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Aziende e beni perduti: come comportarsi col fisco

Di Redazione11 agosto 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

L'avvocato Vincenzo Fusco spiega quali sono le regole per le imprese sottoposte a controllo della Guardia di finanza

Aziende e beni perduti: come comportarsi col fisco
Soldi

Gentile avvocato, è in corso, presso la mia azienda che commercializza materiale edile, una verifica da parte della Guardia di Finanza, durante la quale è stato controllato il materiale stoccato a magazzino, recentemente allagatosi a causa di forti temporali, causando perdite e danneggiamenti. Quindi, parte del materiale risulta praticamente invendibile, creando di fatto una non coincidenza tra le registrazioni contabili e le giacenze fisiche. Attualmente la verifica risulta sospesa per il periodo estivo, che riprenderà all’inizio di settembre. Tale situazione può determinare possibili contestazioni fiscali da parte dei militari verificatori?

Caro lettore,
per inquadrare giuridicamente la situazione rappresentata, è necessario fare riferimento alla disciplina fiscale delle presunzioni di acquisto e cessione ai fini Iva. In sostanza, la legge (D.p.r. 10.11.1997, n. 441) prevede che si presumono venduti i beni acquistati, importati o prodotti che non sono rinvenuti nei luoghi in cui l’impresa svolge le proprie operazioni, o in quelli dei suoi rappresentanti.

In base a questa presunzione, laddove le effettive consistenze finali risultino inferiori a quelle contabilizzate, i beni costituenti la differenza si considerano ceduti senza il pagamento dell’imposta; e ciò consente, in caso di verifica fiscale, il recupero a tassazione e l’applicazione delle relative sanzioni (di regola, nella misura compresa tra il 90% e il 180% dell’imposta contestata).

Specularmente, la norma stabilisce inoltre che si presumono acquistati i beni rinvenuti presso i luoghi in cui il contribuente svolge la propria attività, in assenza di dimostrazione della loro provenienza (fattura di acquisto, documento di trasporto, detenzione in conto lavorazione, deposito, comodato, o in dipendenza di contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, commissione o altro titolo diverso da quello di proprietà).

Anche in tal caso, come per le cessioni, l’acquisto di merce non documentato determina l’applicazione di sanzioni ai fini fiscali.Entrambi tali presunzioni sono dette tecnicamente “semplici”, cioè operano fintanto che non venga fornito, attraverso una serie di documenti, un mezzo di prova contrario da parte del contribuente. Più precisamente, nel caso in cui i beni non siano rinvenuti presso i luoghi in cui è esercitata l’attività d’impresa, la presunzione non opera (o meglio, può essere superata) qualora venga dimostrato, con le modalità previste, che gli stessi:
– sono stati impiegati nella produzione;

– sono stati ceduti gratuitamente ad enti pubblici ed onlus;
– sono andati perduti o distrutti;
– sono stati trasformati in beni di minor valore;
– sono stati consegnati a terzi in lavorazione, deposito, comodato, in dipendenza di contratti estimatori, di contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, commissione, o altro titolo non traslativo della proprietà;
– sono stati oggetto di cessione in blocco o di altra operazione similare.

Nell’ipotesi di perdita/distruzione – come nel caso delineato nel presente quesito – è necessario innanzitutto che l’imprenditore faccia un’esatta ricognizione delle merci perdute/distrutte o comunque non più commercializzabili; secondariamente, per vincere la presunzione di cessione, è necessario che l’ammanco sia comprovato attraverso idonea documentazione, rappresentata, alternativamente, da:
1) una denuncia del fatto, presentata ad un organo di pubblica amministrazione da cui rilevi la perdita a seguito di eventi fortuiti, accidentali e comunque non dipendenti dalla volontà del contribuente (furto, incendio, inondazione, fenomeni atmosferici, ecc.). Ad esempio, nel caso di incendio, inondazione o altri fenomeni atmosferici, potrebbe essere idoneo ai nostri fini il verbale di accertamento della distruzione dei beni redatto dai Vigili del fuoco); nel caso di furto, invece, si potrebbe far riferimento al verbale di denuncia reso ai Carabinieri da cui risultano gli estremi del reato;
2) una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da rendere entro 30 giorni dalla data dell’evento o dal momento in cui se ne è avuto conoscenza.

Vincenzo Fusco

Vincenzo Fusco

Tuttavia, non è obbligatorio che la dichiarazione sia inviata agli uffici dell’amministrazione finanziaria, essendo sufficiente che la stessa sia predisposta e sottoscritta nel rispetto del medesimo termine di trenta giorni e sia resa immediatamente disponibile ai verificatori in caso di controllo (circolare Agenzia entrate).

Quindi, è necessario che questa dichiarazione sia preesistente all’apertura della verifica; in caso contrario, anche se potrebbero esservi margini di difesa, l’amministrazione sarebbe legittimata ad operare la presunzione, con conseguente recupero a tassazione e da applicazione di sanzioni.

Dalla documentazione prodotta (sia che si tratti di documento rilasciato dalla pubblica amministrazione, sia che si tratti di dichiarazione sostitutiva) deve risultare il valore complessivo dei beni perduti, salvo l’obbligo di fornire, a richiesta dell’amministrazione finanziaria, i criteri e gli elementi in base ai quali detto valore è stato determinato.

Non è più prevista, invece, a partire dall’1.1.2002, l’indicazione della natura, qualità e quantità dei beni perduti. Né appare necessaria, stando alla formulazione delle norme di riferimento, la descrizione dell’evento fortuito che ha causato la perdita dei beni.

Pur in assenza di una specifica norma che lo imponga, l’amministrazione finanziaria ha ritenuto opportuno che siano precisate – attraverso una relazione allegata alla dichiarazione sostitutiva – le modalità di calcolo adottate per la determinazione delle differenze inventariali derivanti dalla perdita involontaria dei beni, nonché la loro distribuzione distinta in base al tipo di fenomeno che le ha causate.

Fin qui, la disciplina fiscale e la relativa prassi ufficiale dell’Agenzia delle entrate. Detto ciò, va posta molta attenzione a fare vendite a prezzi ribassati della merce danneggiata (ma ancora in parte commercializzabile), allo scopo di “svuotare” il magazzino per recuperare, sia pur parzialmente, i danni subiti dall’evento calamitoso.

È notizia recente che, in alcune zone d’Italia, poco tempo fa colpite da calamità naturali, ad alcuni commercianti sono state irrogate sanzioni per aver applicato, in periodi dell’anno non coincidenti con la stagione ufficiale dei saldi, prezzi di realizzo sulla merce danneggiata.Anche in questo caso vi potrebbero essere elementi di difesa, ma se è possibile prevenire (soprattutto in presenza di un fondato rischio di applicazione di multe), è opportuno adeguarsi.

Quindi, in conclusione, in caso di danneggiamento di merce presente in magazzino, a seguito di eventi naturali calamitosi, è opportuno predisporre tempestivamente la necessaria documentazione, allo scopo di vincere la presunzione fiscale di cessione e di evitare, in alcuni casi (laddove la merce danneggiata possa avere ancora una sua valenza commerciale), vendite a prezzi eccessivamente ribassati.ù

Vincenzo Fusco

L’avvocato Vincenzo Fusco si occupa prevalentemente di diritto tributario. Fa parte del direttivo di AIGA (Associazione Italiana Giovani Avvocati) di Bergamo.

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