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Bergamo scomparsa: Palazzo della Ragione incendiato e ricostruito

Di Redazione17 Giugno 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: Palazzo della Ragione incendiato e ricostruito
Palazzo della Ragione

Abbiamo visto in una puntata precedente come nel maggio del 1513 la soldataglia spagnola avesse dolosamente dato fuoco al Palazzo della Ragione. La sua ricostruzione fu decisa già nel 1520, ma nel 1536 esso appariva ancora “ruinato” al viaggiatore veneziano prè Zuanne de San Foca che pure lo apprezzava come “bellissima cossa”.

Il fuoco aveva “ruinato” soprattutto la parte interna con l’impalcato del primo piano probabilmente in legno. Erano rimaste quasi del tutto integre le due fronti, l’una a sud che manteneva i pilastri medioevali originari verso l’attuale piazza del Duomo, l’altra a nord verso l’attuale piazza Vecchia con i pilastri quattrocenteschi aperti nello spessore del muro all’inizio del dominio veneziano. I pilastri non risultavano allineati e quindi le arcate non erano simmetriche.

I lavori di ristrutturazione cominciarono nel 1538 su progetto dell’architetto Pietro Isabello, che abbiamo già visto attivo nella realizzazione della loggia dell’hospital grande. Si scartò l’ipotesi di chi voleva demolire e rinnovare la fronte sud per dare maggiore regolarità alla struttura. Nella parte interna i pilastri “ruinati”, originariamente allineati a quelli medioevali, furono sostituiti con colonne poste in corrispondenza dei pilastri quattrocenteschi a sottolineare il ruolo di facciata principale della fronte verso l’attuale piazza vecchia. Allo stesso scopo si ripristinarono le finestre polifore e la trifora centrale sulla cui cornice prendeva posto un nuovo leone, il quale, benché privo della precedente figura del Doge, non lasciava dubbi sulla sovranità veneziana cui la città era soggetta.Edicole laterali mostravano le insegne dei rettori in carica.

Al primo piano un unico vano coperto da capriate lignee diveniva sede del tribunale e continuava ad ospitare le riunioni del Maggior Consiglio. Lo spazio era talmente vasto che, come dice la studiosa Colmuto Zanella, nei giorni estivi vi si praticava il gioco della palla, attività che ebbe termine solo nel 1578 con l’applicazione dei vetri alle finestre.

Complessivamente però la ristrutturazione aveva medicato le ferite del palazzo” ruinato”, ma non ne aveva ampliato il volume. Cominciava a manifestarsi l’esigenza di un nuovo più ampio edificio come sede necessaria ad una vita amministrativa divenuta negli anni sempre più complessa, ma anche come affermazione del potenziato valore simbolico del luogo.

Abbiamo già evidenziato in un articolo precedente che proprio in funzione di tale necessità sul lato settentrionale della piazza era stata realizzata nel 1435 una modesta loggia destinata alle attività del Consiglio minore e affiancata da un “regio”, utilizzato per i pubblici proclami. Soltanto nel Seicento sarebbero stati sostituiti dal palazzo scamozziano che oggi ospita la biblioteca civica, ma che per tre secoli fu sede del Comune cittadino.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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