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Economia

Classe media impoverita: rapporto sull’Italia a Bergamo

Di Redazione1 febbraio 2018 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

L'invasione degli investimenti cinesi e le vie d'uscita dalla crisi spiegate in un documento

Classe media impoverita: rapporto sull’Italia a Bergamo
Come uscire dalla crisi economica

BERGAMO — La classe media si è impoverita e ora servono soluzioni per il rilancio. E’ quanto contenuto nell’ultimo “Rapporto sull’economia globale e l’Italia”, presentato ieri in un convegno a Bergamo.

Il documento, curato del professor Mario Deaglio, analizza i trend macroeconomici e le dinamiche geopolitiche degli ultimi dodici mesi, con uno sguardo specifico al ruolo che l’Italia può assumere nell’attuale congiuntura economica e in relazione alle dinamiche internazionali. L’incontro fa parte di una serie di eventi, iniziata lo scorso 25 gennaio con la presentazione del Rapporto a Milano, che toccherà varie città d’Italia per concludersi a Roma il prossimo maggio.

Il “Rapporto sull’economia globale e l’Italia”, il cui volume è edito da Guerini e associati, è sostenuto da Ubi Banca, che promuove l’incontro del 31 gennaio in collaborazione con la Camera di Commercio di Bergamo. Giunto alla ventiduesima edizione, lo studio, a cura del Centro Einaudi, rappresenta un appuntamento consolidato nella serie di incontri che a vario titolo UBI Banca intrattiene con la comunità finanziaria, gli investitori, gli azionisti e gli interlocutori istituzionali.

La serata, aperta dai saluti di Paolo Malvestiti, presidente Camera di Commercio di Bergamo e di Andrea Moltrasio, presidente consiglio di sorveglianza Ubi Banca, si è sviluppata con una introduzione ai temi a cura di Salvatore Carrubba, presidente Centro Einaudi e quindi con una esposizione del professor Deaglio.

L’esposizione del professore ha toccato tre grandi aree:
• le mutazioni strutturali di lavoro e capitale introdotte dalla globalizzazione e la loro ulteriore evoluzione in anni in cui la globalizzazione stessa sembra in crisi, almeno rispetto alla forma che assunse ai suoi albori
• la situazione dell’Europa e dell’Italia in questo scenario
• la prospettiva “sostenibile” proposta come possibile percorso di consolidamento della crescita.

La globalizzazione – dopo un’epoca d’oro iniziata negli anni novanta, in cui a tassi elevati di crescita del Pil mondiale corrispondevano ancor più elevati livelli di scambi commerciali, e in cui il fenomeno portava benefici sia ai produttori del sud del mondo che alle imprese del nord del mondo – è entrata con la recessione del 2007-2008 in una fase di contrazione, tanto da porre la domanda se sia, addirittura, un fenomeno terminato oppure se stia solo assumendo forme nuove, per ora meno decifrabili che nel recente passato.

“In tale contesto è evidente, nei paesi di più antica industrializzazione e più consolidato benessere, un progressivo aumento delle diseguaglianze e un impoverimento, soprattutto della classe media. L’ineguaglianza crescente dei redditi e la divaricazione culturale tra chi aderisce ad una visione multiculturale e chi, in antitesi, propugna un ritorno alle tradizioni, sono indicati nel Rapporto come macro-spiegazioni dell’emergere del populismo”.

Un altro dato sintetico ma di grande interesse è che nel breve volgere di cinque anni (2012-2016) gli investimenti europei in Cina sono in flessione, mentre quelli cinesi in Europa si sono letteralmente impennati, dando l’idea di una perdurante difficoltà dell’occidente nei confronti dell’esuberanza economica del colosso asiatico. Per l’Unione Europea, il prof. Deaglio ha delineato poi tre ipotesi per il futuro: dal rilancio del processo unitario ad una perdurante indecisione, con un’opzione intermedia di un’Europa a più velocità, concertata a livello degli Stati che compongono l’Unione.

L’Italia accenna finalmente a dinamiche virtuose, quali la crescita del Pil e dell’occupazione, unite ad un minor tasso di crescita del debito pubblico. L’industria che affronta questa fase è naturalmente diversa rispetto al passato: l’impiego risulta strutturalmente meno stabile e con la necessità di una sempre maggiore alternanza di formazione e lavoro, inoltre dalla crisi sono nate nuove imprese e si sono sviluppati settori che si affermano anche all’estero, come ad esempio la filiera dell’agroindustria.

Il professor Deaglio ha concluso la presentazione ipotizzando delle risposte adatte a queste sfide globali: il recupero di una visione di lungo periodo; nuovi investimenti in politiche di sviluppo sostenibile che considerino anche i fattori non economici; l’introduzione di processi produttivi ‘circolari’.

Tale sviluppo sostenibile dovrà integrare variabili ambientali, economiche e sociali, unendole per evitare i molteplici rischi di una economia in stagnazione, di un mondo non protetto dal degrado e di una società divisa e non inclusiva: problemi che potrebbero manifestarsi se le variabili legate a economia, ambiente e società non venissero considerate in un’ottica unitaria.

L’evento è stato anche valorizzato da una tavola rotonda dal titolo “Bergamo: economia territoriale ed esposizione internazionale”. Vi hanno preso parte il professor Paolo Buonanno, prorettore delegato dell’Università degli Studi di Bergamo, l’assessore alla riqualificazione urbana Francesco Valesini, Luca Gotti, responsabile della macro area Bergamo e Lombardia Ovest di Ubi Banca e Alberto Paccanelli, vicepresidente Confindustria Bergamo con delega all’Innovazione.

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