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Editoriali

Il cacciatore nel campo delle ortiche

Di Redazione10 Gennaio 2019 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Sugli immigrati vince Conte. Ma il 68 per cento degli italiani sta sulle posizioni di Salvini

Il cacciatore nel campo delle ortiche
Conte e Salvini

Quando Matteo Salvini ha deciso di dare vita a questa curiosa forma di governo bicefalo caratterizzato da una trama verde e da un ordito giallo, abbracciando senza arrivare ad condivisione sostanziale Di Maio e il M5S, ha senz’altro pensato che il contratto di governo e la presenza di un mediatore culturale terzo come il presidente del consiglio Conte gli consentisse una gestione nettamente sdoppiata.

Una gestione che, se ad una visione di insieme avrebbe potuto sembrare schizoide, considerato che i due partiti poggiano sostanzialmente su due basi elettorali estremamente differenti tra di loro (giacobina, statalista, vetero marxista quella dei 5stelle; autonomista, di sostegno ai ceti produttivi in particolare medio piccoli, di difesa della proprietà privata e della casa e anti-statalista quella della Lega), gli avrebbe consentito, proprio perché la gestione sarebbe stata di due minoranze autonome pur legate tra loro, di dimostrare che la “Lega di governo” è un partito che fa i fatti e fa quello che dice.

Di sicuro non si sarebbe aspettato che il gioco si sarebbe trasformato dal rubamazzetto sulle scarse risorse di bilancio in quello della palla avvelenata e che il mediatore Conte si trasformasse nello stregone e gli tirasse addosso la palla avvelenata uscendo dalla sua posizione di neutralità rispetto alle posizioni politiche di entrambe le minoranze e schierandosi a sinistra sulla questione immigrazione mettendolo in gravi ambasce.

Poco conta se il 68 per cento degli italiani fosse schierato sulla posizione di Salvini, o che si tratti di 25 persone che arrivano dopo che il PD ne ha importati centinaia di migliaia.

Lo smacco è triplice da un lato il governo sconfessa uno dei vice premier e ministro dell’interno, dall’altro Salvini si trova a doversi inventare delle scuse per spiegare al suo elettorato perché non è in grado di mantenere quello che dice e perché il mediatore da arbitro è diventato giocatore e da ultimo dimostra di non essere in grado di tenere il punto aprendo il fianco ad una serie di future azioni di “ridimensionamento”.

È evidente che Salvini ha trascurato di considerare che con l’avvicinarsi delle elezioni europee la Lega e il M5S, che sono alleati non alleati al governo, ciascuno con un proprio programma differente da quello dell’altro, sarebbero tornati ad essere competitor per il consenso e che il M5S che fino ad oggi si è trovato a pagare il prezzo più alto in termini di retromarce e di bocconi amari da digerire visto che la realpolitik si è scontrata violentemente con la visione giacobina e statalista dei grillini, che non erano mai stati al governo, molto più che con i programmi leghisti che al contrario al governo sono stati, oltre ad esserlo in molte regioni, non cercasse di recuperare spazio.

Sarebbe stato da ingenui da parte degli uomini del M5S lasciar volare nei consensi Salvini trovandosi invece loro a generare scontento dovendo da un lato ammortizzare l’esuberanza leghista e dall’altro la gestione di ministeri complessi come il lavoro o le infrastrutture in un paese a disoccupazione crescente e con un deficit infrastrutturale spaventoso, persino se si teorizza la folle “decrescita felice”.

Salvini ha poi trascurato una altra cosa, ed è lo stile di comunicazione e di condotta dei M5S che oltre ad essere molto più avanti degli altri competitor politici, Lega compresa, nella gestione dei media vecchi e nuovi, ha una caratteristica peculiare caratteristica dei neo-populisti: quella di fondarsi per la costruzione del consenso sullo scarico di responsabilità attaccando chiunque dia fastidio al momento, alimentando la logica del nemico o in mancanza addirittura, in maniera risibile, della manina invisibile (chissà cosa ne penserebbe Adam Smith).

I mesi che ci separano dalle elezioni si presentano per Salvini e per la Lega densi di complicazioni e di trappole a maggior ragione oggi che il il Prof. Conte dopo aver dichiarato che il suo cuore batte a sinistra da arbitro è diventato giocatore, cosa a maggior ragione più insidiosa nel momento in cui le amministrazioni e le regioni a guida comunista si stanno rivoltando contro il decreto sicurezza.

Resta da vedere se Salvini sarà in grado di salvare (nomen omen) il popolo leghista e il consenso elettorale evitando che cadano nel burrone in fondo al campo di ortiche mentre è lì che cercando di condurli per primi i suoi “alleati” di governo.

Carlo Scotti-Foglieni

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