iscrizionenewslettergif
Storia

Bergamo scomparsa: la sanità prima dell’Hospital Grande

Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: la sanità prima dell’Hospital Grande
L'ospedale di Santa Maria Maggiore, oggi Casa Angelini

Abbiamo visto nell’ultimo incontro che tre degli ospedali esaminati erano destinati all’assistenza di individui affetti da malattie specifiche o di soggetti non autosufficienti: i pazzi, i lebbrosi, gli orfani. Ma esistevano in città anche luoghi ospitali, “xenodochia”, che da epoca antichissima offrivano un’assistenza più generica di ricovero ai viandanti, cura ai malati, sostegno ai poveri.

Anche a Bergamo, conformemente a quanto si andava realizzando nelle altre città, verso la metà del Quattrocento si decise che molti di tali ospedaletti, non tutti, fossero incorporati in un unico grande organismo che servisse la città intera. Ne furono soppressi undici, i cui beni vennero unificati a costituire il fondo economico iniziale necessario alla realizzazione del progetto.

Nonostante fossero stati in gran parte fondati da privati cittadini in momenti diversi, la loro distribuzione risultava sistematica e funzionale, così che per secoli aveva sopperito alle necessità della città.

A ovest in Borgo Canale, lungo la strada che portava verso Como, erano l’ospedale di Sant’Erasmo e quello di Santa Grata nei pressi delle due omonime chiese. A nord, lungo la strada che portava in Valbrembana, erano l’ospedale di San Lorenzo presso l’omonima chiesa e nella zona di Valverde quello di San Bernardo la cui chiesa, “sotterranea e disadorna” fu demolita nel 1575 per volere di Carlo Borromeo. Tutti e quattro gli xenodochi si trovavano nelle vicinanze delle porte cittadine.
Era invece la cinta oggi conosciuta con il nome di Muraine a determinare la collocazione degli Ospedali nella parte bassa della città. A est, in Borgo Santa Caterina, lungo la strada che portava in Valseriana, era l’ospedale di Santa Caterina immediatamente esterno alla cerchia. Immediatamente interno era invece l’ospedale di San Tomaso della Gallinazza annesso all’omonima chiesa demolita nel 1865, allora situata nell’attuale piazzetta antistante l’Accademia Carrara. Ritorna qui il curioso termine “Gallinazza”, già incontrato nei pressi di piazza Pontida e forse anche qui originato dalla presenza di un mercato del pollame.

In Borgo Palazzo, sulla via verso Venezia, esterno alle Muraine, era l’ospedale di Sant’Antonio in foris annesso all’omonima chiesetta, della quale resta oggi un affresco sbiadito all’attuale n°4 della via. All’interno della fortificazione si trovava invece l’ospedale di Santo Spirito annesso all’omonima chiesa allora appartenente all’Ordine dei celestini.
A sud non erano xenodochi ad accogliere chi arrivava da Milano o dalla pianura. Fuori dalle Muraine si incontrava solo l’ospedale di San Lazzaro dei lebbrosi.

Nella parte alta della città erano l’ospedale di San Vincenzo presso la Cattedrale e l’ospedale di Santa Maria Maggiore nella vicinia Antescolis, dietro la chiesa nell’edificio oggi noto come casa Angelini. A quest’ultima struttura veniva affidata nel 1460 l’accoglienza degli esposti, i neonati abbandonati, funzione fino ad allora esercitata dai crociferi. Sulla facciata erano frammenti di affreschi di ignoto maestro che, rimossi, ricordano ancor oggi insieme ad altre opere di pietà la mansione delle nutrici.

Gli ospedali che abbiamo citato furono soppressi con decreto approvato nel 1458. Altri invece continuarono la loro attività. Così oltre al già citato ospedale dei crociferi di San Leonardo, l’ospedale del Santo Sepolcro gestito ad Astino dai vallombrosani, quello di San Bartolomeo fondato nel Duecento presso l’omonima chiesa e diretto dagli umiliati, quello di San Giovanni che dava il nome all’intera vicinia ed era gestito dai gerosolimitani all’incrocio tra le attuali via San Giovanni e via Pignolo.

Un posto a parte nella storia della fondazione dell’Hospital Grande spetta all’ospedale di Sant’Antonio di Vienne o di Prato esistente allora nell’area dell’attuale Palazzo Frizzoni. Ne esamineremo la storia e il ruolo nel prossimo incontro.

Andreina Franco Loiri Locatelli

Leggi le altre puntate di Bergamo scomparsa.
Bergamo scomparsa: la bibliografia.

Bergamo scomparsa: la lebbra e gli ospedali del borgo

Chiesa di San Leonardo con annesso ospedaleAbbiamo visto nell’ultimo incontro che nel borgo San Leonardo c'erano quattro ospedali: "Cossa incredibille” scriveva ...

Bergamo scomparsa: l’ospedale di Sant’Antonio

Palazzo Frizzoni, attuale sede del Comune di BergamoAbbiamo visto nell’ultimo incontro come anche a Bergamo, intorno alla metà del Quattrocento, si progettasse ...