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Convergenze e divergenze parallele a geometria variabile

Di Redazione6 Ottobre 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

I "partiti" cercano cercano alleanze e convivenze da separati in casa, per vincere le prossime elezioni. E intanto il Paese va in malora

Convergenze e divergenze parallele a geometria variabile
Berlusconi e Salvini

In un Paese che fatica ad uscire dalla crisi, che nonostante i dati degli indicatori economici non vede spiragli, dove una larga parte di pensionati e salariati non riesce ad arrivare alla fine del mese, dove la percentuale in termini assoluti di giovani inoccupati è ancora troppo alta, dove il divario Nord-Sud invece di restringersi si allarga sempre più, dove non si riescono a fare riforme incisive, dove le banche capitalizzano i guadagni e socializzano le perdite con l’avallo dei governi, dove i manager dopo aver dilapidato e distrutto aziende pubbliche e private sono premiati con liquidazioni astronomiche ed immorali e poi promossi alla conduzione di altre aziende pubbliche, i partiti (?) nel senso di organizzazioni politiche (la precisazione mi sembra obbligata per non generare legittimi equivoci nel senso di partiti, iti proprio di testa e di senso), cercano alleanze, convergenze o convivenze da separati in casa, come dire “per l’occhio della gente” al fine esclusivo di vincere le prossime elezioni.

Di mezzo c’è la questione della legge elettorale di cui si discute, si chiacchiera, si minaccia, si auspica sempre e solo nell’interesse miope e basso della “ditta”, sempre guardando alla punta dei propri piedi, senza mai alzare lo sguardo verso l’orizzonte.

La situazione, quindi, è chiara: sotto un cielo cupo regna un’organizzatissima confusione, si prospettano “convergenze e divergenze parallele a geometria variabile” in ciascuno dei campi dei contendenti che, in una specie di teatro dei Pupi, si sfideranno a singolar tenzone. Intanto, come si dice in Sicilia con sardonica sintesi, si “annacano”, fanno finta di muoversi dondolandosi sui fianchi e ondeggiando avanti e indietro.

Nel centrodestra, Berlusconi cerca di tenere insieme la coalizione e di rivitalizzare la sua leadership mentre lavora alacremente per riaccreditarsi in Europa, riavvicinandosi alla Merkel e stando sempre più stretto al Ppe. A ogni suo sforzo in tale direzione corrisponde una presa di posizione di Salvini che prende le distanze dall’Europa, magnifica i successi delle formazioni di destra in Francia e in Germania, si dichiara vicino al premier ungherese Victor Orban, la cui xenofobia fa irritare i leader europei, si spinge perfino a ipotizzare un referendum per separare l’Emilia dalla Romagna nel tentativo di delegittimarne la leadership.

Forza Italia, al suo interno ha da risolvere alcune divergenze di vedute. Da una parte, il governatore della Liguria Toti teorizza una coalizione a trazione leghista, sostenendo che nella regione l’ottantatré per cento circa dei comuni sono governati da coalizioni a trazione leghista e che al Nord, in generale, la situazione non è dissimile. Dall’altra, Brunetta si fa portavoce di chi sostiene che FI non è subalterna a nessuno e che gli estremismi di Salvini non giovano alla formazione di un centrodestra che includa l’ampia area moderata nella prospettiva di un partito “forte, nazionale, ramificato al nord, al centro e al sud”. Lega e FI divergono persino nella visione dei rapporti con il centrosinistra e i Cinque stelle.

In sostanza, solo una nuova legge elettorale può costringerli a stare uniti in una coalizione che includa la Meloni e può portarli a vincere anche con l’aiuto indiretto del centrosinistra sempre più diviso e rissoso al suo interno.

Rimane, tuttavia, aperto il problema nel centrodestra come nel centrosinistra: vincere e poi come governare.

Intanto il popolo disilluso “non spera però ci sta provando”, per parafrasare Battisti. Ancora per quanto? Nessuno sembra minimamente interessato neppure a porsi la domanda.

Giuseppe Petralia

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