iscrizionenewslettergif
Cultura

L’Arminuta, storia intensa di un’educazione alla vita

Di Redazione28 Luglio 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L’Arminuta, storia intensa di un’educazione alla vita
Donatella Di Pietrantonio

Alcuni dei romanzi di maggiore successo in Italia negli ultimi anni hanno come argomento portante il rapporto madre-figlia: basta ricordare “Va dove ti porta il cuore”, “La solitudine dei numeri primi”, “Acciaio”, “Accabadora”.

Per quanto il rapporto genitori-figli sia uno dei temi portanti della letteratura universale, non c’è dubbio che in determinati periodi storici questo tenda a essere trattato con maggiore frequenza e a trovare maggiore interesse nei lettori. La letteratura, che è un rispecchiamento della realtà, viene spinta da quest’ultima a recepire quelle domande che la società si pone e a proporne delle rappresentazioni che ne mettano in luce gli aspetti problematici. Su di essi Donatella Di Pietrantonio ha costruito la vicenda narrata in “L’Arminuta” (Einaudi, 162 pp., 17, 50 euro), uno dei libri di più venduti negli ultimi mesi, candidato al Premio Campiello.

L’Arminuta è la protagonista del romanzo, una tredicenne abruzzese che narra in prima persona, a distanza di molto tempo, la sua paradossale vicenda. Il termine significa in dialetto “colei che è tornata”, perché la giovane donna, dopo avere trascorso tutta la sua breve esistenza presso lontani parenti che l’hanno cresciuta, è costretta per motivi a lei inspiegabili a tornare dai genitori effettivi, che l’avevano ceduta pochi mesi dopo la sua nascita. Soprattutto nell’Italia centro-meridionale la pratica di cedere i figli da parte di una famiglia povera a parenti più benestanti era piuttosto diffusa, anche nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale.

La data in cui si colloca in gran parte la vicenda, il 1975, potrebbe rappresentare il crocevia tra due Italie. La famiglia d’origine sembra incarnare il mondo tradizionale, semi-agricolo, povero e retrivo della provincia; la famiglia di adozione appare invece, agli occhi della protagonista, moderna, pienamente al passo del mondo contemporaneo. Ma questa apparente contraddizione è smentita dal fatto entrambi i nuclei famigliari considerano la ragazza, arcaicamente, soltanto come un possesso, qualcuno di cui disporre o disfarsi a seconda del momento e della possibilità economiche.

Certamente per l’Arminuta, che è vissuta per tredici anni in un ambiente medio-borghese cittadino in cui si è sentita amata e vezzeggiata, tornare nella famiglia di origine è un trauma. La protagonista ha l’impressione di precipitare in un purgatorio, fatto di povertà, arretratezza culturale, rozzezza e profonda diffidenza nei suoi confronti. Il medesimo sentimento che peraltro nutre anche lei verso famigliari che le sono ormai estranei. A questo si aggiunge il sospetto di essere colpevole del suo secondo abbandono. Il trauma di essere stata rifiutata due volte, alla nascita e alla soglia dell’adolescenza, è reso dalla Pietrantonio facendo parlare la narratrice ormai adulta in un linguaggio che può toccare punte di grande durezza.

L’Arminuta, mentre racconta, costringe se stessa a fare i conti con un passato complesso e ricorda con parole modulate secondo le tonalità della rabbia e della paura. Agli occhi della protagonista la realtà vissuta continua, nonostante tutto, a mantenere una sostanziale inspiegabilità sul piano emotivo. Tuttavia il linguaggio del racconto si apre anche ai toni dell’affetto e della complicità, senza perdere la sua nettezza o cedere al sentimentalismo. Ciò nasce dal fatto che in un contesto alienante, la ragazza riesce a stabilire quasi inconsapevolmente i legami più forti con due fratelli. Da una parte la protagonista viene quasi travolta dall’affetto intenso di Adriana, la sorella più piccola, che subito la sceglie come modello e punto di riferimento.

