portare a nuove sorprese.

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