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Bergamo, tangenti per permessi di soggiorno: 10 arrestati

Di Redazione7 Maggio 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Nell'inchiesta alcuni pubblici ufficiali e una candidata alle prossime elezioni amministrative

Bergamo, tangenti per permessi di soggiorno: 10 arrestati
La polizia durante l'arresto

BERGAMO — Sono dieci le persone tratte in arresto dalla polizia di Bergamo nell’operazione Yuan. Tra di loro ci sono anche alcuni pubblici ufficiale e una candidata alle prossime elezioni amministrative.

Secondo le indagini sarebbero responsabili, a vario titolo, di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina, falso ideologico, alterazione di documenti al fine di determinare il rilascio di un titolo di soggiorno e plurimi episodi di corruzione.

L’indagine è scaturita da una segnalazione dell’Ufficio immigrazione alla squadra mobile in quanto un dipendente – coadiutore amministrativo contabile, dipendente del ministero dell’Interno e in servizio presso l’Archivio dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Bergamo-, aveva richiesto la validazione di alcune pratiche di rinnovo di permessi di soggiorno, tutte di cittadini cinesi, consegnando certificati di residenza risultati contraffatti.

Da qui sono partite le indagini della polizia per individuare la provenienza dei documenti. Nel mirino sono finiti i titolari e collaboratori di due agenzie di Bergamo.

Questi, con la fattiva partecipazione di appartenenti alla pubblica amministrazione, hanno “creato le condizioni per ottenere il nulla osta al ricongiungimento familiare e il conseguente ingresso nel territorio dello Stato di numerosi cittadini cinesi privi di requisiti” ha spiegato il questore di Bergamo, sia attraverso la creazione di certificazione anagrafica contraffatta sia mediante la creazione di residenze e attività lavorative fittizie.

Gli immigrati da Bergamo venivano accompagnati in residenze fasulle del Milanese, fino al controllo della polizia municipale. Poi tornavano nella nostra città. Tutto ciò consentiva ai cittadini cinesi di ottenere la certificazione amministrativa utile a richiedere il nulla osta al ricongiungimento familiare.

Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che il costo pro capite di un ricongiungimento si aggirava intorno ai 9.000 euro mentre il rinnovo del permesso di soggiorno intorno ai 3.000 euro. Denaro che veniva incassato e poi spartito tra i vari collaboratori, interni ed esterni all’agenzia.

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