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Storia

Bergamo scomparsa: la discesa di Carlo VIII

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Bergamo scomparsa: la discesa di Carlo VIII
Carlo VIII, da Bortolo Belotti

Mentre negli altri stati europei, Francia, Spagna, Inghilterra, si formavano o si consolidavano le monarchie nazionali, l’Italia, florida economicamente e portatrice della cultura più innovatrice del tempo, restava divisa in diversi Stati regionali.

Nella seconda metà del Quattrocento aveva vissuto un periodo di pace mettendo in essere una politica di equilibrio anche grazie alle capacità diplomatiche e all’autorevolezza di Lorenzo il Magnifico. Abbiamo visto nelle puntate precedenti come gli avveduti e laboriosi bergamaschi si fossero avvalsi della situazione di stabilità per ristrutturare piazze e palazzi e per edificare opere pubbliche, l’ospedale di San Marco e il Lazzaretto.

Ma gli Stati italiani, politicamente deboli, divisi e discordi fra loro, non potevano sfuggire alle mire espansionistiche di Francia e Spagna e dello stesso Sacro Romano Impero. Cominciavano nel 1494 le grandi guerre finalizzate all’acquisizione della supremazia in Europa, ma combattute prevalentemente sul suolo italiano. Sarebbero durate per più di sessant’anni.

Nel settembre di quell’anno Carlo VIII, re di Francia, scendeva in Italia con il pretesto di rivendicare antichi diritti ereditari sul Regno di Napoli. Forte di un esercito di 35.000 soldati e di una formidabile modernissima artiglieria, in cinque mesi raggiungeva Napoli senza incontrare resistenze. Le città ne favorirono il passaggio o perché spaventate dalla ferocia di cui l’esercito dava prova, o perché attirate dalla speranza di un mutamento politico che poteva portare loro dei vantaggi.

A Milano il re fu accolto trionfalmente da Ludovico il Moro, che ottenne in tal modo la legittimazione del proprio potere sulla città. A Firenze un’insurrezione popolare cacciò il figlio di Lorenzo, Piero De’ Medici, colpevole di aver ceduto con troppa arrendevolezza alle richieste francesi e costituì un governo repubblicano, che poi a sua volta venne a patti con Carlo VIII. Lucca e Siena si schierarono con il re nella speranza di sottrarsi al dominio fiorentino. A Roma, il Papa concesse libertà di transito senza però riuscire a risparmiare la città dal saccheggio. A Napoli Carlo VIII entrò praticamente senza combattere, appoggiato dal favore dei baroni stanchi del dominio aragonese. Il nuovo re Ferrante, detto Ferrandino era fuggito con la famiglia e con la corte.

Tutti i territori che l’esercito francese aveva traversato non solo avevano dovuto fornire vitto e alloggio ai soldati, ma avevano dovuto pagare ingentissime taglie. Nel Monferrato la marchesa vedova Bianca, impossibilitata a pagare, aveva consegnato al re di Francia tutti i suoi gioielli e così sembra abbia fatto la marchesa di Saluzzo.

I comuni che opponevano resistenza venivano messi a ferro e fuoco, la popolazione civile massacrata senza che fossero risparmiati donne e bambini. Così a Rapallo nel Genovese, poi a Fivizzano in Toscana, quindi a Tuscania presso Viterbo.

Ma i troppo rapidi successi del sovrano francese finirono per suscitare la preoccupazione degli altri Stati. Lo stesso Ludovico il Moro favorì la formazione di una lega antifrancese di cui fecero parte Venezia, il Papa, l’Impero e la Spagna.

Carlo VIII fu costretto a tornare rapidamente sui suoi passi per non restare bloccato a Napoli dalle forze nemiche. Il suo esercito risalì l’Italia trasportando l’immenso bottino predato all’intero paese. A Fornovo sul Taro poco lontano da Parma lo attendevano le forze congiunte della coalizione. Rimandiamo al prossimo incontro il racconto della battaglia, interessante non tanto per l’esito sostanzialmente incerto, ma piuttosto per il verificarsi di alcuni episodi, uno dei quali ebbe come protagonista un soldato bergamasco.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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