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Giovanni Licini: vi racconto i segreti del Tennis vip

Di Redazione11 maggio 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Alla vigilia della presentazione del celebre torneo parla il patron dell'Accademia dello sport per la solidarietà

Giovanni Licini: vi racconto i segreti del Tennis vip
Giovanni Licini, patron dell'Accademia dello sport per la solidarietà (copyright Bergamosera.com)

BERGAMO — Le pareti del suo ufficio, alla Casa dello sport, pullulano di riconoscimenti: dal Presidente della Repubblica a quello del Coni. E mentre lo incontriamo il suo telefono squilla in continuazione. E’ frenetico il lavoro di Giovanni Licini, deus ex machina dell’Accademia dello sport per la solidarietà.

La presentazione del Tennis 2017, celebre torneo sui campi di Cividino, è alle porte. E dopo mesi di preparazione ogni cosa dev’essere impeccabile. Supportato dalle sue assistenti, Licini segue tutto e tutti. Con proverbiale cortesia risponde, guida, indirizza. La sua macchina organizzativa è fra le più efficienti, pur essendo composta da volontari.

Tutti la conoscono per il suo ruolo nell’Accademia dello sport, ma come è Giovanni Licini nella vita privata?
Fuori dall’Accademia, faccio il nonno. Mi piace passare momenti in famiglia, con le mie nipotine. Devo dire che ho la fortuna di avere una moglie che non mi fa mai pesare il poco tempo libero al di fuori del mio impegno nell’Accademia.

Ma la sua vita professionale come è cominciata?
Ripercorrendo i miei 66 anni devo dire che sono stati 66 anni di lavoro. Da ragazzino ero molto appassionato di sport, ma non avendo grandi doti, organizzavo partite e squadre. Facevo il capitano e mi impegnavo a portare i giocatori migliori, in modo che potessi sempre giocare anche io. Dopo le scuole ho fatto la leva militare nei carabinieri. Erano i primi anni Settanta. Non è stato un periodo facile perché, all’improvviso, mi sono trovato dall’altra parte della barricata. Nei servizi d’ordine pubblico fronteggiavo ragazzi che erano come me poco tempo prima. E’ stata una scuola di vita.

A Milano, se non erro…
Ho cominciato a lavorare per la Cariplo a Milano. Qui rimasi impressionato dalle strutture sportive che l’istituto metteva a disposizione di dipendenti, funzionari e clienti. Poi in seguito a un brutto incidente automobilistico, mi hanno trasferito a Bergamo. Il passaggio mi ha fatto capire le enorme differenze in termini di strutture e organizzazione che c’erano in ambito sportivo. Così ho creato il centro sportivo: in poco tempo siamo passati da 10 a 220 iscritti, tutti dipendenti e familiari Cariplo. Organizzavamo tornei di tennis, pesca, calcio. Lo sport era anche un modo per far squadra fra colleghi e stare vicini ai clienti. Quindi nel 1976 abbiamo creato il torneo clienti Cariplo sui campi da tennis di Zingonia. Il primo anno contava già 180 iscritti ed è cresciuto sempre più.

E’ da qui che nel 1979 é nata l’idea del Tennis vip?
Esatto. Alla prima edizione parteciparono personaggi come Facchetti, Domenghini, Fred Bongusto, Miro e Fausto Radici a altri. Erano in sedici. Si chiamava “Tennis vip Cariplo”, nome che è rimasto fino al 2004. Il salto lo abbiamo fatto quando è diventato un torneo di solidarietà. L’idea fu di Franco Morotti e del dottor Pedroli. Si è rivelata vincente.

Il torneo oggi è un’istituzione. Ma quanto serve per prepararlo?
Noi lavoriamo tutto l’anno, tranne luglio e agosto. Per il solo torneo di tennis servono 8 mesi. La mia fortuna è avere splendidi collaboratori.

Quanti sono?
Una quarantina in tutto. Tutti volontari che mi affiancano per tutto l’anno con vari ruoli.

