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Tutela dei minori: convegno Kiwanis a Bergamo

Di Redazione26 marzo 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tutela dei minori: convegno Kiwanis a Bergamo
Il convegno Kiwanis

BERGAMO — Sono quindicimila i minori stranieri non accompagnati censiti in Italia. Il 10 per cento di questi sono bambine o ragazzine, in maggioranza nigeriane, che rischiano di finire nel terribile giro della prostituzione. E’ quanto emerso dal convegno organizzato sabato scorso dal club Kiwanis Bergamo Orobico, in occasione del suo 25esimo anniversario.

Il simposio, moderato dalla presidentessa del club bergamasco Elisabetta Marisa Fazzina, si è tenuto all’hotel San Marco di Bergamo. Presente il presidente della Federazione europea Kiwanis International Pietro Grasso che ha spiegato origini e scopi del service club fondato nel 1915 negli Usa e diffuso in tutto il mondo. “Questo club ha come finalità la difesa dei diritti e delle libertà dei bambini – ha detto -, perché ai bambini sia garantito il diritto alla vita, alla salute e all’istruzione. Per questo abbiamo messo in campo il nostro progetto Happy Children”.

Ad analizzare la delicata questione dei migranti minori non accompagnati, sbarcati a migliaia nel nostro paese, giuristi, psicologi ed esperti. A partire dal presidente del Tribunale dei minori di Brescia (che ha competenza anche su Bergamo) Vittorio Masia.

Masia ha spiegato i diversi passaggi legislativi che negli ultimi decenni hanno consentito al nostro ordinamento giuridico di essere fra i più avanzati in materia di difesa e tutela dei minori ma anche degli altri soggetti in stato di debolezza, a partire dalle donne. Il riferimento è alla terribile piaga dei femminicidi, che in Italia continuano a mietere vittime. “Nel nostro paese viene uccisa donna ogni tre giorni. E le statistiche ci danno la certezza, drammatica, che fra tre giorni ne verrà uccisa un’altra” ha detto il magistrato.

Molto resta ancora da fare. Ma molto è stato fatto. Secondo Masia, “il nostro ordinamento giuridico, in quanto a tutela di soggetti in stato di debolezza, ha molto da spiegare anche a quelli di altre democrazie avanzate”.

Una delle nuove iniziative introdotte è quella del tutore volontario. Ne ha spiegato le caratteristiche Gianmauro Madonna, giudice onorario del Tribunale dei minori di Brescia. La nuova figura è una sorta di “angelo custode” che si dedica a uno e uno solo minore non accompagnato presente sul territorio italiano. Persegue il riconoscimento dei diritti del minore, promuove il suo benessere psicofisico, vigila sui suoi percorsi di educazione e integrazione, vigila sulle sue condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione. “Attenzione, non sostituisce altri ruoli specifici: avvocati, psicologi, assistenti sociali e così via – ha precisato Madonna -, bensì si tratta di una figura adulta di riferimento per il ragazzo, che compie insieme a lui tutte quelle scelte che solitamente si fanno insieme ai genitori, dalla scuola a cui iscriversi alla sanità”.

A Cristiano Beltrami, dirigente della Caritas diocesana di Cremona, il compito di analizzare i diversi aspetti dell’accoglienza in Italia. I numeri di un fenomeno del fenomeno dell’immigrazione minorile restano preoccupanti. “Buona parte dei bambini e dei ragazzini che arrivano in Italia finiscono nelle mani di organizzazioni criminali. La scelta è cinica fin dall’inizio. I trafficanti di esseri umani prediligono infatti i minorenni perché sanno che in Italia, per esempio nello spaccio, rischiano meno”.

“In questo momento la stragrande maggioranza delle ragazzine che arrivano in Italia sono nigeriane – ha continuato -. Eppure non riusciamo ad avere il benché minimo confronto con la comunità nigeriana. Così come non riusciamo con le etnie rom”.

Sempre a proposito di minori in difficoltà, la psicologa Francesca Mastrantonio di Iiris Roma, attraverso il progetto “Un fiore per Amatrice” si è concentrata invece sulla condizione di bambini, ragazzini e genitori che hanno vissuto il dramma del terremoto. “Il nostro obiettivo – ha spiegato la psicoterapeuta – è di sostenere ed elaborare i processi di adattamento al trauma. Queste persone hanno perso tutto. La loro vita personale, professionale, le certezze di una casa e soprattutto, una volta spenti i riflettori su di loro, vedono l’incertezza del futuro, si sentono abbandonati”.

“Noi lavoriamo su bambini e ragazzini dai 6 a 16 anni. Ma anche sui genitori. Fondamentale è stimolare la resilienza. Ovvero la capacità di ciascuno di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”.

Certo non è facile. “Ad Amatrice ci sono ancora situazioni drammatiche, le abbiamo viste con i nostri occhi”, ha aggiunto il chairman del Kiwanis orobico Francesco Tassoni che ha visitato nei mesi scorsi le zone del sisma. “Quando si vedono da vicino queste cose, cambiamo i parametri con i quali misuri la vita”.

Ecco le immagini del convegno e della successiva cena, realizzate da Vittorio Marchesi.

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