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Bergamo scomparsa: la città si lecca le ferite

Di Redazione3 Giugno 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: la città si lecca le ferite
L'antico convento in una veduta quattrocentesca

Abbiamo visto nelle puntate precedenti come nel 1515 Bergamo fosse tornata in possesso veneziano. L’anno successivo la Pala Martinengo celebrava la sovranità della Serenissima come riflesso della regalità della Madonna.

Il dominio di Venezia sulla nostra città appariva far parte dei piani divini. Sarebbe durato per altri trecento anni fino alla conquista napoleonica. Ma nel 1515 Bergamo si leccava le ferite. Era fuor di dubbio che il punto più debole delle difese cittadine fosse il castello di San Vigilio. Allora noto come la “Cappella”, aveva offerto prima a contingenti francesi, poi agli spagnoli e nel frattempo anche a milizie veneziane la possibilità di asserragliarsi sul colle tenendo in scacco la città.

“Tutta ruinata era ancor bella cosa e molto forte” raccontava un viaggiatore del tempo. Forse proprio per questo il governatore Michiel disattese all’ordine impartito dal Senato di raderla al suolo completamente. Una gran parte fu conservata. E “ruinata” era anche tutta la zona dell’attuale colle aperto verso Borgo Canale che doveva lamentare non solo le ferite inferte dai nemici, ma anche quelle dovute all’insolenza sfrenata dei circa quattromila fanti del conte di Caiazzo, capitano di ventura al quale Venezia nel 1528 aveva affidato la difesa della nostra città. Sostenendo di non essere stati pagati i soldati incendiavano le case nel borgo, danneggiavano gravemente il convento di San Gottardo e il monastero delle Clarisse di Santa Maria della carità. “Svergognavano povere donne… violavano donne delle grandi che per loro onore non si possono nominare”.

I rettori invocavano dal Senato “denari per pagarli e non mettere i sudditi in disperazione”. “E’ fama peraltro – racconta il Belotti- che il Caiazzo, revocato dal comando, sia stato anche punito da Venezia e, secondo alcuni, soppresso nel canal Orfano”.

Il Senato cominciava ad elaborare un progetto unitario di fortificazione della città e dell’intero territorio. Intanto però fino alla metà del secolo gli interventi di ristrutturazione ebbero la sola finalità di restauro e rinforzo. Così nella zona della vecchia Cattedrale di Sant’Alessandro all’imbocco di Borgo Canale fu distrutta l’antichissima chiesa battesimale di San Pietro sostituita da un inutile bastione. Così nella zona di San Michele al Pozzo Bianco e in Borgo San Leonardo furono rappezzate le muraine e ripristinati i mulini.

Ma la ferita che anche a livello simbolico deturpava la città era la “ruina” del Palazzo della Ragione in gran parte parte distrutto da un incendio nel 1513 durante il periodo della dominazione spagnola. Vedremo nella prossima puntata le modifiche apportate nelle varie fasi della sua ricostruzione.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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