iscrizionenewslettergif
Parola all'avvocato

Reati stradali e sanzioni accessorie: dubbi interpretativi

Di Redazione14 Gennaio 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

L'avvocato Elena Gambirasio spiega le ambiguità della legge entrata in vigore

Reati stradali e sanzioni accessorie: dubbi interpretativi
Reati stradali

Cortese avvocato, all’incirca cinque mesi fa, alla guida della mia autovettura, uscendo dal parcheggio del centro commerciale, urtavo una signora che nel frattempo sopraggiungeva alla guida del proprio motorino, facendola rovinare a terra e provocandole una frattura del bacino, con prognosi superiore a quaranta giorni. Navigando in Internet ho scoperto che potrei subire, oltre ad una condanna di natura penale, la revoca della patente di guida. Potrebbe confermarmi tale circostanza?

Gentile lettrice,
quanto da Lei letto è corretto ma ritengo necessario fornirle alcune precisazioni. La legge n. 41/2016, entrata in vigore nel maggio 2016, ha introdotto con le due fattispecie autonome di reato di omicidio colposo stradale (art. 589 bis del codice penale) e di lesioni colpose gravi e gravissime stradali (art. 590 bis c.p.), un assetto normativo specifico e autonomo, più repressivo rispetto alle altre figure di omicidio e lesioni.

Il legislatore del 2016 ha apportato, altresì, modifiche alle sanzioni amministrative accessorie, conseguenti all’accertamento delle suddette figure delittuose, di cui all’art. 222 del Codice della strada.

Malauguratamente, il risultato della revisione delle sanzioni amministrative accessorie deve ritenersi del tutto non coerente, sia per la difficoltà di comprensione dello stesso testo (anche da parte degli studiosi del diritto!), sia per la incertezza della sua applicazione, derivante da un’intrinseca contraddittorietà: in particolare, la L. n. 41/2016 sostituendo il quarto, il quinto ed il sesto periodo del secondo comma e lasciando inalterato il primo comma del citato art. 222 del Codice della strada, è chiara nell’indicare sia la sospensione sia la revoca della patente quali sanzioni amministrative accessorie in caso di omicidio colposo o di lesioni colpose gravi o gravissime.

Elena Gambirasio

Elena Gambirasio

Di conseguenza, per i medesimi fatti di reato la normativa prevede, attualmente, l’applicazione sia della sospensione sia della revoca della patente di guida: il Codice della strada, quindi, oggi contempla, da un lato, in caso di condanna, la sospensione della patente di guida fino a due anni per la lesione personale grave, qual è il suo caso, mentre dall’altro, la revoca nel caso previsto dall’art. 590 bis c.p. rubricato “Lesioni personali stradali gravi o gravissime”, ossia in presenza della medesima condotta delittuosa ancorché denominata in modo differente. E, com’è evidente, l’applicazione dell’una o dell’altra sanzione accessoria comporta conseguenze assai diverse.

Peraltro, con specifico riferimento alla sanzione amministrativa accessoria della revoca, l’intervallo di tempo di cinque anni prima di conseguire un nuovo titolo abilitativo alla guida è previsto sia per chi sia stato condannato per omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 bis c.p., sia per chi sia stato condannato per lesioni colpose gravissime e gravi, con la conseguenza che il medesimo trattamento sanzionatorio amministrativo trova applicazione per fatti anche sostanzialmente differenti, senza lasciare al giudice la possibilità di commisurare la sanzione accessoria alla gravità del danno, alla modalità della condotta, all’entità delle lesioni cagionate e al concorrere di altri fattori quale, ad esempio, il concorso di colpa della persona offesa nella causazione del sinistro.

Orbene, l’applicazione di un trattamento indifferenziato per condotte tra loro profondamente differenti sotto diversi aspetti ha convinto ben due Tribunali (Torino e Forlì) a sollevare una questione di legittimità costituzionale, ad oggi non ancora decisa dalla Consulta, per violazione dei principi di uguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza.

Pertanto, nel caso in cui intervenisse all’esito del procedimento penale una sentenza penale di condanna, potrebbe rischiare, unitamente alla sanzione penale, la revoca della patente di guida con l’impossibilità di conseguire un nuovo titolo abilitativo prima del decorso di cinque anni. La invito, pertanto, a contattare il proprio legale di fiducia al fine di valutare approfonditamente le conseguenze della sua condotta.

Elena Gambirasio

L’avvocato Elena Gambirasio si occupa di diritto penale. Riveste il ruolo di vicepresidente di Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) sezione di Bergamo ed è la referente del comitato scientifico.

Eccesso di potere della Pa: come difendersi

Buongiorno avvocato. Sento spesso parlare di un atto amministrativo annullato per “eccesso di potere” e ...

Non si possono costringere i figli a seguire una religione

ReligioneBuongiorno avvocato, ho convissuto per quindici anni con una persona che praticava la mia stessa fede ...