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Storia

Bergamo Scomparsa: la vicenda della sacra spina

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Bergamo Scomparsa: la vicenda della sacra spina
Vistallo Zignoni porta in dono la reliquia della sacra spina

Nello scorso incontro abbiamo lasciato l’esercito di Carlo VIII impegnato nel giugno del 1495 a risalire l’Italia trasportando un immenso bottino. Ad attenderlo a Fornovo sul Taro nei pressi di Parma era l’esercito della lega antifrancese. Il re chiese di poter passare evitando la battaglia. La risposta si fece attendere a lungo. I comandanti dei singoli eserciti dovettero inviare messaggeri a Venezia e a Milano dove erano riuniti i rappresentanti dei singoli governi che avevano aderito alla lega. E i pareri non erano concordi.

Quasi casualmente un primo movimento di truppe francesi provocò la reazione veneziana. La battaglia fu cruentissima. Nel momento culminante gli “stradioti”, mercenari greco albanesi militanti nell’esercito della Serenissima, abilissimi soldati ma poco avvezzi alla disciplina, lasciarono i loro posti di combattimento per gettarsi a depredare il bottino del Re, di cui in tutte le terre d’Italia si favoleggiava. Molti altri li seguirono. Per qualche ora le sponde del Taro divennero teatro di una zuffa disordinata e sanguinosa.

Forse, come suggerisce il Giovio, il bottino era stato a bella posta messo in mostra per distrarre i soldati e permettere alle truppe francesi di ritirarsi su una collina dalla quale nottetempo Re Carlo fuggì con gran parte delle truppe. Gli alleati sempre discordi fra loro, non lo inseguirono. Nell’esercito francese si contarono circa mille morti, in quello della lega. più di duemila, nella maggior parte alle dipendenze veneziane. L’esito della battaglia rimase incerto. Gli storici successivi attribuirono la vittoria ora all’uno, ora all’altro dei due nemici.

Ma ben altro nemico l’Europa intera doveva fronteggiare a causa dell’infausta campagna francese. A Fornovo al seguito dei veneziani era un medico, Alessandro Benedetti, il quale poteva constatare “tramite contatto venereo è giunta a noi dall’Occidente una malattia nuova o quanto meno sconosciuta ai medici che ci hanno preceduto: il mal franzese che sorpassa in orrore la lebbra o l’elefantiasi”. Era la sifilide, la lue, forse giunta dalle nuove terre americane ma comunque diffusa per la prima volta in Italia dal passaggio dell’esercito francese e poi trasmessasi a contagiare tutto il nostro continente.

Bergamo, come le altre terre del dominio veneziano, restò del tutto estranea agli eventi della spedizione. Un solo episodio la ricollega alla battaglia di Fornovo, una vicenda destinata a lasciare duraturo ricordo nella storia e nella religiosità del nostro territorio. Alla battaglia era presente Vistallo Zignoni originario di San Giovanni Bianco. Bandito da tutto il territorio della Serenissima per aver ucciso un uomo durante una lite, militava al servizio del marchese di Mantova. A capo di un reparto di balestrieri (o forse di stradioti come riferisce una cronaca del tempo) nel corso del combattimento riuscì a far prigioniero un valletto del re e ad impadronirsi di una preziosa reliquia, “un’anconeta d’oro grande quanto è la palma dela man” adorna di perle e rubini e contenente fra altre reliquie una parte della corona di spine della Santissima Croce. Il re l’aveva prelevata dalla Sainte Chapelle di Parigi dove era custodita da tempo, proveniente da Gerusalemme.

Resosi conto dell’enorme valore del suo bottino, lo Zignoni, grazie a un salvacondotto si recò a Venezia, dove fu ricevuto dal doge Barbarigo e dal senato. In cambio della preziosa “anconeta” non solo ottenne la revoca del bando, ma anche una rendita vitalizia per sé, per il padre e per ciascuno dei suoi due fratelli.

Tornò a San Giovanni Bianco portando con sé una spina della quale fece dono alla chiesa parrocchiale del paese. Possiamo immaginare che l’avesse sottratta prima di consegnare l’insieme dei frammenti sacri al governo della Serenissima. La reliquia, riconosciuta autentica da tutte le visite pastorali sei-settecentesche, divenne oggetto di un’intensa devozione alimentata da un fenomeno prodigioso. Ogni volta che la festa dell’Annunciazione coincideva con il venerdì Santo la spina “fioriva”, cioè mostrava protuberanze che potevano somigliare a germogli. Le cronache testimoniano un grande concorso di folla in occasione delle esposizioni solenni volute dai fedeli nei momenti di calamità pubbliche.

Nel 1895, in occasione del quarto centenario della traslazione, alla presenza dell’arcivescovo di Milano e di trecento sacerdoti, la reliquia fu riposta nella cappella attuale. Venticinquemila i fedeli accorsi per l’occasione. Nella piazza centrale del paese fu inaugurato un monumento in bronzo a Vistallo Zignoni, l’avventuroso e fortunato mercenario considerato un eroe. Forse, come osserva argutamente il Belotti, il primo miracolato della sacra spina.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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