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Cultura

Manhattan Beach, romanzo dei sentimenti

Di Redazione30 luglio 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Manhattan Beach, romanzo dei sentimenti
Jennifer Egan

Jennifer Egan è considerata da anni una delle migliori scrittrici americane. Ciò che ne connota l’opera letteraria è la varietà sia delle vicende narrate, sia dello stile narrativo. Il suo libro più noto è “Il tempo è una bastardo” (Minimum Fax, 2011), premio Pulitzer 2011, un romanzo che si snoda su piani temporali diversi, aggregando una sorta di racconti lunghi a volte blandamente interconnessi.

Qui la Egan adotta una modalità narrativa sia cinematografica, per questo accostarsi di vicende diverse in un’unica struttura narrativa (modello Tarantino); sia seriale, perché i personaggi sono sviluppati secondo caratteri ampi e sfaccettati, ma anche nervosi e dinamici, che ricordano le miniserie di alta qualità proposte da qualche anno dalle miniserie televisive e in streaming. Il tutto viene reso con uno stile narrativo che si spinge fino alla sperimentazione linguistica dei nuovi media, visto che parte del romanzo è costituita da un diario che una ragazzina scrive usando slide di PowerPoint.

Coerente con la ricchezza di stile e contenuti della sua ricerca letteraria, la Egan sorprende ancora con il suo ultimo romanzo, apparentemente molto tradizionale che si colloca in uno dei generi più antichi, il romanzo storico, e che lascia trasparire una tematica sempre attuale, la condizione femminile, “Manhattan Beach” (Mondadori, 516 pp., 22 euro).

La vicenda si svolge a New York a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta, imperniata su una giovane donna, Anna Kerrigan, la prima a diventare palombaro per la Marina statunitense nel periodo di maggiore impegno bellico americano. La ragazza ama il mare, dimensione liquida e “altra” rispetto alla vita quotidiana, e si batte con determinazione e talento per affermare il proprio diritto a esplorare i fondali al pari degli uomini che tra preconcetti e scetticismo la vorrebbero fuori dall’acqua. Sullo sfondo si comprende il grande rimescolamento sociale determinato dalla guerra, grazie alla quale le donne furono impegnate in gran numero in ambienti lavorativi considerati monopolio maschile. L’ambientazione risulta quindi particolare perché si situa in parte in una New York “marina”, il porto di Brooklyn, in cui Anna lavora per un’impresa cantieristica, oltre che nei quartieri poveri – da cui la protagonista proviene, e nelle zone dei locali notturni e dei teatri, che l’immaginario cinematografico e televisivo ci mostra da decenni.

Uno di questi night club è l’altro centro focale della vicenda, oltre all’acqua e a Manhattan Beach: qui si muove un altro protagonista del libro, il gangster mafioso Dexter Styles, che ha un ruolo centrale nell’improvvisa scomparsa del padre di Anna, Eddie, un suo tirapiedi disinvolto e ambizioso ma tormentato da insicurezze e sensi di colpa. Styles si è scelto uno pseudonimo per occultare la sua “sporca” origine italiana e il suo ruolo di membro della mafia, riuscendo nel colpo grosso di sposare la figlia di un potente banchiere, cinico a sufficienza per considerarlo un affarista quanto lui, e rispettarlo. La scomparsa di Eddie Kerrigan è legata al suo ruolo di segugio per Styles.

In questo modo la Egan ripropone una delle questioni cardine dell’immaginario contemporaneo, la presenza – assenza del padre. Eddie è perseguitato sia dal tormento di essere un “impiegato” al servizio della malavita, che dal senso di impotenza nell’affrontare la situazione della sorella di Anna, bambina bellissima ma gravemente spastica. La sua sparizione è quindi la punizione per uno sgarro, ma anche un modo radicale di sottrarsi al proprio ruolo. Così contemporaneamente le due principali figure maschili sono delineate mostrandone soprattutto punti deboli e contraddizioni rispetto al ruolo che vorrebbero svolgere. Desiderosi di offrire un’immagine forte e rassicurante di sé, sono intrinsecamente fragili: Eddie e Dexter di fronte alla personalità risoluta di Anna sentono venir meno le loro certezze, rispettivamente, di padre e di boss.

Così la protagonista viene definita sia dalle sue azioni e dalle sue parole, sia dagli sguardi del padre e di Styles, che tentano inutilmente di inquadrarne carattere e personalità dentro i loro schemi mentali condizionati dal ruolo sociale e sessuale a cui la giovane donna rifiuta di piegarsi: la brava figlia o la ragazza libera e “disponibile”. Incapaci di “vedere” Anna, ma sentendo la sua forza caratteriale entrambi si appoggiano emotivamente a lei in un rapporto che diventa quasi di dipendenza. Tuttavia anche Anna come le sue controparti maschili si occulta: nell’acqua, ma anche cambiando il cognome dopo la scomparsa del padre, cosa che le permette di avvicinare Styles non solo per capire il destino di Eddie, ma anche per il fascino che esercita su di lei.

I personaggi, principali e secondari, ingannano e si ingannano per reggere l’urto dei sentimenti, per nascondere la parte più intima di sé. La Egan ha una capacità rara di scandagliare e approfondire i sottintesi che si nascondono dietro parole e azioni, con una chiarezza esemplare.

Apparentemente ci troviamo di fronte a un grande romanzo storico costruito con una precisione notevole per gli ambienti lavorativi, i quartieri alti e bassi, i night, la vita quotidiana tra cantieri e navi. Chi legge ha l’impressione di vedere la New York della Grande crisi e della Seconda guerra mondiale attraverso una ideale cinepresa. In realtà “Manhattan Beach” è un notevole kolossal dei sentimenti che sorreggono le relazioni tra le persone, in cui quasi ogni scena riesce a essere ampia e intima, resa un linguaggio limpido e ricercato nello stesso tempo.

Giorgio Scudeletti

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