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Politica

Pd, congresso subito: aspro confronto Renzi-Bersani

Di Redazione14 Febbraio 2017 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Pd, congresso subito: aspro confronto Renzi-Bersani
Matteo Renzi

ROMA — Al termine di una seduta ricca di spunti politici, la direzione del Partito democratico ha approvato l’ordine del giorno di maggioranza per avviare subito, con un assemblea che si svolgerà tra sabato e domenica, il congresso del partito.

La direzione nazionale è vissuta tutta sul confronto serrato e senza esclusione di colpi fra il segretario Matteo Renzi e la minoranza guidata da Pierluigi Bersani.

“Il voto e il congresso sono due concetti divisi – ha detto Renzi – e aggiungo che non sono più premier, non sono mai stato il ministro dell’Interno né sono il presidente della Repubblica. Quando si vota non lo decido io, questa visione ‘giucascaselliana’, va rimossa. Ci sono elementi positivi per votare prima e anche per votare dopo, è una discussione che fa chi ha responsabilità istituzionali. Ma sia chiaro a tutti che il congresso non si fa per decidere il giorno del voto”.

“Parlano di rivincita sul referendum. Ma non c’è possibilità di fare un altro referendum, era una finale secca – ha aggiunto l’ex premier -. Purtroppo, e lo dico con la morte nel cuore, il referendum l’ho perso e per anni temo che non si riuscirà a fare un’altra riforma. Era una partita a sé, le elezioni non sono la gara di rivincita. Il referendum l’ho perso, me ne sono assunto tutte le responsabilità, possiamo tornare a parlare di politica?”.

“Il governo deve governare e da giugno comincia la pratica ordinaria del congresso – ha detto invece Bersani – Non sto parlando da bersaniano, sto parlando da italiano. Prima di arrivare al congresso abbiamo un paio di cose da fare. Se partiamo domattina facciamo il congresso del solipsismo, dell’autoreferenzialità, dell’isolamento. Dobbiamo appassionare mondi più vasti, sennò quella destra non la fermiamo”.

“Se decidessimo diversamente – sostiene l’ex segretario – guardate che si apre un problema molto serio, molto serio. Perché noi quando si governa ci si mette a servizio e si guida, non si mette l’Italia nel frullatore. Adesso vediamo, riflettiamo, facciamo. Chi ha più buon senso ce lo metta, perché ce ne è bisogno”.

“Prima di tutto il Paese. Quindi la prima cosa che dobbiamo dire è quando si vota – continua Bersani -. Comandiamo noi, possiamo lasciare un punto interrogativo sulle sorti del nostro governo? Non possiamo o mettiamo l’Italia nei guai. Io propongo che diciamo non solo il 2018, ma garantiamo davanti all’Europa, i mercati, gli italiani, la conclusione ordinaria della legislatura”.

“Non possiamo parlare come la sibilla, lasciare la spada di Damocle sul governo per cui ci si aspetta che si dimetta in streaming”. E quanto al congresso, Bersani afferma: “Non facciamo le cose cotte e mangiate, organizziamo anche in preparazione del congresso luoghi di discussione”.

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