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Economia

Bergamo: vola la meccatronica, ma manca il personale

Di Redazione26 Settembre 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Indagine congiunturale di Federmeccanica Confindustria. Spazio alle donne

Bergamo: vola la meccatronica, ma manca il personale
Lavoro

BERGAMO — La metalmeccanica-meccatronica si conferma l’asse portante industriale del paese. E’ quanto emerge dalla presentazione trimestrale dell’indagine congiunturale di Federmeccanica, giunta alla sua 147ª edizione.

I dati elaborati dal Centro studi di Federmeccanica vedono il proseguimento di una fase moderatamente espansiva, ma le previsioni per ordini e produzione sono all’insegna di un rallentamento. Nel periodo gennaio-giugno 2018 le esportazioni, pari a circa 113 miliardi di euro, sono mediamente aumentate del 3,8% a fronte di un incremento del 5,0% delle importazioni. Il conseguente saldo positivo di 25 miliardi di euro è risultato uguale a quello realizzato nello stesso periodo del 2017.

All’export metalmeccanico hanno contribuito principalmente i flussi diretti verso i paesi dell’Unione europea (+7,3%) che hanno più che compensato la flessione registrata verso i mercati extracomunitari (-0,6%). Per quanto riguarda il fattore lavoro, il ricorso all’istituto della Cassa Integrazione Guadagni in questi primi sei mesi si è ridotto del 48,1% rispetto al 2017 e la dinamica occupazionale nelle imprese metalmeccaniche con oltre 500 addetti si conferma moderatamente positiva (+0,8%).

Nelle previsioni a breve dell’indagine, i livelli occupazionali dovrebbero rimanere positivi ma in misura più contenuta rispetto al passato. Sono risultate pari al 48% le imprese che hanno dichiarato di avere difficoltà a reperire manodopera specializzata sul mercato del lavoro ed è stato inoltre evidenziato che la carenza ha riguardato, in ugual misura, le figure professionali con elevato contenuto tecnologico e quelle con competenze di tipo tradizionale.

In questo contesto i segnali bergamaschi già emersi nella congiuntura trimestrale locale continuano ad essere positivi: gli indicatori della produzione industriale nei settori siderurgico e meccanico hanno fatto registrare, nel secondo trimestre, valori tendenziali significativamente positivi e in aumento: rispettivamente 3,6% e 8,0%.

Il trend è in linea con i dati della Lombardia, dove l’indice complessivo si è posizionato a 145,3 per la siderurgia e 126,8 per la meccanica, livelli senz’altro superiori rispetto all’anno base (2010 = 100). L’export è coerente con il dato produttivo: il primo semestre ha chiuso con +9,4% sullo stesso periodo dell’anno precedente, e con valori positivi per tutti i comparti (metalli e prodotti in metallo +18%; elettronica +10,0%; macchinari 8,4%; mezzi di trasporto +9,3%) ad eccezione degli apparecchi elettrici (-2,7%).

Per quanto riguarda il campione delle aziende rispondenti all’indagine Federmeccanica, il gruppo delle bergamasche segnala una produzione in crescita nel 35% dei casi con un saldo netto del 20% rispetto ai casi negativi. Sembra tuttavia emergere un dato di assestamento e di stazionarietà per i mesi successivi, sia per quanto riguarda il portafoglio ordini (la differenza tra aumenti e diminuzioni è del 2%) che per quanto riguarda le prospettive di produzione (stabili per il 60% delle aziende, e con un saldo negativo di -4% nella differenza tra aumenti e diminuzioni). Si continua però a segnalare difficoltà nel reperimento del personale (62%), contro il 48% del livello nazionale e il 50,1% del nord-ovest.

La presentazione della congiuntura è stata anche l’occasione per presentare il manifesto “Più Impresa! Aumentare la forza delle imprese per dare forza al Paese” in cui viene sottolineata l’importanza di politiche industriali e politiche formative per aumentare l’occupazione riassunte in cinque punti tutti all’insegna del segno +: più metalmeccanica, istruzione e formazione, flessibilità, innovazione, competitività.

“Un focus particolare – rimarca Giorgio Donadoni, presidente del Gruppo Meccatronici di Confindustria Bergamo – va dato alla formazione e alla componente femminile, ancora poco presente, soprattutto in produzione”.

“Ci sono molti stereotipi sulle nostre aziende, ancora oggi considerate ambienti adatti solo agli uomini. Niente di più falso: è un nostro impegno sfatare questi luoghi comuni e favorire le scelte delle giovani verso le discipline tecnico-scientifiche, che, dati alla mano, sono quelle in grado di garantire loro un miglior futuro, nelle nostre aziende, ma non solo, permettendo anche di sviluppare creatività e inventiva. Federmeccanica ha anche promosso il progetto Fabbrica4D che oggi collega quasi 800 donne in tutta Italia tra studentesse, lavoratrici manager e imprenditrici unite per creare una rete tra chi è in azienda e chi studia e diffondere modelli di successo”.

“Stiamo inoltre lavorando da anni sulla formazione a tutti i livelli – continua Donadoni -. Il concorso Eureka per le scuole elementari, lanciato da Federmeccanica e seguito con grande impegno a livello locale, è importantissimo perché stimola il talento dei più piccoli facendo emergere valori e attitudini come lo spirito di squadra, la creatività, il saper fare. Sempre Federmeccanica ha promosso il progetto pilota di alternanza scuola-lavoro Traineeship, che ha coinvolto anche istituti tecnici e aziende del territorio, per far emergere l’alternanza di qualità basata sulla collaborazione tra scuola e impresa”.

“Con Più Impresa! – ha commentato Stefano Franchi, Direttore Generale di Federmeccanica – si afferma la centralità del manifatturiero ed in particolare della metalmeccanica. E’ necessario che le istituzioni nazionali operino in maniera coordinata per sostenere gli investimenti in tecnologia e innovazione, creare sistemi educativi che consentano di rispondere ai fabbisogni delle imprese di oggi e di domani, avere un mercato del lavoro flessibile, per consentire alle aziende di adattarsi ai cambiamenti, e inclusivo (che rafforzi le tutele sociali con politiche attive basate sull’apprendimento permanente). La flessibilità per l’Industria metalmeccanica non è precarietà. Il 96% dei lavoratori metalmeccanici sono a tempo indeterminato. E’ necessario anche ridurre il costo del lavoro e aumentare la produttività. Incentivare ogni forma di collegamento tra salari e produttività; abbattere la burocrazia che secondo il World Economic Forum è al primo posto tra i fattori problematici per fare Impresa in Italia”.

“C’è disomogeneità delle previsioni per gli ordini e la produzione – ha dichiarato Fabio Astori, vicepresidente di Federmeccanica commentando i dati congiunturali – che, in alcuni comparti e per alcune aziende operanti in mercati particolarmente sotto stress, manifestano un peggioramento. Sulle prospettive a breve pesano inoltre le incognite relative alle dinamiche geo politiche internazionali che generano un clima di incertezza (dazi e possibili inasprimenti delle guerre commerciali, Brexit, Medio Oriente e Iran). Solo se si punta di più sulle Imprese ci può essere più lavoro. Questa è l’unica equazione possibile. Senza Imprese infatti non c’è, e non ci può essere lavoro, benessere e sviluppo”.

Wainer Preda

 

 

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