Giovanni Licini con i suoi collaboratori

Giovanni Licini, patron dell’Accademia dello sport per la solidarietà (copyright Bergamosera.com)

L’Accademia è impegnata nel tennis, nel golf e nello sci. Da dove arrivano le maggiori soddisfazioni?
Eravamo partiti con lo sci, ma allo sforzo sostenuto non corrispondevano i risultati: l’organizzazione era difficile per questioni meteorologiche e logistiche. Al contrario con il golf è stata una strada in discesa, sia per l’organizzazione sia per la raccolta di fondi da devolvere in beneficenza che riesce molto facilmente. Il tennis è piuttosto difficile da organizzare, nonostante le soddisfazioni siano enormi. Possiamo dire che il golf e il tennis vanno a braccetto, nonostante sia il tennis ad avere un ruolo centrale per noi.

C’è qualche episodio di questi anni che le è rimasto particolarmente impresso?
Vorrei ricordarne uno positivo e uno negativo. Il ricordo più triste è quello legato alla scomparsa di Gigi Basso, una persona che mi aiutava molto nell’organizzazione del torneo. Gigi è venuto a mancare proprio durante il torneo al quale anche lui avrebbe dovuto prendere parte. Abbiamo valutato di sospendere l’edizione, ma alla fine siamo andati avanti con la tristezza nel cuore e senza entusiasmo.

E quello divertente?
Oscar Damiani. L’ex calciatore e noto procuratore di calcio si trovava a Madrid per concludere un importante affare. Pur di non perdersi la semifinale del nostro tennis, prese un aereo privato dalla Spagna e atterrò ad Orio giusto in tempo per venire da noi a giocare.

Ma a Roma, invece, con Papa Francesco come è andata?
E’ stata una mia idea, che poi ho condiviso con i miei aiutanti. C’era appena stata l’esondazione del Tevere. Per dare una mano concreta, spedimmo all’elemosiniere del Papa un container carico di duemila pentole, da distribuire ai vari enti. Per ringraziarci, ci invitarono a incontrare il Pontefice. Il cerimoniere ci consegnò due pass, uno per me uno per mia moglie, per sederci accanto a Benedetto XVI. Ovviamente rifiutai: non potevo certo lasciare sola la comitiva di 300 persone che avevo portato con me a Roma. Andammo tutti in piazza San Pietro con le pentole, facendo venire un coccolone alla sicurezza. Il Papa, nel suo discorso, ci ringraziò pubblicamente per quanto fatto in favore della solidarietà. E’ stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita.

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi con Giovanni Licini a Bergamo

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi con Giovanni Licini a Bergamo

Di recente poi avete portato aiuto ad Amatrice…
Esatto. Avevamo già avuto un’esperienza con il terremoto in Emilia del 2012. C’eravamo gemellati con Carpi e li avevamo aiutati inviando, non senza difficoltà burocratiche, due casette mobili. Quando lo scorso anno c’è stato il terremoto in Centro Italia ci siamo attivati per dare nuovamente una mano incontrando, se possibile, ancora più ostacoli procedurali. Alla fine, comunque, siamo riusciti ad entrare in contatto con il sindaco di Amatrice Pirozzi e a inviare 3 casette per altrettante famiglie che avevano bisogno di un tetto. Oggi, con Amatrice, si è creato un rapporto davvero speciale, di amicizia quotidiana.

E presto, in favore di Amatrice, partirà un’altra iniziativa, giusto?
Certamente. In collaborazione con la Provincia di Bolzano, che ha dato sostegno concreto all’iniziativa, offriremo un soggiorno di una settimana a Monguelfo, stupenda località dell’Alto Adige, a 15 famiglie di Amatrice. Saranno ospiti della comunità bolzanina. Un’iniziativa che cementerà ancora di più il rapporto tra noi e Amatrice.

In questi anni avete dato in beneficenza oltre 1 milione e 150mila euro. Perdoni la retorica, ma fin dove arriverete?
Non abbiamo una cifra come obbiettivo. Vogliamo andare avanti ad oltranza, perché sappiamo che ci sono ancora molte persone che hanno bisogno di aiuto. Ma tengo a sottolineare che senza il sostegno di Bergamo e dei bergamaschi tutto questo non sarebbe stato possibile. Nonostante la crisi, imprenditori e sponsor non mi ha fatto mai mancare la loro vicinanza. L’impegno mio e dei miei collaboratori sarebbe stato vano se il terreno della solidarietà a Bergamo non fosse stato così fertile.

Wainer Preda

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