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Bergamo scomparsa: i lanzichenecchi terrorizzano la Bergamasca

Di Redazione15 Marzo 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: i lanzichenecchi terrorizzano la Bergamasca
Bergamo Alta

Abbiamo visto nell’ultimo incontro che Bergamo dopo l’insperata partenza delle truppe tedesche non subì altre occupazioni. Le aggressioni erano finite, ma la paura no.

Continuava il conflitto tra il nuovo re di Francia Francesco I e Carlo V, il nuovo Imperatore, sul cui impero non tramontava mai il sole poiché dominava per diritto ereditario anche la Spagna e le terre americane. Il primo alleato con Venezia, il secondo con lo Stato Pontificio. E il campo di battaglia era sempre in Italia.

Il Senato veneziano non poteva far altro che raccomandare ai bergamaschi di tenersi pronti alla difesa e che “tute le valade se metano in ordine de quel più numero de homeni sarà possibile”. Nei primi giorni di ottobre del 1521 un esercito di dodicimila soldati, svizzeri e lanzichenecchi, fermatosi a Zogno chiedeva passaggio e vettovaglie ai rettori della città per l’esercito del Papa, “ad requisitionem Suae Sanctitatis”.

Le valli già erano pronte alla difesa con duemila fanti e millecinquecento “schioppetteri”. Ma non ci fu battaglia. I militi tedeschi si avvicinarono pericolosamente alla città, alloggiando a Ponteranica, Sorisole, Seriate Gorlago, quindi a Chiuduno e a Grumello, poi si allontanarono per ricongiungersi all’esercito pontificio.

Nei paesi le conseguenze del loro passaggio erano devastanti. “Queli poveri nostri subditi- scriveva il governo veneziano al proprio ambasciatore a Roma – patiscono violentemente che no si fariano a perfidi infedeli… Li Svizari.. li tuoleno la roba, il bestiame, li spoliano, bateno, amazano, cazano de lor case, sforzano le donne, usando tanta crudeltà.. che major no se potria”.

Lo stesso trattamento dovettero subire gli abitanti di Trescore da parte dei lanzichenecchi che nel 1522 da Lovere si portavano nel Milanese. Troveremo un ricordo del loro abbigliamento negli affreschi del Lotto nella cappella Suardi. Ancora nel 1522 un miracolo salvò Treviglio.

Racconta il Belotti che il generale francese Lautrec, in preda all’ira minacciava l’eccidio del borgo. Vane le suppliche dei consoli. Negli animi era la disperazione quando un’immagine della Vergine dipinta su una parete del monastero di Sant’Agostino cominciò a trasudare lacrime. “Mentre le campane suonavano a distesa lo stesso Lautrec accorse con il popolo e con il clero e depose ai piedi della sacra immagine la propria spada”. Lo stesso fecero i suoi capitani deponendo elmi e corsaletti e perfino stendardi e bandiere.

Sul luogo del miracolo, autenticato nel 1583, venne edificato un Santuario annesso al convento delle suore agostiniane alla cui custodia l’effigie fu affidata. La traslazione avvenne nel 1619 alla presenza del Cardinale Federico Borromeo che officiò la prima Messa.

Il Belotti deplora che le armi deposte ai piedi della Vergine siano state vendute per convertire il denaro in apparati di chiesa. “Potevansi addobbare tutte le pareti del tempio il quale più glorioso ornamento non poteva avere”.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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