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Elezioni e considerazioni

Di Redazione8 Marzo 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Riflessioni sulla surreale situazione politica che sta vivendo il paese

Elezioni e considerazioni
Luigi di Maio esulta

Accade spesso che ci si metta a scrivere quando, basiti da ciò che ci accade attorno, si pensa che non ci sia nulla da dire. Improvvisamente, quasi a tradimento, sul foglio compaiono e si compongono parole che traducono pensieri, emozioni e riflessioni.

Si è consumata la farsa della campagna elettorale con il suo carico di vacuità, promesse irrealizzabili, personaggi surreali. Tutto si è concluso con il voto che, in democrazia, è l’atto responsabile di partecipazione con il quale si sceglie chi ci rappresenterà alle Camere. Nella sua versione “rosatellum “ e in una finta democrazia invece serve a non far vincere nessuno: è un meccanismo perverso il cui risultato è che chi vince perde e chi perde vince.

Gli eletti, tranne poche eccezioni, sono stati baciati dalla fortuna: in periodo di crisi, dove troverebbero una migliore sistemazione con lauta retribuzione e pensione assicurata con soli pochi anni di contribuzione? Dunque stiamo tranquilli: un governo si farà comunque, l’oclocrazia sarà salvata, il Paese potrà cominciare a sperare fino alla prossima fatale delusione.

Il senatore Razzi non è stato ricandidato con grave danno per la politica, Leu si è rivelato un flop, D’Alema ha subito uno smacco apparentemente assorbito con classe, il presidente Grasso ha imparato che la politica è un’altra cosa e non discende per illuminazione presidenziale dalla carica istituzionale ricoperta, la signora Boldrini, presidente anche lei, è stata battuta alle urne e ripescata: il Paese ha tratto un respiro di sollievo,(come avremmo fatto a meno?!). La signora ministro della pubblica istruzione non è stata eletta né ripescata, ma non siamo certi che la scuola tutta organizzerà manifestazioni di cordoglio. Ministri importanti del governo Gentiloni, bocciati dal voto, sono stati ripescati. La signorina Boschi, imprescindibile ministro di qualsiasi governo a guida PDR ha trionfato nel collegio dove, pare, sia nata e segretamente vissuta, (la notizia è trapelata nonostante i servizi segreti si siano dati tanto da fare; si aprirà un’indagine per violazione di segreto di Stato?).

I Cinque Stelle hanno trionfato, Di Maio si può proclamare Re delle due Sicilie e i sudditi in attesa del reddito di cittadinanza fanno “ammuina”. Confindustria, Marchionne e quanti fino a ieri li guardavano con sufficienza sono pronti a salire sul carro del presunto vincitore, sostenendo d’aver visto di peggio.

Il Centrodestra ha vinto in percentuale più dei Cinque Stelle. Al suo interno si registra il sorpasso della Lega su FI con l’assunzione di Salvini a leader della coalizione. Berlusconi registra il ridimensionamento della sua formazione e non ha esitato a riconoscerlo e a dare a Salvini l’impressione d’essere finalmente il capo (sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza). La Meloni giustamente gioisce, il suo partito è cresciuto in consensi e in numero di parlamentari.

Renzi e i Ds, come tutta la sinistra, hanno perso con uno scarto pesante. Con grande senso di equilibrio il segretario dei Pd si è immediatamente dimesso senza dimettersi fino alla formazione del nuovo esecutivo: pare farà il “ semplice “ senatore, intanto è andato a sciare.

Ed ecco il colpo di scena: al gioco del Rosatellum chi perde vince e chi vince perde. Sì, perché da adesso chi vorrà fare il governo dovrà parlare con Renzi perché non c’è maggioranza possibile senza i suoi numeri.

Tutte le altisonanti e trucide affermazioni e giuramenti di rifiuto di “inciuci“ vari si scioglieranno al primo sole della primavera (metereologica) imminente, con buona pace della coerenza e del rispetto delle promesse elettorali. Poi, ad una ad una, inesorabilmente, cadranno tutte, travolte dall’impossibilità. Si consumerà, forse, un dramma ridotto a farsa i cui protagonisti, con ineffabile e soave improntitudine, reciteranno a soggetto tra i fischi e le proteste del pubblico pagante e “sperante”.

La sinistra è finita, la destra liberale, laica e riformista è finita, il populismo che è tutto e niente trionfa. Il regno delle due Sicilie è rinato, il Lombardo Veneto pure (peccato manchino gli austriaci), sono rimasti salvi, forse, soltanto San Marino, lo Stato Vaticano e il Principato di Seborga, dei Savoia non c’è traccia, per fortuna.

La carta d’Italia è mutata sia graficamente, sia politicamente sia sociologicamente; giallo al sud, azzurro al nord con qualche microscopica macchiolina di rosso.

L’Europa attonita e imbelle sta a guardare, Macron sembra aver capito, la Merkel tace e Taiani tira un respiro di sollievo. Così è se vi pare.

Giuseppe Petralia

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