L’altro legame che la ragazza riesce a costruire coinvolge Vincenzo, il fratello più grande, spinto dal proprio spirito ribelle a uscire dalla famiglia e cercare una vita diversa, legandosi a un gruppo di zingari. Gli altri fratelli sono invece completamente immersi nel loro microcosmo di arretratezza, in cui vige soprattutto la legge del più forte, specie se rivolta contro un’estranea, per definizione più debole in quanto donna e in quanto “Arminuta”. Con Adriana e Vincenzo, destinato a un destino travagliato, la protagonista scopre invece un senso di famiglia che non passa tanto dal sangue, quanto dalla comunanza di affetti. In Adriana, la sorella più grande vede una piccola donna già saggia che comprende il mondo, piccolo della famiglia e grande della realtà, assai meglio di lei e che è capace di svelargliene i segreti, una sorta di Virgilio in quel microcosmo straniante. Vincenzo, unico personaggio maschile di rilievo in un romanzo a fortissima impronta femminile. rappresenta per la protagonista la generosità di un sentimento filiale, a volte selvaggio e incontrollato, ma puro e disancorato dagli interessi materiali.

Questi rimangono ossessivamente al centro della narrazione. L’Arminuta era stata letteralmente ceduta a causa della povertà, che non è stata superata dalla famiglia di origine durante gli anni del distacco. Il suo ritorno significa una bocca in più da sfamare dentro una famiglia in cui lavora solo il padre, operaio in una fabbrica di mattoni sempre sull’orlo della chiusura. La scuola di vita a cui viene educata la protagonista la costringe a prendere atto brutalmente delle urgenze immediate dell’esistenza, come il cibo: il pomodoro diventa salsa solo se si è in grado di maneggiarlo a dovere per non sprecarne nemmeno una parte.

In queste situazioni lo stridente contrasto con la vita precedente ferisce la ragazza, che rimpiange e cerca costantemente “l’altra madre”, che rimane inspiegabilmente lontana perché malata. Questa esprime il suo rapporto d’affetto in forma prevalentemente economica: il senso di colpa per avere restituito la figlia acquisita la porta a spedirle periodicamente vestiti, oggetti per farsi bella, libri e denaro. Ma questo aumenta la distanza, anziché accorciarla, somigliando a una forma di controllo in cui la seconda madre cerca di attutire gli effetti della nuova cessione, seppellendone i veri motivi dietro un silenzio assordante . La donna accetterà di incontrare la ragazza una sola volta, ma senza chiarire nulla sul significato di quanto accaduto.

La “prima madre” appare invece scostante, chiusa, apparentemente anaffettiva, e solo alla fine della vicenda si abbandonerà a un piccolo gesto d’affetto per la figlia. Sono la povertà e l’incapacità di sfuggire a un mondo arcaicamente ripiegato su se stesso a avere reso la donna quello che è. Il suo comportamento scostante nasce dal senso di vergogna per quanto ha fatto e dalla notevole soggezione verso una figlia intelligente per la quale nutre una contrastata ambizione. Solo al termine del romanzo, l’Arminuta, ormai trasferitasi a studiare in un liceo cittadino, scoprirà da Adriana il mistero che ha motivato la sua restituzione. Il tutto si colloca dentro un microcosmo in cui gli adulti arretrano di fronte alle proprie responsabilità di guide e educatori, immersi e soffocati dalle proprie contraddizioni. Dal canto loro i ragazzi devono crescere da soli attraverso l’esperienza del mondo. Di fronte a questo, diventano maestri di se stessi, in una lotta per la sopravvivenza dagli echi lontanamente verghiani.

L’Arminuta narra un percorso di evoluzione duro, a volte traumatico, sempre all’incrocio tra la concretezza immediata – del denaro, del corpo, della terra da coltivare – e la riflessione sull’esistenza fatta da una protagonista-narratrice che in mezzo a un tormento irrisolto si mostra capace di apprendere da ogni evento della vita un pezzo di realtà, senza per questo accettare il mondo e accettarsi fino in fondo.

Giorgio Scudeletti

Biblioteca Mai: tre visite guidate il 30 luglio

La biblioteca Angelo Maj, a Bergamo AltaSi avvicina il nuovo appuntamento con "Maididomenica", le visite guidate gratuite ai tesori della biblioteca ...

Bergamo, rassegna organistica in Basilica

Echi d'organoDomenica 6 agosto alle ore 18.00 si apre, in Santa Maria Maggiore, a Bergamo, la ...