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Considerazioni su un “paese” che Paese non è

Dalla politica interna a quella estera l'Italia fa la figura dell'Italietta

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Considerazioni su un “paese” che Paese non è
Il presidente francese Macron

Osservo sul Corriere la foto dell’esultanza dei parlamentari Cinque Stelle per l’approvazione della legge che taglia i vitalizi ai parlamentari. Bene, vendetta è fatta, la democrazia è salva, gli italici salariati da domani staranno meglio.

Adesso attendiamo un’altra battaglia al “calor bianco” sulla patrimoniale, una tassa progressiva sui patrimoni che, temo, non ci sarà per il semplice fatto che finalmente si stabilirebbe un principio di equità e si aprirebbe uno spiraglio sul riequilibrio della pressione fiscale, oggi pesantemente sbilanciata sui lavoratori dipendenti e sul lavoro in genere.

L’onorevole Damiano, raro esempio di coerenza, non ha votato la proposta sostenendo che una legge retroattiva sui vitalizi apre la strada ad una possibile revisione delle pensioni in essere dei lavoratori dipendenti, cosa, per altro, già prevista, nero su bianco, sul documento stilato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, al suo arrivo alla presidenza dell’ente, intitolato “Non per cassa, ma per equità”. Recita testualmente: “Gli importi delle quote retributive delle pensioni liquidate dal fondo pensioni lavoratori dipendenti, vengono rideterminati applicando una riduzione delle quote retributive”.

Quindi, aperta la breccia, cosa impedisce che un simile Parlamento approvi un ulteriore provvedimento giacobino e retroattivo ai danni dei pensionati italici? A pensar male si fa certo peccato, come diceva un noto personaggio della politica d’altri tempi, ma ci si “azzecca”.

Ormai le miserie della politica nazionale sono tali che la rabbia cede il posto alla rassegnazione.

Certo, vedere l’esultanza di un certo numero di personaggi inconsapevoli e senza mestiere per un provvedimento che, se concepito con spirito e animo sereno e stilato con un testo diverso, sarebbe stato largamente condivisibile, provoca un moto di incredula irritazione e di sconcerto. Speriamo non sia l’avvio del giustizialismo populista più buio e inquietante.

Passando ora alla politica europea, il presidente Macron ci impartisce un’ulteriore lezione: gli interessi nazionali vengo prima di qualsiasi cosa.

Macron è certamente un europeista convinto ma cerca anche di apparire come un gollista moderno, capace di reinterpretare la politica della grandeur gollista in chiave moderna con l’appoggio e il sostegno di una classe dirigente nazionale preparata e degna.

Alla sua elezione molti commentatori si sperticarono in elogi e lo salutarono come il salvatore dell’Europa, l’amico che ci avrebbe sostenuto e aiutato, qualcuno si vantò addirittura di un’amicizia personale. Il fatto mi ricorda un vecchio portiere di uno stabile che si vantava di una amicizia potente perché in quel palazzo abitava il presidente della Regione a cui parlava tutti i giorni consegnandogli la posta.

Oggi Macron ci impartisce un’altra dura lezione in quattro mosse: 1. È in atto uno scontro sui cantieri navali Saint Nazaire, dopo che Fincantieri ne ha assunto il controllo, con la pretesa di riaprire il negoziato per garantirsi una presenza paritaria sull’azionariato, ventilando persino la possibilità della nazionalizzazione, cosa che la dice lunga sul modo dei francesi di intendere i rapporti di amicizia e collaborazione. L’operazione fu, a suo tempo, avallata dal presidente Hollande. Interverrà ancora una volta il suo amico italiano e, tra un ostrica e una coppa di champagne, sistemeranno la cosa da buoni amici?

2. Sulla questione libica, il presidente si propone come alternativa credibile per risolvere il problema libico rafforzando il ruolo del generale Haftar e aprendo una politica di rafforzamento del peso politico e militare francese nel Sael e nel nord Africa. Per Macron è evidente che il ruolo dell’Italia, nonostante la pesante presenza dell’Eni sul territorio, debba essere di secondo piano.

3. Il presidente è convinto che la Francia, essendo l’unica potenza nucleare europea, possa ricoprire un ruolo di maggior peso in Europa e nei rapporti con la Germania. La più che probabile rielezione della Merkel in Germania rischia di stringere l’Europa nella tenaglia franco-tedesca.

4. L’interesse nazionale prima di tutto: Putin e Trump accolti a Parigi con tutti gli onori alla faccia della retorica anti Putin e Trump strombazzata ad ogni angolo d’Europa.

Ce n’è abbastanza perché tutti i dotti, esperti di questioni internazionali, che si erano sperticati nel tessere le lodi dell’amico Macron abbiano la compiacenza di tacere, almeno per un po’.

Il tempo ci dirà chi è veramente questo personaggio, certamente non sembra un amico.

Giuseppe Petralia

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