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Bergamo

Pooh, l’ultimo concerto: fa male, ma non si torna indietro

Di Redazione30 Novembre 2016 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Il tastierista bergamasco Roby Facchinetti: 50 anni non si dimenticano

Pooh, l’ultimo concerto: fa male, ma non si torna indietro
Roby Facchinetti

BERGAMO — Un pezzetto di Bergamo entrerà nella storia della musica pop italiana. E’ quello rappresentato da Roby Facchinetti, celeberrimo cantante e tastierista dei Pooh, che il prossimo 30 dicembre a Bologna salirà sul palco con i colleghi per l’ultimo concerto della loro carriera.

Bologna è la città che nel 1966 li ha visti nascere e che ora, a cinquant’anni di distanza, ospiterà il loro ultimo live. Dopo un anno trionfale di celebrazioni e festeggiamenti, i Pooh daranno l’addio definitivo alle scene con un tour che toccherà tutta l’Italia, e si concluderà nel capoluogo emiliano con un live trasmesso in diretta via satellite nei cinema di tutto il Paese.

“Il dolore c’è, ma non si torna indietro – spiega Facchinetti -. Abbiamo promesso che questa reunion sarebbe stato l’ultimo viaggio, e lo sarà. Come mi sento? Comincio a intravedere il famoso porto e la sensazione non è bella, perché 50 anni non si dimenticano, si sente il dolore della chiusura, che ci deve essere”. E cita una frase di Valerio Negrini: “Ho imparato a dirti amore quando ormai c’era da andare”.

Un viaggio importante “che ci ha fatto crescere – ha aggiunto Red Canzian- e forse è una forma di dignità fermarsi quando tutto va benissimo, forse anche qualche sportivo dovrebbe prendere esempio e farlo. Voglio vederla in positivo, riprenderemo in mano la nostra vita. Il dolore c’è, ma ci auguriamo che la nostra musica continui anche dopo di noi”.

“Un viaggio bellissimo con questi quattro ragazzacci – ha aggiunto Riccardo Fogli – e li ringrazio. Il 30 dicembre torneremo dalle nostre mogli, sarà meglio andare a casa e dire loro che tutto può tornare come prima”, scherza il cantante. “Ma noi il 30 dicembre non finiamo -sorride Andrea Rosi di Sony Music- abbiamo un disco e un libro da vendere”.

“Invece che sminuire l’altro, abbiamo sempre cercato di sostenere chi era diverso tra noi, chi la pensava diversamente, e questo senso di unione forse è stato quello che ha formato 50 anni di successo” ha detto Dodi Battaglia. “Nessuno della formazione iniziale è rimasto adesso – ha aggiunto il chitarrista – Quindi mi verrebbe da dire che fare musica con i Pooh è quasi un modus vivendi. Quelli rimasti sono uniti da un fatto di chimica, talento, costanza e da una mentalità di chi confronta l’un l’altro gli entusiasmi e le passioni”.

Per Stefano D’Orazio “non è stato traumatico andarsene dalla band”, perché consapevole di non aver perso gli “amici per sempre”, parafrasando una delle loro più note canzoni. La cosa incredibile è “non sapere cosa si farà nel prossimo futuro, quando sei sempre abituato a sapere sempre quali impegni si hanno per tutto l’anno”. Il Capodanno, ovvero il giorno dopo l’ultimo storico concerto? “In famiglia – dice Riccardo Fogli- ribadisco, sempre che le nostre famiglie ci abbiano aspettato per tutto questo tempo”.

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