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Politica

Migranti: Lombardia, Liguria e Veneto contro piano governo

Di massimiliano formisano13 luglio 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Gli assessori regionali: stiamo subendo invasione. Stop agli sbarchi e rimpatrio di tutti i clandestini

Migranti: Lombardia, Liguria e Veneto contro piano governo
Profughi

MILANO — No secco al piano d’integrazione dei migranti proposto dal governo. Le tre regioni del Nord governate del centrodestra respingono al mittente l’iniziativa dell’esecutivo.

Gli assessori regionali con delega all’immigrazione di Liguria, Lombardia e Veneto – rispettivamente Sonia Viale, Simona Bordonali e Manuela Lanzarin – si sono schierati apertamente contro il documento proposto dal governo. “E’ la resa dell’Italia di fronte all’invasione di clandestini che stiamo subendo. Dovrebbe essere un testo rivolto all’integrazione dei rifugiati politici e invece vuole dare indicazioni agli enti locali anche sull’accoglienza degli aspiranti profughi”.

“Il ministero con un documento ufficiale vuole catechizzare gli italiani sul linguaggio da utilizzare, bandendo espressioni come migranti illegali e clandestini – fanno sapere -. Noi non ubbidiremo ad assurde imposizioni linguistiche e continueremo a utilizzare questi termini senza alcun problema, visto che sono contenuti nel dizionario della lingua italiana”.

Inoltre le tre Regioni si schierano apertamente contro l’apertura di luoghi di culto, in particolare mosche, poiché “c’è poca chiarezza sulla provenienza dei fondi utilizzati per costruire centri islamici”.

“Nel documento inoltre vengono apertamente addossati a regioni ed enti locali tutti i costi economici e sociali della presa in carico sanitaria educativa e sociale dei richiedenti asilo” continuano Lombardia, Veneto e Liguria.

“La nostra proposta invece é quella contenuta nella carta di Genova firmata dalle tre Regioni che siamo chiamate a rappresentare: dichiarazione stato di emergenza, stop agli sbarchi con presidi in Nordafrica e rimpatrio immediato di tutti i clandestini. Solo rispettando le regole di base e con un numero contenuto di arrivi sarà possibile attuare reali politiche di integrazione di chi davvero fugge dalla guerra, ossia solo il 5% delle persone che stiamo accogliendo attualmente”, concludono.

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