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Storia

Bergamo scomparsa: convento e chiesa delle Grazie

Di Redazione30 novembre 2016 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: convento e chiesa delle Grazie
Il chiostro quattrocentesco

Il 27 aprile 1422 San Bernardino fondava a Bergamo il convento e la chiesa di Santa Maria delle Grazie sul terreno ricevuto in donazione dal procuratore cittadino Pietro Ondei di Alzano. L’edificio, che probabilmente inglobava una preesistente chiesetta medioevale, era destinato ad ospitare una comunità di frati Osservanti partecipi di un rinnovato impegno di vita religiosa e desiderosi di un ritorno agli ideali della primitiva comunità francescana.

La collocazione nei pressi dell’attuale Porta Nuova era particolarmente felice. Esterna alle Muraine, permetteva una facile comunicazione con la città chiusa all’interno ma nello stesso tempo si apriva alla relazione con il contado. Poco distante, compreso nella cinta muraria si estendeva il grande spazio pubblico di Prato dove ogni anno alla fine di agosto si allestivano da tempo remoto le botteghe in legno della Fiera, centro commerciale di grande attrattiva sia per la popolazione locale che per i forestieri.

Sicuramente motivo di attenzione anche per San Bernardino che nutriva interesse profondo per l’etica della mercatura. Presso la biblioteca civica di Bergamo sono conservate e recentemente esposte in un’interessantissima mostra raccolte di sermoni sull’argomento. Un manoscritto membranaceo del XV secolo attribuibile al Santo stesso distingue fra l’accumulo di ricchezze come “guadagno inoperoso” e il reddito del “guadagno operoso” frutto di investimenti nella mercatura e nell’industria. Altre opere del patrimonio librario sono le “Istruzioni morali intorno al traffico e all’usura” nonché i “Tractatus eximii de Restitutione” sulle modalità di restituzione di ciò che si è indebitamente sottratto.

La studiosa Maria Mencaroni ha attentamente indagato la struttura originaria del convento che risultava composto di quattro chiostri, due maggiori e due minori. Intorno ad uno di essi, nonché nei bracci della struttura interna si distribuivano l’infermeria, la farmacia, il refettorio e la scuola. Al piano superiore, le celle e i dormitori. A lato una vasta ortaglia dei frati.Verso la fine del XVI secolo la relazione del capitano veneto Giovanni da Lezze contava nel convento 30 frati e lodava la “chiesa bella et monasterio bellissimo in piano con bosco serato, broli et spiciaria fornita”.

La chiesa si arricchiva di opere d’arte di notevole valore. L’imponente polittico di Vincenzo Foppa, portatore di una concezione spaziale moderna e la “Trasfigurazione” del Previtali, oggi entrambi a Brera, ne facevano un autentico polo culturale e artistico. Famiglie di prestigio sociale emergente la sceglievano come sede della propria cappella gentilizia. Così i ricchissimi mercanti Paolo e Zanin Cassotti che ne commissionarono la decorazione a Jacopino de’ Scipioni, pittore locale di notevole popolarità. Gli affreschi staccati, raffiguranti episodi della vita di San Francesco, sono ora in parte conservati nella sacrestia. Lo stesso Scipioni affrescava il presbiterio con le storie della Passione.

La facciata della chiesa, terminata nel 1427, prospettava verso la città e si apriva attraverso un porticato su un ampio sagrato pieno di alberi. In fronte ad essa nel 1628 un’apertura nella cinta muraria facilitava il transito verso il centro cittadino eliminando l’obbligo del lungo percorso attraverso i borghi storici. Era il “portello delle Grazie” dotato di una torretta e percorribile da uomini, animali e veicoli. Un ponte permetteva l’attraversamento del medioevale “fossatum” comunale, il canale Serio.

Nel 1810 il convento fu soppresso e i suoi locali adibiti a una Casa di ricovero e a una Casa dell’industria finalizzate ad ospitare i meno abbienti e a creare loro nuove condizioni di lavoro. Nel 1928 diveniva sede della banca Credito Bergamasco. Rimane un grande chiostro che, nonostante le alterazioni recenti, Luigi Angelini data alla fine del Quattrocento. Lo stesso autore sottolinea la presenza sul lato nord di otto colonne medioevali con capitello a cubo smussato, probabile materiale di recupero della chiesetta originaria inglobata nella costruzione del complesso conventuale.

Sul luogo del “portello delle Grazie” già dal 1838 erano stati realizzati i Propilei dell’attuale Porta Nuova. Nasceva il viale alberato che raccordava il centro della città bassa con porta Sant’Agostino. Verso sud proprio la quattrocentesca chiesa delle Grazie fu giudicata un ostacolo alla realizzazione di un largo percorso rettilineo di collegamento fra il centro e la ferrovia. La chiesa fu demolita. L’attuale in stile neoclassico a pianta centrale fu costruita ex novo nel 1857.
Il sacrificio della chiesa voluta da San Bernardino ha indubbiamente privato la città di una memoria storica e religiosa di grande valore ma ha regalato ai bergamaschi e ai visitatori il viale attualmente intitolato a Papa Giovanni, grande rettifilo funzionale ad indirizzare lo sguardo verso l’incantevole veduta di Città Alta.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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