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Gli impresentabili e il paese in dissoluzione

Di Redazione10 Novembre 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Dissolvimento sociale, morale, civile e politico sfilacciano l'Italia

Gli impresentabili e il paese in dissoluzione
Italia

Il risultato elettorale in Sicilia sancisce la rinascita del centrodestra nell’isola: 60 a 0 per la prima discesa in campo di Berlusconi con Forza Italia.

Nello Musumeci è il nuovo presidente della Regione, presidente e non governatore; teniamo presente che quello siciliano è il più antico parlamento e la Sicilia è regione autonoma a statuto speciale.

Musumeci è uomo di destra, serio, onesto, mai chiacchierato, che ha dimostrato di saper governare la provincia di Catania di cui è stato presidente. Tuttavia, sulla sua vittoria pesa la macchia degli impresentabili e un primo arresto di un “onorevole” (i parlamentari dell’assemblea regionale siciliana possono fregiarsi del titolo di onorevoli).

Il presidente ha già chiarito che è conscio della difficoltà di governare l’isola per il suo pesante fardello di problemi ormai cronici: dalla difficile situazione di bilancio alla elefantiaca burocrazia regionale, alla inadeguatezza delle infrastrutture, all’enorme disoccupazione giovanile, ai famosi venticinquemila forestali e così via elencando. E’ politico consumato che ha già dimostrato di saper coniugare idealità e prassi; è consapevole che dovrà vedersela con il blocco di potere che da sempre, più o meno occultamente, indipendentemente dal colore del governo eletto, comanda e “sgoverna” la Sicilia.

Lui, però, ha un asso nella manica. Come ha già dichiarato, non si ricandiderà per un secondo mandato. E questo – forte del fatto che non ha bisogno di ingraziarsi il consenso di gruppi di potere, postulanti, famigli, sedicenti lobbisti da accatto -, gli consentirà scelte e decisioni impopolari senza iscriversi all’albo dei professionisti dell’antimafia salottiera e ciarlante, nel dichiarato intento di riportare la Sicilia sul binario della legalità e del rilancio economico ed occupazionale.

Le sue saranno certamente decisioni impopolari se, come promette, vuole governare l’isola, perché qui il primo gesto davvero innovativo e rivoluzionario è governare secondo i canoni del buon governo, coniugando l’interesse generale con le aspettative dei singoli, leggendo e interpretando i bisogni e le speranze dei giovani e degli esclusi, sanando le disuguaglianze e restituendo speranza e futuro ai siciliani tutti.

Su tutto ciò, tuttavia, incombe la questione che anima i quotidiani dibattiti televisivi sugli impresentabili e sul primo arresto di un neo eletto. Nulla si dice e si dibatte sul programma di governo del neopresidente, forse anche perché si è talmente abituati a presidenti da teatro dei pupi che discutere dell’argomento appare inutile, poco degno d’interesse.

Comunque la questione è posta e, sia pur mal volentieri, parliamone. A mio giudizio, senza perdere di vista il contesto, se non si vuole disquisire astrattamente, bisogna scindere la questione etica da quella di opportunità politica.

Il contesto sociale nel quale ci muoviamo, e non mi riferisco alla sola Sicilia, è altamente degradato sia dal punto di vista etico che civile. Le interviste e i reportage televisivi che da qualche giorno manda in onda la televisione ci forniscono uno spaccato di una società nella quale l’assenza cronica del diritto, della legalità, di istituzioni degne della fiducia dei cittadini, di autorevoli rappresentanti delle stesse istituzioni, legittimati da competenza e trasparenza, ha degradato i cittadini a sudditi postulanti; li ha ridotti allo stato di famigli e manutengoli di personaggi spregiudicati che elargiscono per favore ciò che invece è diritto e che, agendo secondo la logica “favore-preferenza”, allargano sempre più il loro consenso, crescendo in potere politico proporzionalmente al numero di preferenze ottenute.

Certamente, è eticamente riprovevole e scorretto accogliere nelle liste elettorali personaggi discussi o peggio inquisiti così come è inopportuno politicamente, pur rimanendo garantisti, in attesa di giudizio e con presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato.

Tutti, però, sappiamo che le elezioni si vincono sommando i voti, non le buone intenzioni, e siccome i voti si contano e non si pesano, in tutte le liste spesso appaiono personaggi “impresentabili”, portatori di irrinunciabili pacchetti di preferenze. Anche chi si picca di non averne mai accolti, al bisogno (leggi mantenimento di maggioranze di governo) tutti se ne servono e se non li hanno li acquistano in modo ancora più spregiudicato, immorale e politicamente scorretto.

Tutto ciò, mai abbastanza denunziato e fustigato, è, nostro malgrado, divenuto normale; è la conseguenza del dissolvimento sociale, morale e civile del nostro paese; di una classe politica mediocre, incapace, spesso cialtrona, bugiarda fino all’improntitudine; dello sciupio ottuso di capitale umano, di una scuola e di un’università che, a furia di riforme discutibili e farsesche, si sono degradate fino al punto da non saper né poter formare e selezionare una classe dirigente degna e capace di affrontare le sfide che la modernità e la globalizzazione impongono.

In Sicilia, l’unico partito vincitore, se si vogliono avere occhi per vedere, è il Movimento Cinque Stelle con tutto il suo corredo di amenità; supera da solo il trenta per cento, sull’onda livida della protesta arrabbiata dei giovani delusi, senza lavoro né avvenire, degli anziani con le pensioni minime che rinunziano a curarsi, degli esclusi, dei diseguali e perfino di molti che, pur non stando male, non sopportano più le inefficienze, i disservizi, le lentezze e le arroganze di una burocrazia elefantiaca e inefficace.

Fino a quando non torneremo ad avere un parlamento che legifera, un governo che governa, finché non si ristabilisce l’equilibrio tra i poteri e la loro effettiva indipendenza, fino a quando non si celebri un processo parlamentare al sistema, dal quale scaturiscano regole certe e uguali per tutti in materia di leggi elettorali fatte per i cittadini e non per favorire questa o quella coalizione o partito, finché non sarà sciolto in modo trasparente il nodo del necessario finanziamento pubblico dei partiti costretti a presentare bilanci certificati e pubblici, finché non si recupera lo spazio di democrazia ceduto alle oligarchie salvifiche e la politica ristabilisce il suo primato sulla finanza, i voti si cercheranno dove ci sono, continueranno ad essere contati senza essere pesati e tutti noi continueremo a sorbire stucchevoli dibattiti sugli impresentabili presentati e vincenti.

Giuseppe Petralia

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