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Storia

Bergamo scomparsa: gli affreschi del Luogo pio

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Bergamo scomparsa: gli affreschi del Luogo pio
Lo stemma della famiglia Colleoni

Abbiamo concluso l’incontro precedente con un ritratto estremamente verosimile di Bartolomeo Colleoni, particolare di un affresco strappato e conservato nella prima sala del Luogo Pio della Pietà. Nella stessa sala sono altri ritratti del condottiero.

In una bacheca un dipinto realizzato da Giovan Battista Moroni di circa cento anni successivo alla morte di Bartolomeo, desunto quindi da modelli precedenti. Forse dallo stesso ritratto da noi già esaminato. Un’immagine rievocativa che però non manca di vitalità nell’intensità dello sguardo, nella descrizione intensa e vigorosa del volto segnato dalle rughe.

Contemporaneo al condottiero invece sulla parete a sinistra dell’entrata un affresco staccato, scoperto nel 1882 sotto l’intonaco di una parete divisoria dell’edificio stesso. Il Colleoni vi appare a cavallo con armatura da parata, la berretta a cupola alla capitanesca, il bastone di comando nella mano destra. Gli studiosi rilevano una derivazione precisa dal monumento equestre al Gattamelata di Donatello, forse suggerito come modello dal Colleoni stesso. L’ipotesi farebbe ipotizzare una datazione negli ultimi anni di vita del condottiero, sicuramente precedente al 1488, anno in cui la Serenissima innalzava al condottiero il famoso monumento equestre oggi visibile in campo San Giovanni e Paolo.

Uno stretto passaggio permette la comunicazione con la seconda sala. Interamente affrescata, accoglieva dopo la morte del Colleoni le riunioni del Consiglio del “Luogo Pio”. E a tale funzione si ispira almeno in parte la decorazione. Sulle pareti sono raffigurate le allegorie di dieci virtù sedute in trono sullo sfondo di un paesaggio alberato. Sulla parete di ingresso a sinistra della porta la Castità raffigurata con giglio e liocorno e nel corrispondente scomparto a destra l’Umiltà con un giogo sulle spalle e un agnello in grembo. Le due virtù di cui dovevano ornarsi le donzelle da marito che aspiravano alla dote? Sulle altre pareti le virtù cardinali e teologali cui si aggiunge la Pace. Probabile omaggio al condottiero e esortazione ai consiglieri che dovevano amministrare l’istituzione.

Accanto alla porta un personaggio in piedi con un libro in mano ha richiamato agli studiosi la figura di Omero nel palazzo ducale di Urbino. Il pittore, di livello piuttosto modesto, ha evidentemente attinto a modelli lontani dalla cultura figurativa lombarda. Riscontri analoghi si possono evidenziare nelle figure degli Apostoli rappresentate nei pennacchi.

Nella lunetta al centro della parete frontale è una Pietà con Cristo nel sarcofago tra la Vergine e San Giovanni. Una fitta martellatura, probabilmente effettuata per rimuovere un intonaco e una dipintura successivi, rende ipotizzabile una sua datazione più antica rispetto al complesso. Nelle altre lunette invece ritratti di profilo di uomini illustri non identificati si alternano a stemmi colleoneschi all’interno di medaglioni circolari.

Presente lo stemma di famiglia, in questo caso due scroti bianchi su fondo rosso nella parte superiore e uno scroto rosso su fondo bianco nella parte inferiore. L’abbiamo già esaminato in un incontro precedente e abbiamo visto che non ha alcun riscontro con presunte anomalie fisiche del condottiero. Il Colleoni lo esibiva senza alcun disagio anche nelle dimore di Brescia e di Malpaga. Il grido di battaglia dei suoi soldati suonava come “Coglia! Coglia!”.

Raffigurato in un’altra lunetta lo stemma familiare si orna di gigli d’oro in campo azzurro, privilegio accordato al condottiero da Carlo d’Angiò nel 1469 con la concessione di aggiungere al cognome Colleoni quello dei d’Angiò (de Andegavia). Con quel fregio di gigli il Colleoni entrava a far parte del grande casato francese.

Presente anche un terzo stemma colleonesco. Due teste di leone gialle con le bocche spalancate sono unite da due sottili bande bianche o argentate su fondo rosso. Era lo stemma aragonese che si dice fu concesso al condottiero dalla regina Giovanna d’Aragona a conclusione di una relazione sentimentale. Ma in questo caso in ciascuna delle due metà dello stemma è inserito uno scroto bianco, ad unificare lo stemma aragonese con quello familiare. La composizione costituiva l’insegna dell’esercito del condottiero che lo ostentava anche sull’armatura e sull’elmo.

Ossequio al fondatore dell’Istituzione ed ammonimenti a coloro che dovevano amministrarla quindi nella saletta. Dalla volta il busto dell’Eterno benedicente circondato da un sole radiato,purtroppo entrambi condizionati da una pesante ridipintura ottocentesca, vigilava sulle decisioni degli amministratori riuniti in consiglio.

Il “Luogo Pio della Pietà” è una delle più antiche istituzioni caritative europee ancora in essere. Indirizza la propria attività oltre che nella promozione della conoscenza della figura del Colleoni in iniziative finalizzate al sostegno di persone bisognose. Nel 1975 infatti l’istituto della dote è stato abolito dal diritto di famiglia.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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