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Mamme e Bimbi

Mal di testa: ne soffre un bimbo su 10

Di Redazione20 marzo 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Mal di testa: ne soffre un bimbo su 10
Mal di testa nei bambini

L’emicrania, il mal di testa e le cefalee colpiscono un bambino in età scolare su 10 in Italia. E’ quanto risulta da un’indagine effettuata dai pediatri della Società italiana di pediatria (Sip).

Secondo quanto spiegato dagli esperti Massimiliano Valeriani e Laura Papetti del Centro cefalee dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma esistono diversi tipi di mal di testa con evoluzione e implicazioni terapeutiche completamente diverse.

La prima importante distinzione da fare è quella fra cefalee primarie e cefalee secondarie. Le prime sono legate a una predisposizione genetica, mentre nelle seconde il mal di testa è il sintomo di una malattia che deve essere identificata e curata. Sono ascrivibili alle cefalee primarie la maggior parte dei di mal di testa accusati dal bambino, soprattutto quelli in cui gli episodi del disturbo tendono a ripetersi. Per quanto riguarda le cefalee secondarie, le malattie che possono causarle sono varie: sinusiti, a partire dagli 8 anni; infezioni delle prime vie aeree; patologie infiammatorie meningo-encefalitiche; tumori cerebrali.

I sintomi sono vomito ciclico, dolori addominali ricorrenti, vertigini parossistiche benigne, torcicollo parossistico, dolori ricorrenti agli arti inferiori (comunemente noti come “dolori di crescita”), mal d’auto. Il bambino più grande, invece, avverte in maniera dominante il mal di testa, talora anche di breve durata (anche 5-10 minuti). In alcuni casi il dolore interessa metà del capo ed è pulsante, ecco perchè spesso i bambini dicono di sentire il “cuore in testa”. Vi può essere poi la presenza di sintomi di accompagnamento come fastidio per la luce, rumori e odori.

La prima figura medica di riferimento è il pediatra di famiglia, che dovrà valutare la necessità o meno di avviare un percorso diagnostico più complesso. Nei casi più complessi – o in presenza di un dubbio nella diagnosi o per resistenza alle terapie- il bambino dovrebbe essere inviato ad un centro cefalee specializzato per l’età pediatrica. Da evitare l’esecuzione casuale di esami diagnostici, spesso inutili o invasivi (per esempio l’Rx dei seni paranasali o la TC del cranio). Durante l’esame clinico è fondamentale l’analisi del fondo oculare per rilevare l’aumento della pressione intracranica, sentinella dell’eventuale presenza di patologie gravi come le encefalopatie o alcuni tipi di tumore. La principale complicanza legata alla cefalea in età pediatrica è la possibile cronicizzazione. In età evolutiva sono due i principali determinanti della cronicizzazione della cefalea: l’abuso degli antidolorifici e fattori psicologici.

L’abuso di antidolorifici (più di 15 assunzioni al mese) non solo porta alla cronicizzazione della cefalea, ma ha ricadute negative sulla vita dei ragazzi. Un mal di testa ripetuto giorno dopo giorno è invalidante e tra i più giovani si può tradurre nella perdita di molti giorni di scuola se non dell’intero anno scolastico. La componente di tipo psicologico svolge poi un ruolo significativo nella manifestazione delle cefalee e rappresenta un fattore potenzialmente aggravante soprattutto per l’emicrania. Ne sono esempio i bambini emicranici che lamentano numerosi mal di testa durante il periodo scolastico e che migliorano durante le vacanze.

Per le cefalee secondarie, la terapia deve essere indirizzata verso la causa del mal di testa (per esempio, un trattamento farmacologico per una sinusite). Nel caso delle cefalee primarie ci sono notevoli possibilità terapeutiche. A questo proposito, è estremamente importante premettere che qualsiasi scelta terapeutica venga studiata dietro controllo medico, perché l’automedicazione, sconsigliabile nell’adulto, può essere pericolosa nel bambino.

Quanto ai consiglio ai genitori, nella maggior parte dei casi il mal di testa del bambino non è legato ad una malattia grave e non bisogna effettuare esami inutilmente ma solo sotto indicazione del pediatra o dello specialista neurologo; monitorare l’andamento della cefalea attraverso un diario dove riportare le caratteristiche di frequenza e qualitative della cefalea; imparare a gestire l’attacco acuto di cefalea ed in particolare evitare ritardi nell’assunzione di antidolorifici che, ricordiamo, vanno somministrati all’inizio dell’attacco per garantire una maggiore efficacia; fare comunque attenzione ad evitare l’abuso di farmaci per l’attacco (> 15 al mese); non sottovalutare il ruolo dei fattori psicologici nello scatenamento degli attacchi di cefalea e nella cronicizzazione del dolore.

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