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Disfatta Italia: addio mondiali. Fallimento di sistema

Di Redazione14 novembre 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

La sconfitta non è solo sportiva. Ora serve un progetto del tutto nuovo

Disfatta Italia: addio mondiali. Fallimento di sistema
L'Italia sconfitta

Non accadeva da 60 anni. Gli italiani nel 2018 vedranno le altre nazionali disputare i mondiali in Russia, ma non la loro. L’Italia di Giampiero Ventura è stata eliminata nei playoff di qualificazione ieri sera a Milano con la Svezia.

Una disfatta di proporzioni enormi. Per il calcio nostrano, per lo sport e per l’industria che ci gira intorno.

Le lacrime degli azzurri tuttavia sanciscono un fallimento che non è arrivato ieri sera, ma da mesi, forse da anni. La sfida di ritorno con la Svezia è solo la punta di un iceberg che si stava sciogliendo come neve al sole.

Non è bastata la bolgia di San Siro. La nazionale ci ha provato. Ma contro la pur modesta e catenacciara Svezia, non è riuscita a segnare una rete in due partite. Anzi, ne ha pure subita una.

Non dobbiamo stupircene. Nonostante i sogni di gloria, questo siamo. Gli azzurri in emergenza hanno messo l’anima, dopo essere rimasti in altro affaccendati per il resto del girone. Una squadra che è specchio del nostro campionato. Quello che un tempo era di Serie A e che oggi si affida, persino nel nome, a uno sponsor che porti soldi.

Quello sancito ieri sera non è solo un fallimento sportivo, ma di sistema. Conte lo aveva anticipato: senza stage e formazione non si va da nessuna parte. Come dargli torto. Guardate la classifica marcatori del campionato. Non ci sono attaccanti italiani. Semplicemente perché – tutti presi dalla vittoria subito -, li compriamo all’estero. Ora, cosa si può pretendere da un calcio che invece di investire con pazienza e lungimiranza sui talenti nostrani preferisce comprare stranieri a peso d’oro? Cosa si può pretendere da un mondo che illumina le performance social di presunti campioni e relative wags, mentre i vivai sono a pagina 35 in basso?

Abbiamo preso una sana ridimensionata. Chissà se capiremo la lezione. Ma da qui bisogna ripartire con un progetto federale serio, con nuove idee e nuovi manager. Purtroppo, governato da veti e ricatti incrociati, non siamo un paese capace di cambiare. E il rischio è che anche questa volta vada come sempre: via l’allenatore, volemose bene e tutto come prima.

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