iscrizionenewslettergif
Logos

Nazionale Azzurra: rappresentazione plastica del Paese

Di Redazione15 Novembre 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Spreco di talenti e risorse, dilapidazione di capitale umano, incapacità di formare e selezionare giovani capaci, di creare opportunità

Nazionale Azzurra: rappresentazione plastica del Paese
Italia-Svezia

Archiviata la partita Italia-Svezia, con un secco e algido zero a zero, e con essa la presunzione di partecipare ai mondiali di Mosca, registrate le dichiarazioni a caldo rilasciate, tra le lacrime amare, comunque atto di realismo e dignità, dal miglior portiere dei tempi moderni, signor Buffon, e la querula intervista di Ventura, abbiamo spento, malinconicamente delusi, il televisore, e abbiamo consumato, masticando amaro, ciò che rimaneva di una cena tra amici, organizzata per guardare in compagnia la partita.

Non riferisco i commenti e le battute, giunte un po’ da ogni parte, perché, come potete immaginare, scadrei nel triviale, pur riconoscendo che alcune, sebbene salaci e pesanti, erano divertenti. Mi trovavo in compagnia di signori ben educati e di discreta cultura ma, si sa, calcio e traffico hanno spesso il potere di trasformare compassate persone in volgari “scaricatori di porto”.

Dopo l’ultimo giro di vino novello, un nero d’Avola dal profumo fruttato e dal gusto pieno e intenso, prodotto da amici in questa terra di Sicilia, che ha ben altre preoccupazioni, un po’ alticci e malinconici ci siamo salutati e ognuno ha fatto ritorno alla sua casa di campagna.

Nell’interno della Sicilia, chi ha il privilegio di una casa in campagna torna in città dopo aver “sbottato” il vino nuovo, a San Martino, con relativi riti conviviali e pantagruelici, consumati tra vicini, confinanti e amici, dopo aver raccolto le olive e spremuto l’olio, verso la fine di Novembre. Alcuni, invece, in genere pensionati abbienti, vivono in campagna tutto l’anno, tornando in città solo ber brevi periodi e per necessità. Vivere in campagna, lontani dal traffico cittadino, dalle inefficienze, dalla forzosa condivisione di spazi spesso fatiscenti e di strutture inadeguate, dà l’impressione di vivere in quel luogo che, come diceva Borsellino, invitando i giovani a non disperare e a non abbandonare l’isola, “diventerà bellissimo” e che, complice l’amenità e la bellezza della campagna siciliana, spesso sembra già bellissimo.

Rimasto solo, mi sono lasciato cadere su una poltrona e, nel silenzio avvolgente della notte agreste, con l’aiuto di una tazza colma di caffè, mi sono messo a scrivere seguendo il filo di certi pensieri che mi costringevano, tiranni, alla tastiera del mio Macbook.

Il calcio, la Nazionale, la federazione e il suo presidente non sono soltanto i responsabili di una disfatta, di un avvenimento sportivo negativamente epocale (il precedente risale a sessanta anni fa) ma, a ben riflettere, sono anche la rappresentazione ulteriore del disfacimento del Paese, la riproposizione del tema della mediocrità della nostra classe “dirigente”, dello spreco di talenti e risorse, della dilapidazione di capitale umano, dell’incapacità di formare e selezionare giovani capaci, di creare opportunità; una classe dirigente che non sa progettare, che vive d’improvvisazione, i cui orizzonti si chiudono nella relatività del tempo brevissimo, che non ha visioni, il cui futuro non è un sogno da realizzare col tempo, la costanza, il lavoro duro e spesso oscuro, e con responsabilità.

Ventura non è riuscito a regalarci uno sprazzo di dignità dimettendosi subito, a caldo; ha comunicato che prima deve sentire i vertici e il presidente della Federazione, corresponsabile e artefice del disastro, il quale, a sua volta, ha già dichiarato che si guarderà bene dal presentare le dimissioni insieme al commissario tecnico.

Una squadra, la Nazionale, che in tutte le precedenti partite di qualificazione non ha mai brillato, pur avendo giocato con squadre di secondo livello perché, esattamente come una squadra di Governo, non puo’ imporsi solo col “cuore” o col talento personale. Ci hanno abituato a pensare che l’importante sia partecipare ai grandi eventi come ai tavoli nazionali e internazionali della politica, anche se soltanto “per il rotto della cuffia,” senza averlo pienamente meritato: tanto poi si vedrà, qualche cosa, con un po’ di fortuna, ci inventeremo.

Lo spettacolo al quale ci siamo abituati e rassegnati, non solo nel calcio, è quello di squadre che mettono in campo persone, a volte di talento, che fanno pressing, buttano il cuore oltre l’ostacolo, fanno “ammuina”, come molto efficacemente si dice a Napoli, ma non concludono, non fanno gol né in campo né al Governo né in Europa.

Non sono un esperto di calcio e anche come tifoso, pur simpatizzando per la Juventus, vecchia passione adolescenziale, sono atipico nel senso che guardo raramente e con distacco le partite del campionato; mi appassionano soltanto gli incontri della Nazionale, forse per senso patriottico, perché sono italiano, ostinatamente, speranzosamente italiano d’Europa, nonostante “loro”.

Giuseppe Petralia

Gli impresentabili e il paese in dissoluzione

ItaliaIl risultato elettorale in Sicilia sancisce la rinascita del centrodestra nell’isola: 60 a 0 per ...

Opposti e paralleli: i due volti del populismo italiano

Luigi Di Maio e Matteo SalviniIl Paese sta vivendo una campagna elettorale surreale, tutti promettono tutto e giurano che manterranno ...