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Politica

Pd, domenica assemblea al cardiopalma

Di Redazione16 Febbraio 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Pd, domenica assemblea al cardiopalma
Matteo Renzi

ROMA — Acque agitatissime nel Pd in vista dell’assemblea nazionale di domenica a Roma. Mentre il segretario nazionale Matteo Renzi usa parole inclusive, la minoranza del partito non gli crede e affila le armi verso una scissione che, per molti osservatori, sembra ormai vicinissima.

“Il verbo del congresso e delle primarie non è ‘andatevene’ ma ‘venite’, portate idee, portate sogni, portate critiche. Venite, partecipate. È inspiegabile far parte di un partito che si chiama democratico e aver paura della democrazia”, scrive Renzi sottolineando l’invito a “prepararci a vivere il congresso non come scontro sulle poltrone, ma come confronto di idee”.

“In genere ci vado e ci sarò” ha risposto Pier Luigi Bersani, al termine di una lunga riunione con i suoi alla Camera, affermando che domenica parteciperà all’assemblea del Pd. “Non basta una telefonata ma perlomeno qualcuno l’aspetta… Cosa si deve fare per riceverla? Anch’io ho fatto il segretario…”, dice Bersani riferendosi alla dichiarazione congiunta di Rossi, Emiliano e Speranza. Passi avanti? “Per ora non ne vedo, vediamo”, aggiunge Bersani.

Nel frattempo Renzi perde un pezzo importante. I Giovani Turchi, secondo gruppo dopo Area Dem di Dario Franceschini, ha bocciato la linea filo-Renzi del presidente Matteo Orfini seguendo quella del ministro Andrea Orlando. Orlando starebbe pensando a una candidatura, sostenuto anche dalla sinistra interna.

“La pubblicistica attuale – ha detto l’ex premier Massimo D’Alema a un convegno di Italianieuropei -, rispetto alla quale mi tengo distante, parla di scissione: in realtà è il contrario, vedere se possibile avere un processo costituente del centrosinistra, a partire dalla constatazione che gli strumenti in campo non sono più utili a questo. I partiti sono ormai diventate macchine asfittiche”.

Il primo risultato sicuro è che le elezioni a giugno sono ormai impossibili. L’intesa di massima nel Pd prevede il voto a fine settembre o ai primi di ottobre.

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