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Politica

Retroscena: la Forza Italia che verrà

Di Redazione18 Luglio 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Cosa accadrà dopo Berlusconi? La galassia forzista dovrà poggiarsi, per forza di cose, sulle idee

Retroscena: la Forza Italia che verrà
La bandiera di Forza Italia

Nonostante le buone premesse e i risultati ottenuti alle recenti elezioni amministrative, il futuro del centrodestra moderato è quantomai incerto.

Le alleanze tattiche per le elezioni, auspicabilmente con la Lega Nord, sono sì in grado di risolvere le questioni politiche più immediate (leggasi prossime regionali). Tuttavia quel che si fatica a intravvedere non è il domani, ma il dopodomani. Ovvero quanto accadrà quando Berlusconi abbandonerà il proscenio, per raggiunti limiti di età.

Quel giorno, che sembrava lontano anni luce, si avvicina a grandi passi. Berlusconi ha 81 anni e – nonostante si consideri Superman – non resterà sulla scena all’infinito. Il sempreverde presidente di Forza Italia accusa i segni dell’età. Per orgoglio e passione abbandonerà solo dopo essere stato determinante alle prossime elezioni politiche. Con l’obiettivo di uscire in bellezza, assurgendo a quel ruolo da statista a cui ha sempre aspirato.

Il problema verrà il giorno dopo il suo addio. Berlusconi è stato – e continua a essere – l’unico vero collante di Forza Italia. E’ evidente che, senza un altro “faro” universalmente riconosciuto, la galassia forzista rischia la disintegrazione. Ciò lascerebbe l’elettorato moderato di centrodestra, ovvero il 30 per cento e forse più degli italiani, orfano di un “soggetto politico” in cui riconoscersi.

E’ un problema che i vertici azzurri si stanno ponendo da tempo. A quanto ci risulta sono già state abbozzate ipotesi o possibili soluzioni. Ma al momento siamo ancora a livello embrionale. Primo, perché il presidente è ancora in sella. Secondo perché Berlusconi è un “marchio” impossibile da duplicare. Terzo perché nessuno ha capacità economica paragonabile a quella del Cavaliere per tenere in vita un partito nazionale. Quarto perché non ci sono uomini di autorevolezza riconosciuta (da tutti) che possano prendere le redini del partito.

E qui riemerge una questione atavica: la mancanza di una vera “scuola di politica” negli azzurri. I ricatti incrociati delle fazioni e i veti dei colonnelli non hanno consentito a Berlusconi di dar vita al ricambio generazionale che avrebbe consentito a Forza Italia di sopravvivere al leader. E a dire il vero il Cavaliere, fatti i debiti scongiuri, riposti (e deposti) i delfini Casini e Fini, nel settore non ci ha messo del suo.

Ora, dal momento che non si vede un “conducator” alternativo all’orizzonte, forse il nuovo progetto potrebbe partire dalle idee. Attorno a quattro cardini fondamentali: liberismo e liberalismo, merito, territorio, regole e sanzioni. I primi come obiettivo e motore dell’azione politica. Il secondo per la formazione della classe dirigente. Il terzo come strumento di vicinanza all’elettorato. I quarti (cronicamente assenti nell’attuale Forza Italia) come strumento di gestione interna.

In quest’ottica Bergamo potrebbe essere un laboratorio di sperimentazione interessante. Supportato dall’assessore regionale Alessandro Sorte, il segretario provinciale Paolo Franco ha sempre parlato di “meritocrazia” nella scelta della classe dirigente (concetto difficile da coniugare in termini di filosofia politica ma che per gli azzurri si traduce essenzialmente in voti e consenso). Poi ha fatto del territorio, ovvero del rapporto quotidiano con gli amministratori e i militanti, una delle caratteristiche più spiccate della sua segreteria. E infine ha detto più volte a chiare lettere che impedirà ai transfughi di salire e scendere da Forza Italia come si trattasse di un tram (regole e sanzioni).

Dunque, nella concezione di Paolo Franco c’è già un modello di partito più chiaro nei suoi tratti. Modello che potrebbe essere il germoglio di quello che verrà.

Certo, compete ad altre sedi parlare di liberismo e liberalismo. Così come decidere la forma da dare al partito: leggero all’americana o più strutturato.

Il tema è molto discusso. E’ vero che, tolto Berlusconi, gli azzurri dovranno necessariamente autofinanziarsi e affidarsi alla rete. Ma è altrettanto vero che la dimensione “virtuale” a 160 caratteri mai potrà sostituire i luoghi “fisici” di confronto delle idee. Se su queste ultime si vuole davvero puntare.

Wainer Preda

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