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Trieste, “bel suol d’Europa”

Di Redazione17 luglio 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Dall'immigrazione ai rapporti economici. L'Europa punta a un'integrazione con i Balcani che conviene a tutti

Trieste, “bel suol d’Europa”
Il vertice di Trieste

Si è concluso il vertice di Trieste sull’allargamento dell’Europa ai Balcani.

L’ampliamento a Est è un elemento strategico per l’Europa, specie per la Germania che da sempre vede nei paesi dell’Est e nei Balcani un’area di espansione commerciale di notevole interesse, dimenticando spesso che il Mediterraneo e il Sud dell’Europa non sono meno strategici sia dal punto di vista geopolitico che economico.

Tuttavia il processo di allargamento ai Balcani è credibile e sostenibile solo se, come sembrerebbe dalle dichiarazioni dei leaders europei presenti a Trieste, si realizza un’adeguata presa di coscienza al più alto livello politico, sia in Europa che nella regione stessa.

Occorre che le strategie europee verso i Balcani sappiano coniugare gli strumenti della politica di allargamento con azioni positive nel campo della politica estera, della sicurezza e delle politiche migratorie.

Alla vigilia dell’allargamento a Est, nel 2003 a Salonicco, gli Stati membri dell’Unione dichiaravano, con evidente ottimismo: «Il futuro dei Balcani è nell’Unione europea».

A vent’anni dagli Accordi di Dayton per la pace in Bosnia-Erzegovina, e quattordici anni dopo il vertice di Salonicco, la politica di allargamento dell’Ue verso i Balcani deve confrontarsi con sfide inedite che riguardano tanto i Balcani quanto la stessa Europa.

L’obiettivo finale è raggiungibile, come ha dimostrato l’adesione della Croazia nel luglio 2013, ma richiede un grande lavoro. Servono riforme profonde che, in Stati di recente indipendenza, non sono facili e richiedono tempo e leaders affidabili al fine di costruire istituzioni capaci di affrontare le sfide socio-economiche dell’intera regione e lottare contro corruzione e crimine organizzato. La crisi dei profughi lungo la “rotta balcanica” ha aggiunto un ulteriore fattore di criticità, dimostrando inoltre un’evidente interdipendenza tra i paesi dell’Ue e i Balcani occidentali.

Sul fronte europeo, il rispetto dei criteri politici, economici e di cooperazione regionale dell’accordo “Copenaghen plus” si sono fatti più stringenti, anche a causa del crescente scetticismo delle opinioni pubbliche occidentali verso il processo di allargamento, spesso confuso con la questione dell’immigrazione.

La politica di allargamento che, anche a causa della diffidenza dei governi europei verso nuovi paesi membri, sembrava all’avvio della Commissione Juncker come la meno importante delle politiche Ue, si è invece rivelata di primaria importanza a causa dell’allarme profughi e di una crescente preoccupazione per la politica diplomatica russa nella regione. I Balcani occidentali, oggi enclave geografica dell’Ue, sono di fatto già in “Europa”. Adesso si avviano a far parte anche della mappa politica dell’Unione.

Per ragioni storiche e geografiche, i Balcani sono parte dell’Europa e sono legati all’Italia da rapporti antichi. L’Europa, nonostante tutto, esercita una forte attrazione nei confronti dei paesi Balcanici soprattutto per i suoi valori, per la sua capacità di promuovere pace e stabilità e per il suo dinamismo economico. L’Italia ha un rapporto speciale con questi paesi: ha investito parecchio sul piano diplomatico e ne conosce profondamente sensibilità e caratteristiche. E’ presente in tutti i Paesi balcanici, che costituiscono complessivamente un agglomerato di oltre 50 milioni di persone, ed è il loro primo o, in alcuni casi, secondo partner commerciale.

A Trieste si è rilanciato il progetto di un’Unione Europea come fattore di stabilità e prosperità con il contributo attivo dei Balcani occidentali nella prospettiva della loro adesione al progetto comune europeo.

Chi sono i Balcani e dove sono? L’Europa balcanica è costituita da nove Paesi situati a sud est del continente europeo, comprende la Slovenia, la Serbia, la Crozia, la Romania, la Bulgaria, l’Albania, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Macedonia.

Tra un sistema montuoso e l’altro si estendono pianure non molto grandi, tranne l’ampia Valacchia rumena, formate dalle valli dei fiumi. La maggior parte di esse, come la Valacchia, fa parte del bacino del Danubio, il fiume più grande che attraversa la regione da ovest a est e sfocia nel Mar Nero. Nel Danubio confluiscono fiumi lunghi e ricchi d’acqua come la Sava, la Drava e il Tibisco. Quelli diretti all’Adriatico sono invece brevi e poveri di acque; qui la costa è alta e rocciosa, molto frastagliata e fronteggiata da oltre 500 isole. Il litorale del Mar Nero è basso e sabbioso, caratterizzato da lagune e ramificazioni dei fiumi, come nel caso del delta del Danubio.

La popolazione complessiva è di circa cinquanta milioni di abitanti, per la maggior parte concentrati in Romania, circa ventuno milioni, in generale insediati lungo le coste, nelle pianure fluviali e nelle grandi città.

Politicamente sono tutti Stati di recente democrazia nata dopo la caduta del muro di Berlino, con una forte propensione a integrarsi con l’Europa alla quale guardano come modello, pur se non va sottovalutato il rischio connesso a forti sentimenti nazionalistici presenti tra le popolazioni slave, specie in quei Paesi non immediatamente confinanti con l’Europa occidentale.

Tuttavia il lavoro svolto dalle diplomazie e dalle varie commissioni europee, ultimo, in ordine di tempo, proprio il vertice di Trieste, fanno sperare in una piena futura integrazione nel contesto dell’Unione. Un lavoro difficile e complesso, reso ancor più delicato dalla questione immigrazione che, con tutta evidenza, non sembra essere stata gestita efficacemente dall’Unione Europea.

Giuseppe Petralia

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