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Dalmine, pienone per l’ultra trailer Marco Olmo (foto)

Di Redazione29 Marzo 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Dalmine, pienone per l’ultra trailer Marco Olmo (foto)
Marco Olmo a Dalmine

DALMINE — Oltre 400 persone hanno partecipato alla serata che si è tenuta al Cus di Dalmine e ha visto protagonista l’ultra trailer Marco Olmo.

L’atleta piemontese, classe 1948, è stato capace di vincere due Utmb. “È la platea più numerosa che abbia mai avuto. Stento a crederci” ha detto Olmo.

I Runners Bergamo e il Cus lo hanno voluto protagonista dell’incontro. Marco Olmo ha descritto la sua carriera di ultra runner, cominciata all’età di 27 anni alla corsa del paese. “Sono arrivato ultimo e non l’ho mandata giù. Così ho continuato”. La svolta che lo trasporta nel mondo delle lunghe distanze, dopo anni di corsa in montagna e scialpinismo, arriva nel ‘96 grazie all’ingaggio nel team Invicta. Il piemontese si scopre adatto a questo tipo di gare, partecipa alle competizioni estreme più importanti del mondo e ottiene risultati di altissimo livello. Per due volte di seguito, all’età di 58 e 59 anni, vince l’Utmb (Ultra Trail du Mont Blanc).

Tra pochi giorni salirà sull’ennesimo aereo che lo porterà alla Marathon des Sables. “La mia 22esima partecipazione alla gara marocchina”. Il fascino delle distese sabbiose lo ha catturato: dagli anni Novanta ad oggi non ha mai smesso di recarsi nel deserto. “Forse il deserto mi piace più della montagna perché non ce l’ho a casa. Me la prenderò più comoda rispetto a qualche anno fa. Corro individualmente, non per una squadra, questo mi rende più tranquillo. Non penalizzerò gli altri e potrò ragionare da 70enne”. E infatti all’età di 70 anni sarà ancora lì, in mezzo alle dune del Sahara, con il suo zainetto leggerissimo, a lottare per un buon piazzamento. “La Marathon des Sables è sempre una nuova avventura. Il percorso, edizione dopo edizione, non è mai lo stesso. Come in un gioco di carte, fai mille partite uguali ma nel mazzo non trovi mai le stesse carte”.

Incredibile la quasi totale assenza di infortuni in 36 stagioni di corsa. “Non seguo allenamenti specifici o tiratissimi, corro in modo naturale. Non stresso troppo la muscolatura. Sono tenace, mi impegno, certo, ma contrariamente a quanto possa credere la gente riposo anche molto. Dopo le uscite di un’ora e mezza (oppure di 5 o 6 ore quando faccio i lunghi) sto sul divano e dedico tanto tempo al recupero”. Difficile trovarlo in infermeria, nelle prove estreme. “Non ho mai sofferto neppure di vesciche”, garantisce.

In gara si è sempre alla ricerca del limite, qual è questo confine per Olmo oggi? “Continuo ad inseguirlo e a controllarlo, mi muovo sospeso sul filo del rasoio. Ma bisogna sapersi dosare, alla mia età ho paura di esagerare nel superarlo, e quindi preferisco mollare un po’. Solo guardandomi nello specchio mi rendo conto che sono vecchio. Fisicamente lo noto in particolare sulle salite, dove i miei tempi di riferimento sono nettamente cambiati. La decadenza c’è, mi alleno per non peggiorare. Ma non sono un pessimista. La mia salute infatti ne ha guadagnato. In quanto sportivo, io sono una persona sana. E intendo proprio sportivo, termine che non va confuso con agonis​ta. L’agonismo è tutt’altra cosa e può addirittura nuocere all’organismo per via dello stress accumulato”.

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