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Bergamo Scomparsa: ecco dove si trovava la Pala Martinengo

Di Redazione7 Maggio 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo Scomparsa: ecco dove si trovava la Pala Martinengo
Ecco dove era collocato il vecchio convento

Oggi la Pala Martinengo si trova nella zona absidale della chiesa di San Bartolomeo sul Sentierone, ma per comprenderne appieno il valore e il significato è necessario ricollocarla idealmente nel luogo cui era in origine destinata.

Abbiamo già avuto più volte occasione di citare il grande convento domenicano situato nelle vicinanze dell’attuale porta San Giacomo, un convento che appariva possente come una fortezza, aveva la possibilità di ospitare più di settanta frati e possedeva una libreria citata fra le più ricche d’Europa. Ampiamente partecipe della vita cittadina, spesso accoglieva nella vasta piazza antistante manifestazioni di carattere insieme politico e religioso. Racconta la cronaca dell’Assonica che nel 1509 dopo che la resa ai Francesi era ormai cosa fatta, anche se da molti disapprovata, un infinito numero di persone si recava processionalmente in “aedem divi Stephani”, da dove partiva una nuova ambasceria per rendere meno dure le condizioni della capitolazione.

La chiesa annessa al convento, a pianta rettangolare, doveva essere di notevoli dimensioni e ospitava secondo i documenti rimastici ben tredici cappelle di cui tre absidali, quasi tutte commissionate dalle più prestigiose famiglie cittadine che ne godevano i diritti e vi ponevano i propri sepolcri. C’erano i Grumelli, i Brembati, i Vavassori Medolago che avremo occasione di conoscere. Nella cappella sinistra dell’abside erano le tombe dei Suardi, di antica fede prima ghibellina e poi filofrancese. I tre fratelli Pietro, Galeazzo e Ludovico, decisamente antiveneziani ne esercitavano in quel momento lo iuspatronato.

In posizione centrale fra le tre absidali era la Cappella maggiore dedicata ai santi Stefano e Domenico titolari del convento. Quotidianamente e solennemente vi veniva celebrata l’azione liturgica della comunità domenicana. Alessandro Martinengo Colleoni ne era patrono e munifico mecenate. A lui e alla sua famiglia erano riservati i banchi ai lati dell’altare simmetricamente di fronte a quelli cui accedevano i religiosi officianti.

Dietro l’altare era la pala del Lotto dalle dimensioni imponenti. Completa delle tre tavole di predella e della cimasa, inserita in una grande ancona di legno dorato, misurava complessivamente circa otto metri di altezza e quasi quattro di larghezza, forse uno dei più grandi dipinti su tavola che siano mai stati realizzati.

Ma nel 1561 un drammatico avvenimento segnava la vita della comunità domenicana bergamasca. Il governo veneziano aveva deciso la costruzione delle mura intorno alla parte alta della città. Il convento, data la sua posizione strategica, doveva necessariamente essere distrutto. A nulla valsero le implorazioni dei frati e neppure l’intimazione della scomunica che il comandante veneto Sforza Pallavicino accettò con la massima tranquillità esclamando “e ventiquattro” poiché in tal numero ne aveva fino ad allora ricevute.

La maggior parte dei frati si disperse in vari conventi dell’Italia settentrionale, il patrimonio artistico, librario, liturgico in parte salvato ma avulso dal suo contesto si impoverì e si deteriorò. Solo nel 1571 le peregrinazioni dei Domenicani bergamaschi ebbero termine, quando il Pontefice Pio V assegnò loro la prepositura di San Bartolomeo nella parte bassa della città all’interno delle muraine. Nella prima metà del XVII secolo fu costruita la chiesa attuale in cui trovava posto la grande pala lottesca insieme ad altri arredi superstiti dell’antico convento.

Purtroppo le tre bellissime tavole della predella furono in seguito vendute e sono oggi conservate nelle sale dell’Accademia Carrara, mentre la cimasa ha collocazione presso il museo di Budapest. I vari elementi, inseriti in un’ancona lignea sostituita nel tempo dall’attuale cornice, formavano un insieme visivo e iconografico che lo smembramento rende oggi difficile apprezzare. L’esplosione che l’11 novembre 1561 sul far della sera demoliva il convento distruggeva un insostituibile patrimonio d’arte, storia e fede.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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