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Bergamo scomparsa: l’occupazione francese, poi spagnola

Di Redazione1 Marzo 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: l’occupazione francese, poi spagnola
Il torrione del castello di San Vigilio

Abbiamo assistito nell’ultimo incontro all’entrata delle truppe francesi nella nostra città. L’occupazione durò tre anni.

Nel giugno 1512 i francesi se ne andavano, lasciando un presidio militare in San Vigilio nella fortificazione allora nota come Cappella. Si verificava una situazione destinata a ripetersi molte volte negli anni successivi. Truppe nemiche arroccate in San Vigilio erano in grado di tenere sotto tiro l’intera città e di devastarla con frequenti sortite. Spesso sequestravano cittadini abbienti per costringere le famiglie a pagare un riscatto sotto minaccia della forca.
Furono necessari ben quattro mesi per indurre alla resa il comandante del forte e liberare i bergamaschi ancora prigionieri, fra i quali erano sedici donne e venti tra “puti e ragazzi”. Il racconto dello storico Mario Lupi lascia il sospetto che in realtà la Cappella non sia stata presa con le armi ma con la corruzione. Con una collana d’oro data in regalo alla moglie del comandante. “Chi à la Capella è signor di Bergamo” aveva scritto nel 1483 lo studioso veneziano Marin Sanudo in visita nella nostra città.

L’allontanamento dei francesi era dovuto alla modifica graduale dei rapporti con Venezia. La città lagunare era riuscita con un’abile politica diplomatica a rovesciare i rapporti di forza e nel 1512 si alleava con la Francia. di un gioco militare e diplomatico che aveva come obiettivo l’egemonia non più sulla sola nostra penisola, ma sull’intera Europa.

L’Italia del primo Cinquecento diventava un enorme campo di battaglia. E anche Bergamo continuava a farne le spese. Tornò per breve tempo sotto il dominio di Venezia, ma in seguito alla sconfitta dell’alleanza franco-veneziana fu nel maggio del 1513 costretta ad arrendersi agli spagnoli, mentre il provveditore veneziano Da Mosto si rifugiava nella Cappella con la sua guarnigione.

La notte del 7 giugno 1513 la soldataglia dava fuoco al palazzo della Ragione che in poche ore fu incenerito e distrutto, “dolosamente e non casualmente per fuochi di bivacco” come sottolinea Bortolo Belotti. Il giorno seguente i bergamaschi riuniti nella chiesa di Santa Maria Maggiore prestavano solenne giuramento di fedeltà al governo spagnolo. Per pagare la taglia richiesta di trentaduemila ducati dovettero vendere anche i beni dei “luoghi pii”.

Intanto i cento fanti veneziani asserragliati nella Cappella provvedevano al proprio sostentamento con brevi sortite mirate al saccheggio del vicino Borgo canale. Si arresero soltanto quando gli apagnoli cominciarono ad utilizzare le mine. “Se non si rendevano subito – riferì il provveditore Da Mosto al governo veneziano – la Cappella e tutti loro andavano per aria”.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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