iscrizionenewslettergif
Storia

Bergamo scomparsa: le tre grandi epidemie

Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: le tre grandi epidemie
L'ingresso secondario del Lazzaretto di Bergamo

Abbiamo assistito nella puntata precedente alla posa della prima pietra del Lazzaretto, cerimonia avvenuta “con le debite et consuete solennità” e con gran concorso del clero e del popolo il 7 maggio 1504.

I lavori di costruzione si protrassero a lungo e l’edificio risultava terminato nel 1581. “Bellissimo, ben fatto et molto grando” lo definiva però già nel 1536 un visitatore friulano, prè Zuan de San Foca nei suoi appunti di viaggio, segno che la costruzione doveva essere all’epoca già molto avanzata.

Si presenta tuttora come un vasto recinto rettangolare di metri 132 per 129. Chiuso all’esterno era circondato in origine da un fossato perimetrale ora interrato. Nella struttura compatta si aprivano due ingressi contrapposti. Il principale posto sul braccio sud-est conserva il portale originale in arenaria, nella cui chiave di volta era leggibile la data 1504 affiancata nei pennacchi da due stemmi ancor oggi visibili. Un semplice arco in arenaria definisce l’accesso secondario, oggi, a quanto sappiamo non più utilizzato.

All’interno un lungo porticato perimetrale ad archi a tutto sesto su colonne in pietra introduceva alle celle, realizzate con tecniche moderne tali da consentire il massimo conforto ai ricoverati. Ognuna di esse si affacciava sul portico mediante una finestra e una porticina ad arco dotata di un battente di chiusura. Sulla parete di fondo un’altra finestra era situata in modo da favorire la ventilazione trasversale e un camino assicurava il riscaldamento.

Una nicchia separata, arieggiata da una piccola feritoia, ospitava il gabinetto costituito da una lastra in pietra con foro circolare e da uno scarico in coppi per l’evacuazione nella roggia esterna. Lo stesso condotto serviva un acquaio realizzato in pietra arenaria e sovrastato da un ripiano per il deposito del vasellame. In una seconda nicchia un’armadiatura a muro conservava le lucerne e gli strumenti necessari per l’illuminazione. Grazie a tali attrezzature, alla posizione delle finestre e soprattutto alla modernità dell’impianto fognario il Lazzaretto bergamasco risultava tecnologicamente più avanzato di quello milanese dal quale sicuramente aveva mutuato l’impianto e i criteri distributivi.

Tutta la struttura si situava a piano terra. Solo in corrispondenza dell’ingresso principale la costruzione era a due piani, ospitando l’abitazione del personale, l’alloggio dei frati e forse il refettorio.

Chiusa dal perimetro dell’edificio era “una pezza di terra aradora di pertiche sedici e mezza” al centro della quale si ergeva una cappella aperta, formata da un baldacchino con volta a crociera retta da quattro pilastri. La struttura e la collocazione ne permettevano la vista da tutte le celle. Dedicata ai Santi Giobbe, Rocco e Sebastiano, fu per delibera comunale il 18 agosto 1710 sostituita da una piccola chiesa, oggi non più esistente.

La costruzione del Lazzaretto risultò provvidenziale in occasione delle tre grandi epidemie che, come vedremo, colpirono la città nel 1524, nel 1576 e quindi nel 1629, la famosa peste descritta dal Manzoni. In tutti e tre i casi, ma soprattutto in quello della peste manzoniana, la struttura non risultò sufficiente a ricoverare tutti gli appestati così che si dovette ricorrere ad aree aggiuntive con la realizzazione temporanea di accampamenti di fortuna. Nel 1630 sicuramente nella zona triangolare tra porta Osio e porta Broseta. Visibile oggi in via San Lazzaro una santella con iscritta la data 1630.

Dopo aver assolto la funzione di ricovero prima per gli appestati e poi per i colerosi, l’edificio ebbe i più diversi utilizzi: mercato del bestiame, recinto per gli stalloni reali, magazzino, campo di concentramento per i prigionieri di guerra durante la Repubblica di Salò. Oggi è sede di numerose associazioni. Le diverse destinazioni d’uso non hanno comunque alterato l’impianto originario, che rimane l’unico esempio in Italia, forse in Europa, di Lazzaretto conservato integralmente.

Andreina Franco Loiri Locatelli

Leggi le altre puntate di Bergamo scomparsa.
Bergamo scomparsa: la bibliografia.

Bergamo scomparsa: la peste e il Lazzaretto

Il Lazzaretto di BergamoFin dalla metà del Trecento, a seguito della terribile “peste nera”, era sentita nelle città ...

Bergamo scomparsa: arrivano i divieti sui vestiti sfarzosi

Ritratto di gentildonna, di Lorenzo LottoNegli ultimi incontri abbiamo attentamente esaminato strutture e funzioni dell’Hospital Grande, del Lazzaretto e della ...