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Il caso tedesco, ovvero la noia che genera un circolo virtuoso

Di Redazione2 Ottobre 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

La Merkel vince nel segno della continuità: niente esperimenti. E in Italia?

Il caso tedesco, ovvero la noia che genera un circolo virtuoso
Angela Merkel

Le recenti elezioni in Germania hanno confermato Angela Merkel alla guida del Paese. Non è stata una vittoria esaltante, piuttosto una mezza vittoria resa più amara dal risultato negativo dei socialdemocratici e dalla notevole avanzata della destra illiberale e populista.

Ciò che ha decretato la vittoria, pur non esaltante, della Merkel non è stato l’entusiamo, ma la ricerca della continuità. Niente esperimenti è stato ed è il principio ispiratore della sua politica.

Da queste elezioni sia l’Spd che la Cdu escono indeboliti: insieme raggiungono meno del 50% mentre prima erano al 70% circa; i più colpiti dalla crisi di consensi sono i socialdemocratici, Schulz si è rivelato un candidato non all’altezza.

Cdu e Spd hanno costruito una coalizione che è durata troppo tempo finendo per non distinguersi più, confondendo le loro differenze. Certo l’Spd risente della crisi grave che ha colpito i partiti socialdemocratici di tutta Europa, ma non meno problematica è la crisi che ha colpito la Cdu. Un dato oggettivo li accomuna: la crisi di consensi colpisce i partiti tradizionali che hanno governato negli ultimi venti anni.

Forse si formerà un governo di coalizione con i liberali e i verdi senza i socialdemocratici, che probabilmente dovrà affrontare la crisi che arriverà in Germania portando una decrescita, difficile da gestire anche per la Merkel.

Rimane aperta, tuttavia, la questione della identità dei partiti che cercano di essere grandi partiti popolari, il più rappresentativi possibile; devono sforzarsi di rifondarsi senza abdicare ai propri valori, forse senza perdere la loro struttura novecentesca, facendo argine alla liquidità dei movimenti in stile Macron o cinque stelle o Afd. Devono tornare ad essere differenti e riconoscibili e con ciò credibili. Devono tornare a riproporre con forza la centralità della politica rispetto alla finanza.

In Italia molti hanno gioito riuscendo a vedere nel risultato tedesco soltanto il dito della non vittoria della destra e non il cielo cupo della crisi di consenso dei grandi partiti.
Non vedono il montare di un sentimento illiberale sempre più diffuso in larga parte della popolazione europea che trova terreno fertile proprio nell’incapacità dei partiti di distinguersi, d’essere differenti e riconoscibili, di dare risposte concrete alle paure e ai timori della gente, di non disattendere promesse e disilludere speranze.

Nel nostro Paese c’è da sempre una certa propensione per l’illiberalità, nel senso di una mal celata avversione per la società libera, per l’ordine liberale, che in passato ha spinto un trenta per cento degli elettori verso partiti illiberali di destra o di sinistra e oggi verso i movimenti o i partiti, così detti, populisti o antisistema come la lega e i Cinque Stelle.

E’ possibile che in Germania Cdu, Spd e Csu riescano nell’operazione “rifondazione e credibilità” ridimensionando i movimenti populisti e riconquistando consensi. Sono invece scettico sulla possibilità che la stessa cosa possa accadere in Italia dove i grandi partiti mostrano d’avere una sola preoccupazione: vincere a ogni costo, anche impugnando qualche bandiera populista se serve allo scopo.

Mentre, poi, non mi preoccupa una certa percentuale storica di illiberalità, mi impensierisce seriamente la percentuale sempre più elevata di incoscienti cinici al potere. Personaggi che rimangono indifferenti riguardo a ciò che avviene nel resto d’Europa, che non sembrano chiedersi quali siano le ragioni profonde del rifiuto della modernità, della contestazione ormai automatica di qualsiasi forma di autorità, persino di quella scientifica, vedi questione vaccini, o l’accanimento contro la democrazia rappresentativa ormai in mano ai corrotti al costo di una evidente involuzione verso la de-democratizzazione e l’invocazione utopica e un po’ sciocca del governo dei virtuosi.

Affiorano alla mente i versi di Carducci: “;a un asin bigio rosicchiando un cardo rosso e turchino, tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo e a rosicchiare serio e lento seguitò”.

Giuseppe Petralia

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