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Nave senza nocchiero in gran tempesta

Di Redazione18 Maggio 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Dopo la fine delle ideologie la politica è stata trasformata in marketing politico, con i risultati sotto gli occhi di tutti

Nave senza nocchiero in gran tempesta
Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Quale sarà il futuro del nostro Paese non lo sappiamo, tutto dipende dal governo che si insedierà, se si insedierà. Può darsi che si debba tornare a votare fra non molto e, salvo che non si presenti sulla scena politica una figura di spessore morale, civile e politico, è probabile che lo scenario rimanga pressoché immutato.

Il disgregarsi della società di massa soppiantata da un individualismo più o meno consapevole che comunica in rete da pari a pari, ha creato l’ambiente di coltura nel quale nasce e si sviluppa il populismo.

Non ci sono più ideologie forti, capaci di coagulare il consenso e generare senso di appartenenza a un gruppo; senza riferimenti forti, si creano situazioni di marketing politico che, acquisendo informazioni dalla rete (caso Cambridge Analitica) sui gusti, le abitudini, i desideri, le speranze, le paure e, più in generale, sugli orientamenti dei singoli, consentono l’elaborazione di un progetto politico che un leader carismatico utilizzerà per coagulare consenso e ottenere il potere.

In questo modo i partiti tradizionali di massa sono stati sostituiti dai movimenti o da pseudo partiti padronali ai quali si aderisce sposando le proposte del capo carismatico che, a sua volta, coopta nel gruppo di potere soggetti consenzienti utili al suo disegno.

I movimenti populisti come il Cinque Stelle, facendo appello alla democrazia diretta come arma contro l’elite corrotta, guadagnano consensi quando non governano, quando sono all’opposizione, mentre, al governo, non potendo mantenere quanto si sono impegnati a fare dall’opposizione, rischiano che lo strumento che li ha portati al potere gli si ritorca contro.

A tutto ciò si aggiunge il declino evidente di Berlusconi e di Forza Italia che perde consensi nel centrodestra, lasciando scoperta una larga area moderata delusa e priva di riferimenti. Area che difficilmente si accosterà alla Lega lepenista, caratterizzata da una miscela di autoritarismo, nativismo e populismo, antiamericana e filorussa.

In questo scenario si aprono alcune considerazioni di carattere locale sul futuro governo del comune di Bergamo, e sulla competizione elettorale comunale che non è lontana.

Le percentuali di consensi ottenuti dai singoli partiti della coalizione di centro destra, mostrano anche in città un netto sorpasso della Lega su Forza Italia. Nel fronte opposto, nel centrosinistra, il sindaco Gori nella recenti elezioni regionali, pur non avendo vinto, ha confermato i consensi ottenuti alle elezioni comunali.

Immaginando, quindi che il sindaco uscente si ricandidi, chi potrebbe essere il suo competitor? Come sembra essere ormai certo, la Lega rivendicherà per se il candidato sindaco del centrodestra e cercherà di caratterizzare fortemente il programma elettorale e di governo. Allo stato delle cose la posizione di Forza Italia sembra piuttosto debole nei confronti dell’alleato competitore e rischia di avere un ruolo di secondo piano, direi di scarsa rilevanza.

Rimane aperto un varco nel recupero di rappresentanza di quella parte di elettorato moderato che non ha votato Forza Italia alle recenti elezioni regionali, che non voterebbe per la Lega e che rischia d’essere regalato a Gori.

Saranno capaci i “nostri eroi” di un tale recupero?

Giuseppe Petralia

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