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Economia

Piano industria 4.0: le piccole aziende non ci credono

Di Redazione11 luglio 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Serve un piano "junior" diretto alla microimprese che semplichi e informi

Piano industria 4.0: le piccole aziende non ci credono
Lavoro

BERGAMO — Il 56% delle micro e piccole imprese italiane non conosce o non crede nel Piano Industria 4.0 e il 15% pur conoscendo le opportunità che mette a disposizione non intende partecipare per impossibilità organizzative e tecniche.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla rilevazioni (panel di 500 micro e piccole imprese, rilevazione metodo CAWI giugno 2018) raccolte dall’Osservatorio Expotraining, in vista della manifestazione che si terrà come sempre presso Fiera Milano i prossimi 24 e 25 ottobre, in collaborazione con le principali associazioni imprenditoriali, i sindacati e numerose istituzioni.

“Il Piano Industria 4.0 è ovviamente cosa ottima, che può permettere alle imprese italiane di rendersi più competitive puntando sull’innovazione e la formazione – ha commentato Carlo Barberis, presidente di Expotraining -. Purtroppo però tra le microimprese italiane, che raramente superano i 10 dipendenti, il Piano è sostanzialmente sconosciuto o comunque troppo complesso”.

“É un gap che purtroppo riscontriamo spesso nelle nostre rilevazioni: il tessuto imprenditoriale italiano è come è noto composto dal oltre il 90% da micro imprese che non riescono ad accedere a finanziamenti ed agevolazioni, che rischiano di rimenare irrimediabilmente indietro nel necessario percorso di innovazione. Eppure sono proprio loro, che come le radici di una foresta, danno vero corpo all’economia italiana, che tengono il terreno, che hanno resistito incredibilmente allo smottamento degli anni peggiori della crisi, anche per l’occupazione”.

“E’ quindi urgente una versione “junior” del Piano Impresa 4.0, che semplifichi ed informi, che faccia penetrare innovazione e formazione tra le microimprese italiane, in particolare quelle del centrosud, che non sono affatto, come qualcuno pure crede, un fattore di criticità, ma una grande risorsa del modello italiano di sviluppo”, conclude Barberis.

Wainer Preda

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