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A proposito di Europa

Di Redazione24 Maggio 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

L’Unione Europea ha garantito un lungo periodo di pace e di benessere

A proposito di Europa
Europa

Fra pochi giorni saremo chiamati ad eleggere i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo. E’ un appuntamento importante e per di più, questa volta, carico anche di un particolare significato politico distintivo.

In modi diversi, con parole d’ordine diverse e con intenti diversi, tutte le forze politiche in campo si dicono europeiste; a noi elettori spetta il compito di scegliere secondo le nostre convinzioni, possibilmente appellandoci alle nostre conoscenze più che alle nostre emozioni. Quindi se le conoscenze nel merito languono non è una colpa, basta voler sapere e capire, sentire il dovere di informarsi: i mezzi non mancano e sono a portata di tutti.

Certamente l’Unione Europea ha garantito un lungo periodo di pace e di benessere, ha favorito il diffondersi della democrazia, specialmente ad Est, la libera circolazione delle merci e delle persone, delle idee e delle scoperte scientifiche. Purtroppo, però, una grave crisi di sistema ha messo a dura prova sia la capacità di previsione di quanto stava per accadere, sebbene i segni premonitori ci fossero, sia la possibilità di far fronte, in modo coerente e condiviso, alle inevitabili drammatiche conseguenze, in termini di impoverimento, diseguaglianze, concorrenza sleale tra stati membri, migrazioni, sicurezza e politica estera.

Tutto ciò ha creato larghe aree di diffidenza e spesso di ostilità nei confronti dell’Europa che, come nel caso limite dell’Inghilterra, ha portato a prese di posizione estreme ed autolesioniste. Si è confusa l’inadeguatezza di una classe politica dirigente con l’istituzione Europea. Sono gli uomini che, se giudicati inadeguati, devono essere cambiati nell’unico modo che la democrazia ammette: il voto. Altrimenti è come se scoprissimo che l’autista del pullman sul quale viaggiamo è incapace di guidare, e persino ubriaco, e invece di cambiare il conducente cambiassimo il mezzo.

Comunque la si pensi è importante votare in modo massiccio, esprimere con il voto la volontà di partecipare e la ferma intenzione che vogliamo controllare, legittimando o delegittimando democraticamente la classe politica e dirigente che di volta in volta si propone alla guida dell’istituzione Europea, come delle altre istituzioni nazionali.

Ecco, allora, propongo un veloce e sintetico ripasso di cui ciascuno può usufruire quale stimolo di approfondimento: già Voltaire, nel 1751, introduce l’idea politica dell’Europa come “ Une Grande Republique”; nei due secoli successivi, filosofi, pensatori, politici, industriali illuminati e lungimiranti parlano di Europa e l’Italia non manca di dare il suo contributo al pensiero corrente.

Tutto si interrompe nel periodo delle due grandi guerre: l’Europa è dilaniata, abbattuta, affamata. Tuttavia, nel buio delle persecuzioni naziste e fasciste, a Ventotene, un fazzoletto di terra nel mediterraneo, spiriti illuminati e liberi, lì confinati, insieme ad Altiero Spinelli, concepiscono e scrivono il Manifesto di Ventotene per una Europa libera e unita. Correva l’anno 1941.
Il 25 Marzo del 1957, sei stati (Italia, Francia, Germania Federale(era ancora divisa dal muro di Berlino), Paesi bassi, Belgio e Lussemburgo) firmano il Trattato di Roma con il quali si dà vita alla Comunità Economica Europea , la “CEE”, e alla comunità europea per l’energia atomica “ Euratom”.

Il 7 Febbraio del 1992 si stipula il trattato di Maastricht con il quale si istituisce la moneta unica, la devoluzione a Bruxelles di competenze esclusive ( oggi ne ha ben ventisei), l’obbligo degli Stati Nazionali di contribuire, trasferendo una parte delle loro risorse economiche a Bruxselles che, a sua volta, le restituirà, in parte, direttamente alle regioni.

La moneta unica debutterà prima sui mercati finanziari nel 1999 e poi, il primo gennaio del 2002, comincerà a circolare come moneta corrente in tutti gli stati membri.

Nei sessantadue anni di vita, l’Unione Europea si è data vari organismi: nel 1994 il Wto che costituisce la base della globalizzazione per l’Europa, il patto di stabilità e crescita 1997/99, la strategia di Lisbona del 2000, e una serie di altre organizzazioni finanziarie, utili a governare l’euro.

Come si vede, un’istituzione in continuo cammino che ha bisogno di non cessare di evolversi, cambiando e modificando, dove è necessario, e persino proteggendosi da se stessa, evitando strumentalizzazioni di bottega, narrazioni pittoresche, improbabili alleanze con chi, pur avendo preso dall’Europa tanto in termini di democrazia e danaro, è disposto a dare poco o pochissimo. Deve, inoltre, riconquistare, al suo interno, un ruolo di prestigio che non può essere affidato ad atteggiamenti di incongrua muscolarità o di disinvolta verbosità.

Giuseppe Petralia

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