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Cultura

“Voi due senza di me”: i sentieri tortuosi e irrisolti dei sentimenti

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“Voi due senza di me”: i sentieri tortuosi e irrisolti dei sentimenti
Emiliano Gucci

Un uomo, una donna e un bambino stanno trascorrendo insieme una domenica in riva a un torrente. Poche ore dopo, il padre torna da un giro in cui ha cercato un amico nel paese vicino, e trova la madre impietrita che sorregge il corpo del figlio, morto annegato. E’ questo l’antefatto e uno dei centri emotivi del romanzo di Emiliano Gucci, “Voi due senza di me” (Feltrinelli, pp.224, 16 euro).

Una storia raccontata più volte nella letteratura e nel cinema, specie negli ultimi anni. La vicenda ha un esito drammatico e negativo anche per il matrimonio di Marta e Michele, che si sfibrano nei sensi di colpa aggravati dal sospetto indicibile di Michele verso la moglie, tormentata dalla depressione strisciante che le responsabilità e il peso dell’essere madre le hanno provocato. Ma tutto questo il lettore lo apprende solo percorrendo la storia di Marta e Michele con gli occhi e attraverso le parole di chi non c’è più,il figlio che osserva i suoi genitori da un angolo remoto dell’universo e racconta due giorni decisivi nella loro vita di ex sposi, ma non certo ex genitori e nemmeno ex innamorati. Questo è l’altro cuore emotivo della vicenda, l’amore di Michele per Marta e di Marta per Michele non si è spento e quindi ognuno dei due cerca di ricostruire un’ improbabile vita insieme a distanza di molto tempo.

Dieci anni dopo quella tragica domenica Michele prova con cocciutaggine a riconquistare il rapporto con Marta, che ora ha un compagno, in una giornata primaverile a Firenze immersa nell’azzurro. Il clima e il colore contrastano simbolicamente con le oscurità e i tormenti dei due protagonisti ancora attratti l’uno dall’altro ma senza che questo elimini le ferite reciproche. Il passato è stato solo accantonato, ma non effettivamente compreso e rielaborato da Marta e Michele, quindi il tentativo rabbioso e quasi disperato dell’uomo si rivela soltanto lo stimolo che fa riemergere il grumo di sospetto, rancore e fragilità emotive che aveva allontanato i due protagonisti irrimediabilmente. Dieci anni più tardi è Marta a percorrere tra fatica e trepidazione la via che porta a Michele, che ora convive e ha un figlio, sullo sfondo di una gigantesca nevicata che immerge il paesaggio del contado fiorentino in un bianco accecante.

Il colore dell’assenza è lo sfondo ideale del tentativo di riempire il vuoto d’amore a cui Marta cerca l’antidoto estremo, riprendersi la vita con Michele. In entrambi questi giorni decisivi il figlio, narratore silenzioso e partecipe delle vicenda, sente quasi come una colpa il suo comparire nei pensieri dei protagonisti che si impongono di richiamare la memoria della sua presenza nella loro vita per spiegare cosa li abbia allontanati. Anche il lutto, come l’amore, è vissuto dai due genitori alla stregua di un passato che non passa.La morte del figlio è un evento mai del tutto affrontato, mai davvero rielaborato, che si è trasformato in un senso di colpa vissuto come un tributo da pagare quasi come un dovere, alla memoria di chi non c’è più :lo dimostra la piccola scena ricorrente per cui Marta e Michele vedono più volte spuntare l’immagine o il ricordo del figlio all’angolo degli specchi in cui si riflettono, come fosse un’icona della loro incompletezza.

Questo romanzo di Emiliano Gucci parla dell’amore in due manifestazioni essenziali con un linguaggio diretto, che ha le tonalità della lingua quotidiana dotata di un’eleganza moderna, a volte anche scopertamente studiata in certe scelte lessicali sorprendenti. È apprezzabile e riuscita la volontà di alternare in un equilibrio pressoché perfetto racconto e dialoghi. I nodi emotivi che tormentano Michele e Marta sono resi attraverso le loro azioni. Attraverso gli sguardi nervosi e irrequieti che gettano sulla realtà che li circonda, cogliendone tutti gli scarti e attraverso i gesti che manifestano il loro cercarsi e il loro reciproco sottrarsi al contatto dell’altro. E poi ci sono le parole che si scambiano in battute serrate, uno scavo costante dei sentimenti reciproci che individua le contraddizioni dell’altro e che fa emergere anche quello che l’altro non vuole o non può dire. I due protagonisti sono personaggi a tutto tondo, che attraverso i loro chiaroscuri caratteriali e temperamentali trasformano una possibile tragedia strappalacrime in un dramma difficile e aspro dai contorni netti. La vicenda non cade mai nel patetico, ma diventa il ritratto incrociato di due figure umane che prima di tutto si sforzano con fatica di trovare giorno per giorno il significato della loro esistenza vivendola e cercando di rispondere alle domande impossibili che il passato ha lasciato loro addosso. Con rabbia, con tristezza ma anche sperando che nell’amore presente e passato e probabilmente mai finito si possa trovare un senso e una direzione.

Giorgio Scudeletti

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