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Politica Retroscena

Reddito di cittadinanza: ecco come è quello vero

Di Redazione5 Ottobre 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Quello del M5s è un intervento assistenzialista. Bergamosera vi svela perché

Reddito di cittadinanza: ecco come è quello vero
Reddito di cittadinanza

Una delle operazioni più singolari, tipiche del marketing commerciale, ma che in politica suonano molto come un tentativo di confondere e irretire l’elettore è l’uso di slogan molto ben costruiti, ma che non significano quello di cui parlano.

Per esempio il reddito di cittadinanza. Si tratta di un principio estremamente semplice che trova le sue radici nel pensiero filosofico.

Il reddito di cittadinanza, quello vero, dice che qualunque cittadino, di qualsiasi parte del mondo ha diritto (un diritto incondizionato e inalienabile) di vedersi versare, indipendentemente dal proprio reddito (ricco o povero è lo stesso, pagheranno poi imposte differenti) una somma che riceve per il fatto stesso di esistere e quindi con il suo esistere contribuisce alla vita della società, al punto che alcuni pensatori lo definiscono reddito di esistenza.

Il reddito di cittadinanza non è, a differenza di quello che cercano di venderci così i 5 stelle, un intervento assistenzialista mirato – come il reddito minimo, il reddito sociale o altre forme simili -, o la misura addirittura giacobina e illiberale da stato paternalista e assistenzialista che stanno approvando i M5S sommergendolo, come sono bravi a fare, di parole che però significano altro.

Anche perché il reddito di cittadinanza esiste al di là delle sua affascinante dimensione filosofica e si fonda sulla redistribuzione incondizionata dei proventi di alcune risorse del territorio o dell’eccesso di ricchezza prodotto da alcuni sistemi a diffusione universale o estremamente capillare (si pensi ad internet).

In Alaska ad esempio ogni cittadino riceve un reddito di cittadinanza incondizionato (non di grande importo ma distribuito a tutti) derivante dai proventi del petrolio.

Il reddito di cittadinanza (quello vero) ha in se il fascino delle grandi idee filosofiche. Non sempre filosofia e economia vanno d’accordo per una questione banale: il denaro, che da qualche parte bisogna pur trovare. Ma chiamare reddito di cittadinanza la manovra assistenzialista accompagnata da un moralismo giacobino (dimmi come spendi i soldi che ti do, come se fosse la mancetta settimanale, una cosa che non faceva nemmeno Stalin) e anzi aggiungere che va speso tutto in certi beni commerciali significa aggiungere all’assistenzialismo un regalo alla grande distribuzione che ricevendo i pagamenti – obbligatori – sui loro beni ricevono di fatto e di nascosto un aiuto di Stato.

Il reddito di cittadinanza nasce come idea di un diritto inalienabile collegato alla esistenza e indipendente dal reddito e non è quello che chiamiamo così sui media che è puro assistenzialismo di pessimo stile. Somiglia alla “Ferrari” di Berlusconi, quando anni fa in una battuta disse che se il problema era quello bastava dipingere di rosso e ribattezzare le Panda.

Dice Shakespeare nel suo “Giulietta e Romeo” che “la rosa con un altro nome lo stesso profumo avrebbe”, succede anche con l’assistenzialismo giacobino cui stiamo assistendo, solo che non si tratta di profumo.

Carlo Scotti Foglieni
Alessandra Gallone

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