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Cultura

Bergamo, un libro fotografico per l’Università

Di Redazione20 dicembre 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo, un libro fotografico per l’Università
Il nuovo volume

In principio erano i luoghi. Da questa considerazione, essenziale e quasi tangibile, prende forma il libro che avrà il compito di presentare l’Università degli studi di Bergamo al mondo. Realizzato grazie al prezioso sostegno di Siad SpA da Bolis Edizioni, con il coordinamento di Peo Comunicazione culturale e d’impresa, il libro mostra l’università concreta, le sue pietre, i muri, le architetture, le prospettive di luce. Aule, laboratori, sedi vengono catturati dall’obiettivo del fotografo Federico Buscarino e si trasformano in una narrazione per immagini.

Ma i luoghi sono il frutto di una storia e la storia è, almeno in buona parte, conseguenza di emozioni e pensieri dell’uomo. Così ecco prendere corpo il testo che accompagna le splendide immagini del nostro ateneo, a firma di Paolo Aresi. Un testo che racconta come tutto ciò sia nato, come sia stato possibile uno sviluppo di questa dimensione. Parole scritte con la consapevolezza che la storia richiama un passato che ha portato al presente e che sarà premessa per l’avvenire. 

“Non a caso – precisa il rettore Remo Morzenti Pellegrini- abbiamo rispolverato la parola avvenire: termine desueto, invece molto in voga negli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’Italia era un Paese tutto proteso verso il futuro, un Paese ricco di speranza e di buona volontà, solidale e competitivo al tempo stesso”. Un termine che oltrepassa la semplice accezione cronologica per aprire a una dimensione carica di attese, in cui il futuro è il tempo in cui si realizzano le promesse, si concretizzano i progetti, si guarda con fiducia al mondo.

La presentazione del volume

La presentazione del volume

Altro termine essenziale che diventa perno di questo racconto è “campus diffuso”. Rappresenta un’università che si colloca in diversi punti della città, in dialogo con essa, proprio come auspicava il suo primo rettore Vittore Branca, dalla fondazione in quel dicembre 1968. Un’università che vuole innervare la città, che vuole respirare il territorio, assorbirne i valori restituendo competenze, capacità, cultura. Ed è quella stessa aspirazione che, in modo esplicito e convinto, ha caratterizzato la vita accademica lungo tutto il 2018, anno in cui l’ateneo ha celebrato i suoi cinquant’anni di vita attraverso numerose iniziative che hanno avuto come obiettivo principale proprio lo scambio reciproco con il contesto sociale in cui è collocato.

È in questo rimando circolare che possiamo cogliere la coerenza con la quale l’ateneo di Bergamo si è sviluppato, secondo il pensiero dei fondatori che, come un codice genetico, ne ha guidato la crescita. Come in un buon romanzo, l’incipit racchiude il senso della storia.

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