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L’ipocrisia, il politicamente corretto e la ricerca del consenso

Di Redazione7 Agosto 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Si usa una specie di "latinorum" moderno atto a dare l'impressione di saperla lunga, in una babele spassosa ma più spesso tragica

L’ipocrisia, il politicamente corretto e la ricerca del consenso
Jobs act

Ad ogni piè sospinto, ad ogni apertura di giornale ci si imbatte in notizie, fatti e misfatti che, tra lo stupore e la disillusione più frustrante, ci fanno domandare: “In che Paese viviamo?”.

Nessuno ha più la correttezza o, se si preferisce, la decenza di chiamare le cose con il proprio nome: ad ogni cosa, specie se ci obbliga ad assumere decisioni e impegni di cui in un secondo tempo saremo chiamati a rispondere, attribuiamo definizioni fantasiose, spesso nomi o modi di dire inglesi incomprensibili ai più. Si usa una specie di “latinorum” moderno atto a dare l’impressione di saperla lunga e di possedere una competenza non comune. Tale costume è spesso sostenuto e rafforzato dall’accrescersi del numero, esponenziale, di sciocchi che, pur di non passare per ignari, fingono d’aver capito. La conseguenza è la babele, spesso spassosa ma più spesso tragica.

Per esempio gli scolari non sono più bocciati, hanno i “debiti”, nel senso che sono culturalmente esposti, in rosso; in campo legislativo la cosa si fa più tragicomica, la legge sulla riforma del lavoro si chiama “jobs act”, non abolizione della giusta causa e norme sulla precarizzazione. E ancora: la legge che stabilisce che se una banca fallisce e i correntisti incolpevoli sono chiamati a rispondere con i loro soldi dell’incapacità o peggio della malafede di chi la dirigeva si chiama “bail in” e non ennesima prepotenza e truffa ai danni dei cittadini degradati al rango di sudditi. E continuando, i provvedimenti dei comuni che piazzano gli autovelox nei punti più assurdi con limiti di velocità incongrui sono definiti provvedimenti per la prevenzione degli incidenti e la tutela dell’incolumità dei cittadini e non incrementi di bilancio, cosa per altro evidente se si controllano i bilanci dei comuni che iscrivono tra le previsioni l’ammontare delle multe elevate e non il realmente riscosso. Il problema dell’immigrazione è il problema dei salvataggi, non del governo sostenibile del fenomeno e quindi dello sviluppo dei paesi dell’Africa sottosviluppata, affamata e martoriata da infinite guerre tribali e depredazioni d’ogni genere.

Per guardare a fatti più vicini, lo sviluppo dell’aeroporto di Orio si è trasformato nell’annosa questione del numero dei decolli e degli atterraggi, posta giustamente dai vari comitati di quartiere ai quali ogni amministrazione liscia il pelo per non rischiare di perderne il consenso ma ai quali nessuno ha il coraggio di dire con chiarezza che l’aeroporto rappresenta una delle voci più importanti nella costituzione del Pil, che mantiene tra diretti e indiretti migliaia di lavoratori, che la soluzione vera sta nella scelta di mantenerlo limitando il più possibile il disagio dei cittadini compatibilmente con le necessità di un aeroporto moderno e conviverci o, altrimenti, chiudere l’aeroporto visto che non sembra possibile spostarlo in una zona a impatto ambientale zero. In ogni caso si tratta di assumere responsabilità, governare e smettere di barcamenarsi.

Quando poi ci si chiede perché un numero rilevante di genitori contestino i vaccini e la comunità scientifica o un ancor più rilevante numero di cittadini nutrano rabbia e discredito nei confronti del parlamento o della magistratura o delle istituzioni in genere, le cause sono da cercare nella sfiducia che il moderno latinorum lingua della congrega degli inetti al potere ha provocato nella grande massa di gente che è stufa di promesse non mantenute, di speranze tradite, di racconti fantasiosi sulla ripresa del Paese di cui i politici, la classe dirigente in genere, i giornali più accreditati narrano ma che nessuno vede.

A quanti partono per le vacanze e a chi rimane in città, pur essendo in ferie, auguro buone vacanze e un periodo di rilassante sospensione dei pensieri quotidiani. Ci ritroveremo a Settembre nel consueto appuntamento con Bergamosera.

Giuseppe Petralia

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