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Storia

Bergamo Scomparsa: i progetti del nuovo Duomo

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Bergamo Scomparsa: i progetti del nuovo Duomo
Il Duomo di Bergamo, in Città Alta

Sappiamo dalle puntate precedenti che a Bergamo due chiese si erano contese il titolo di cattedrale. La basilica di Sant’Alessandro era al di fuori delle mura medioevali nei pressi dell’attuale Colle Aperto; la chiesa di San Vincenzo era nel centro cittadino là dove sorge l’attuale Duomo.

Entrambe erano dotate di un capitolo di canonici. I due capitoli in età medioevale erano stati spesso in lotta fra di loro con episodi di violenza che avevano coinvolto le maggiori famiglie della città ed avevano richiesto anche l’intervento papale. L’avvento del Comune e quindi la perdita del potere politico dell’Episcopio avevano di fatto eliminato le cause delle controversie. I due capitoli però nel Quattrocento restavano in essere e lo sarebbero stati fino alla loro unificazione avvenuta alla metà del secolo successivo in occasione della distruzione della basilica alessandrina.

La chiesa di San Vincenzo aveva assunto un ruolo di sempre maggior prestigio grazie alla collocazione centrale e alla prossimità alla sede vescovile. Il coro era talora luogo di riunione di entrambi i capitoli, anzi di “tutti i prelati e i canonici della chiesa di Bergamo”, come testimonia un rogito del 1392.

Come sottolinea lo studioso Gian Mario Petrò, l’ambiente era utilizzato per usi profani più ancora di Santa Maria Maggiore, anzi con una frequenza che dai documenti ci appare sorprendente. Così per le assemblee dei paratici e anche per i consigli dei Comuni del territorio, soprattutto nei periodi in cui la guerra e le lotte di fazione rendevano necessarie maggiori garanzie di sicurezza. Sembra che in uno spazio all’interno fossero collocati banchi dove svolgevano la loro attiviutà gli scrivani del Comune.

Antichissima, ristrutturata e ampliata tra l’XI e il XII secolo, la chiesa aveva le dimensioni attuali ma, posta ad un livello più basso rispetto agli altri edifici e racchiusa tra le case dei canonici, aveva scarso risalto nella piazza e ancora minore ne avrebbe avuto con la costruzione della Cappella Colleoni.

Fu il vescovo Giovanni Barozzi, veneziano come tutti i vescovi che ressero la diocesi durante il governo della Serenissima, a commissionare una cattedrale “che fusse bella” all’architetto fiorentino Pietro Averulino, detto il Filarete, attivo in quel momento alla corte degli Sforza e autore di un “Trattato de architettura”.

Il progetto, che prevedeva una navata unica con tre cappelle per parte e un transetto di modesta lunghezza, avrebbe dovuto acquisire imponenza verticalmente, attraverso una cupola ottagonale posta su un alto tamburo e due campanili cilindrici di modesto diametro ma di notevole altezza.

I lavori iniziarono il 3 maggio 1459 e proseguirono per otto anni fino alla realizzazione della prima capppella a sinistra. Furono interrotti per l’allontanamento del vescovo, eletto alla diocesi di Venezia, e la successiva morte del Filarete. Rimasero sospesi per trent’anni. Il sito si rivelava troppo angusto per una costruzione che permettesse una effettiva emergenza ambientale. La fronte dell’edificio si staccava dal Palazzo della Ragione per una distanza di appena mezzo metro.

Nel 1471 una delibera comunale decideva l’abbattimento del Palazzo e la sua ricostruzione in altro luogo. Sicuramente non fu estraneo alla decisione l’intento di conferire maggiore evidenza alla Cappella che il Colleoni stava costruendo. Fortunatamente il provvedimento non ebbe attuazione. Ma la cattedrale restava incompleta, nonostante, come sembra, fosse stata concessa l’indulgenza plenaria a chi avesse contribuito alla continuazione della fabbrica.

Nel 1516, dopo un incendio di cui parleremo, Marcantonio Michiel vedeva “la celebre San Vincenzo giacere incolta e deserta non essendo compiuto il ristoramento delle sue rovine”.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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