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Editoriali Politica

Bergamo, Toti: prove tecniche di scissione da Forza Italia

Di Redazione30 settembre 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Il governatore presenta con Sorte, Benigni e Franco il nuovo partito: Italia forte

Bergamo, Toti: prove tecniche di scissione da Forza Italia
Giovanni Toti alla presentazione di Italia Forte a Bergamo

Una manifestazione nata da un patatrac, che rischia di provocarne uno ancora peggiore. Alla fiera di Bergamo Giovanni Toti presenta “l’Italia Forte”. Visto così, l’embrione di un nuovo partito.

Se non si tratta di una scissione da Forza Italia, è il modo giusto per arrivarci. Nel giorno del compleanno di Berlusconi, il governatore della Liguria, affiancato dai parlamentari bergamaschi Alessandro Sorte e Stefano Benigni e dal consigliere regionale Paolo Franco, evita accuratamente di parlare di “scissione”. Ma è difficile trovare un termine che la definisca meglio.

Lo chiamano convegno. Provano a mascherarlo con qualche esponente della società civile. Ma è più che palese che siamo dinanzi alla presentazione di una nuova formazione politica. Un progetto nazionale. Persino il claim non lascia dubbi: “Italia Forte. Ricostruire il Paese”. Il Paese, mica Bergamo.

C’é tanta gente alla fiera di via Lunga: sala praticamente gremita. Ma quelli che pensavano di essere venuti a un incontro di Forza Italia restano sconcertati. Gli stendardi non sono quelli azzurri, cari a Berlusconi. Anzi, non li richiamano per niente. Persino il simbolo scelto, rosso e blu, ha come unico e vago riferimento al passato il fondo azzurro, ma non non ci giurerei che non si tratti di un caso.

Fra il pubblico gira una battuta: “Italia Sorte”. In platea rispunta Marco Pagnoncelli: é qui come uditore e incassa pacche sulle spalle. A dare il reale significato alla manifestazione però sono soprattutto le assenze. Non ci sono i due parlamentari bergamaschi che hanno ruoli in Forza Italia: Gregorio Fontana e Alessandra Gallone. E non è difficile immaginare perché.

Nel suo discorso Toti spara alzo zero contro la nomenklatura azzurra. L’accusa di autoreferenzialità. Di essere composta da nominati che non hanno mai preso voti dagli elettori. Salvo poi dimenticare che, senza questa legge scellerata e i voti della Lega, i parlamentari bergamaschi azzurri sarebbero la metà.

Ma tant’é: da buon amministratore, il governatore della Liguria più che un programma politico sciorina una serie di soluzioni ai problemi reali: Genova, infrastrutture, scuole, deficit, costo del lavoro, burocrazia. Oltre non si spinge. Resta nell’alveo del centrodestra, ma sceglie lo smarcamento da Forza Italia. Con una formazione nuova, tutta sua, d’altronde avrà più margini di manovra. Da sempre caldeggia rapporti più stretti con la Lega. Chiama “amico” Salvini. E non sfugge a nessuno che nelle prime file ci siano Alberto Ribolla (parlamentare del Carroccio) e Luisa Pecce, consigliere comunale leghista a Bergamo.

Il nuovo partito però solleva quesiti più che certezze. In primo luogo, chi lo finanzia e come la prenderà Berlusconi. Qualcuno sostiene si tratti di una mossa ordita con l’ex premier, per liberarsi in maniera soft del cerchio magico. Altri che Berlusconi sbotterà, ma alla fine sarà costretto a far buon viso a cattivo gioco, e si adeguerà. Lo capiremo nei prossimi giorni.

Intanto, Sorte e Benigni non parlano (mai capitato). E si capisce: non possono tirare troppo la corda con Maria Stella Gelmini, capogruppo forzista alla Camera, contraria a questa manifestazione. L’incontro di Bergamo era nato in origine per sancire l’aggregazione fra la corrente di Toti e Fratelli d’Italia. Ma dopo gli abboccamenti, Giorgia Meloni ha risposto picche. Dunque in teoria la manifestazione andava annullata. In teoria, perché la pervicacia degli organizzatori nel volerla fare a tutti i costi ha provocato, a Fiuggi, la reazione infuriata di Tajani e Gelmini che temevano la frattura del partito. Sono volate parole grosse. La manifestazione l’hanno fatta lo stesso.

Lo smarcamento conviene, d’altro canto, anche a Sorte e Benigni. A nostro parere, risponde a tre esigenze. La prima: i due hanno capito che Forza Italia è ormai agli sgoccioli e dunque serve una sponda sul quale costruire il futuro politico puntando su una vera “rivoluzione”. La seconda è ritagliarsi uno spazio per negoziare con Salvini la ricandidatura qualora si dovesse andare ad elezioni (più facile con un nuovo partito d’appoggio che restando in Forza Italia). Terzo, non restare con il cerino in mano alle prossime amministrative, quando la Gelmini chiederà loro conto della debacle azzurra a Bergamo, inevitabile con la Lega in grande spolvero o con una vittoria di Gori.

Il tentativo dunque è quello di trascinare, quanto prima, parte del popolo di Forza Italia verso “Italia Forte”. Ma c’è un solo modo per dimostrare che non si tratta solo di mera cucina politica: dimettersi dal gruppo parlamentare azzurro.

Wainer Preda

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