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Editoriali Politica

Gori guarda alla Regione, la Regione guarda a Bergamo

Di Redazione18 Ottobre 2016 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Il sindaco riceve l'imprimatur di Ambrosoli alla corsa elettorale. Intanto il centrodestra al Pirellone sostiene l'economia bergamasca

Gori guarda alla Regione, la Regione guarda a Bergamo
Palazzo Lombardia, sede del governo regionale

E’ cominciata la campagna elettorale per le Regionali, non c’é che dire. Dopo le apparizioni sulle tv nazionali e i sondaggi che lo danno primo nelle classifiche di gradimento dei sindaci, Giorgio Gori sembra pronto a correre per lo scranno più alto di Palazzo Lombardia.

Nonostante le smentite del sindaco, le mosse mediatiche degli ultimi giorni e quelle istituzionali dei mesi precedenti, dicono che il primo cittadino di Bergamo si sta preparando per il grande salto.

Un’aspirazione legittima, beninteso. Che a Gori fare il sindaco di Bergamo stia un po’ stretto è piuttosto evidente. Il personaggio ha caratura nazionale e ambizioni proporzionate. La parentesi da primo cittadino gli servirà certamente come esperienza amministrativa. Ma siamo convinti che non si fermerà, più di tanto, a Palazzo Frizzoni.

Se Gori sarà davvero il candidato del Pd in Regione lo capiremo dopo il referendum. Qualora Renzi dovesse perdere, sarà costretto al rimpasto. Di conseguenza, il ministro bergamasco Maurizio Martina potrebbe rischiare il posto e spostarsi sulla corsa verso una Regione che, non dimentichiamolo, ha il bilancio di una nazione di media grandezza.

Se con, al fianco o contro Gori è questione tutta interna al Pd. Martina nel partito ha forza pari, se non superiore, al sindaco. Bersaniano doc prima, al fianco di Renzi poi, il giovane ministro è stimato in ambienti parecchio influenti sull’economia bergamasca e non solo. Lo stesso vale per l’ex direttore di Canale 5. Entrambi hanno ricevuto, fra l’altro, l’imprimatur ufficiale di un pezzo da novanta del centrosinistra: il consigliere regionale uscente Umberto Ambrosoli, nuovo presidente di Bpm nella neonata fusione con Banco Popolare.

Il paradosso è che mentre Gori guarda alla Regione, la Regione guarda a Bergamo. Il Pirellone a trazione centrodestra ha infatti messo in campo una serie di iniziative “pesanti” che coinvolgono direttamente la città orobica. Si parte dal piano sicurezza che intende mettere la parola fine ai fenomeni delinquenziali sui treni e nella stazione stessa. Sempre sul versante treni, presto arriveranno sulle tratte bergamasche 4 nuovi convogli che si sommeranno ai Vivalto e compagnia. Poi si passa alla fermata ferroviaria dell’ospedale, i cui lavori dovrebbero essere terminati entro il 2017. E infine, nel dossier consegnato al ministro Delrio, la Regione ha chiesto importanti interventi – si spera risolutivi – sul rondò dell’autostrada. Senza contare la miriade di interventi finanziati in questi ultimi anni, senza i quali buona parte dell’economia bergamasca sarebbe affondata.

Tutte iniziative sulla quali il Comune di Bergamo, pur ben amministrato e con tutto l’impegno, non avrebbe potuto granché. La Regione, con il suo peso politico e istituzionale e le immense risorse finanziarie, è in questo momento fra gli attori principali sulla scena bergamasca. Anche se a Palazzo Lombardia batte bandiera diversa da quella del sindaco.

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